28 aprile 2017
Aggiornato 21:30
La decisione della Corte suprema che fa discutere

Parola d'ordine bloccare la Brexit: Theresa May dovrà ottenere il sì del Parlamento

La Corte suprema britannica ha deliberato che il governo, guidato da Theresa May, dovrà ottenere il nulla osta del Parlamento per far scattare l'articolo 50 che, di fatto, segnerà l'avvio dell'uscita del Regno unito dall'Unione europea

LONDRA - La Corte suprema britannica ha deliberato sulla Brexit e non è difficile prevedere che la decisione scatenerà feroci polemiche. Una maggioranza di otto giudici contro tre infatti ha stabilito che il governo, guidato da Theresa May, dovrà ottenere il nulla osta del Parlamento per far scattare l'articolo 50 che, di fatto, segnerà l'avvio dell'uscita del Regno unito dall'Unione europea. Mettendo la sordina, o la museruola secondo i critici più estremi, al voto del referendum popolare svoltosi il 23 giugno 2016 che aveva deciso in favore dell'abbandono.

Bocciato il ricorso dell'esecutivo
Il verdetto è stato letto dal giudice Lord David Neuberger e boccia il ricorso dell'esecutivo contro la sentenza di novembre da parte dell'Alta Corte che aveva stabilito la necessità di un'approvazione del Parlamento prima di poter attivare l'articolo 50 che dà formalmente inizio al processo di uscita dall'Unione europea. Lo stesso Neuberger, per spegnere sul nascere le contestazioni, ha dichiarato che la decisione della Corte suprema non ha nulla a che vedere con la scelta di lasciare l'Europa e con il calendario con cui procedere. "Oggi, con una maggioranza di otto a tre, la Corte suprema stabilisce che il governo non può attivare l'Articolo 50 senza una legge del Parlamento che lo autorizzi a farlo", ha scandito Neuberger.

Nessun obbligo di consultare la Scozia
I giudici hanno pure deliberato che il governo britannico non ha l'obbligo legale di consultare i parlamenti di Scozia, Irlanda del Nord e Galles prima di avviare i negoziati sulla Brexit. Il che ha, di fatto, rimosso quello che avrebbe potuto essere un altro grosso ostacolo all'uscita dall'Unione europea.