26 maggio 2017
Aggiornato 22:30
Propaganda e pericoli reali

Dagli hacker alle interferenze russe sul voto italiano. La Russia è il nemico perfetto che tiene insieme l'occidente liquefatto

L'attacco degli hacker al mondo arriva da settori collegati con la Russia, scrive il Telegraph, prontamente ripreso dai media italiani. Prove? Nessuna. Le elezioni italiane subiranno interferenze russe, dicono Obama e Renzi. Prove? Nessuna.

LONDRA - I sospetti non potevano che ricadere sui russi. La vicenda dell’attacco hacker che ha colpito novantanove paesi in tutti il mondo ha degli aspetti stravaganti, ma uno su tutti conferma che probabilmente ci troviamo di fronte ad una situazione meno drammatica di quanto si voglia far passare attraverso i mezzi di comunicazione globali: sono stati gli hacker russi. La paranoia anti-russa sta assumendo forme croniche con tendenze ossessivo-compulsive che necessiterebbero un approccio clinico psichiatrico più che politico culturale. Gli hacker globali più pericolosi della storia avrebbero compiuto il maggiormente odioso, e simbolico, dei ricatti, sequestrando interi ospedali e quindi mettendo sotto scacco la salute di centinaia di migliaia di pazienti già sofferenti, in particolar modo in Gran Bretagna. A livello simbolico nulla di peggiore. Il tutto per ottenere un riscatto in bitcoin pari a trecento dollari, a computer par di capire. Quale esito abbia avuto questo attacco, in termini di denaro sottratto, nessuno lo spiega con esattezza. Anzi, per la verità nessuno ne parla nemmeno in termini generali. Ma tant'è. 

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Mille pc del ministero sotto attacco?
In Russia, circa mille computer del ministero dell'Interno sono stati interessati dall'attacco. La portavoce del ministero ha precisato che i server governativi non sono rimasti coinvolti. Pyotr Lidov, portavoce d'operatore di telefonia Megafon, ha precisato che gli attacchi hanno bloccato i computer della compagnia in Russia. La Banca centrale di Mosca è stata vittima dell’attacco informatico, ma in una dichiarazione ha affermato che sistema bancario del Paese "non è stato compromesso ma ha subito conseguenze pesanti e che si sta attualmente monitorando una massiccia distribuzione di software pernicioso di primo e secondo tipo». Gli hacker hanno quindi tentato, pare senza successo ma provocando danni, di far collassare il sistema bancario russo indirizzando i loro sforzi anche contro la più importante banca di sistema russa, Sberbank, la quale ha dovuto ammettere che c'è stato un tentativo di penetrazione nei suoi sistemi ma che le misure di difesa lo hanno impedito e che non c'è stata alcuna violazione dei dati. Nikita Odintsov, un alto funzionario del ministero della Salute, ha affermato via Twitter che è stato "rapidamente neutralizzato" un tentativo di intrusione informatica nel sistema sanitario. La stessa cosa ha affermato il ministero delle Emergenze. Colpite anche le metropolitane, le quali hanno informato di aver "localizzato" un attacco informatico, senza aggiungere dettagli ma assicurando che il trasporto di passeggeri e mezzi continua a svolgersi normalmente.

Chi? Gli ormai "celebri" hacker russi
Nonostante questi accadimenti, nonostante non ci siano prove che riescano ad inquadrare una precisa origine dell’attacco, non pochi commentatori hanno insinuato che dietro l’operazione vi sarebbe la Russia di Putin. Un atteggiamento sconcertante. Ovviamente si può sospettare che le denunce provenienti dalla Russia, che in linea teorica dovrebbero porre il paese sul piano della vittima e non del carnefice, siano derubricabili a manovre fuorvianti, e che quindi Mosca giochi uno spudorato bluff. Molte cose possono essere, ma una solamente è certa: l’isteria russofobica che sta colpendo l’occidente. La reazione pavloviana nasce da un articolo del quotidiano Telegraph, secondo cui potrebbe essere stato un gruppo di hacker con collegamenti con la Russia – la locuzione «collegamenti con la Russia» significa tutto e nulla -  il motore all’origine dell’attacco hacker. Un gruppo che rubò il virus agli 007 americani all’indomani del raid aereo statunitense in Siria, forse come rappresaglia per il bombardamento ordinato dal presidente Donald Trump nella base aerea siriana. E quindi, par di capire, ci troveremmo di fronte ad uno sgangherato attacco informatico ordito dagli ormai celebri hacker russi, di cui ancora si ignora tutto, mossi da non chiare vendette geopolitiche.

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Anche in Italia stanno arrivando gli hacker russi
L’occidente che rifiuta di ragionare sulla gravità letale della crisi che lo sta abbattendo si rifugia nel comodo simbolo del nemico alle porte. Non è una novità storica. Purtroppo però questo è il classico passo che precede la fine degli imperi dai piedi d'argilla: trovare all'esterno le ragioni del proprio disfacimento. E’ valso per la Francia che ha votato in massa il Front National di Marine Le Pen, e prima ancora per il bislacco Donald Trump. Il nemico è sempre la Russia, il mondo lontano e nemico che si incarna in uomo enigmatico di cui si conosce solo una cosa: egli rappresenta il male e la barbarie. Ora è il turno dell'Italia, e quindi i mezzi di comunicazione di massa ci erudiscono sulla minaccia prossima ventura che colpirà il nostro paese: le interferenze russe nelle prossime elezioni politiche. Niente meno. Ne hanno parlato l’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e il segretario del Partito Democratico, già primo ministro, Matteo Renzi. I due avrebbero convenuto che la Russia interferisce, sempre attraverso i famosi hacker, sulla vita dei paesi occidentali. Come? Obama e Renzi hanno discusso, subito dopo la pensosa riflessione sui russi, della crescita del M5s in Italia. Non è necessario avere la mente matematica di Einstein per comprendere il risultato dell’equazione proposta dai due ex capi di governo.

Cecità
Così, nel giro di due giorni, la Russia di Putin è stata oggetto di due attacchi privi di materialità: il primo sugli hacker globali, il secondo sulle elezioni italiane che la vedrebbero impegnatissima a far vincere il M5s.  Non è ancora chiaro quale pericoli rappresenti Putin per l’occidente. Ma, molto probabilmente, chi manipola la percezione pubblica degli occidentali sa che quest’uomo non rappresenta alcun pericolo, ma anzi sa che rappresenta una preziosa opportunità. Nulla riesce a serrare le fila di una comunità spaventata da una perdurante crisi economica, e valoriale - che sta stracciando il tessuto umano di intere comunità – come un nemico alle porte. Qualcuno che rappresenti, in un futuro non remoto, un pericolo ancora più grande rispetto al disastroso presente. Qualcuno che faccia sorgere spettri lontani, paure ataviche, che ricompattino l'opinione pubblica intorno alla propria appartenenza ancestrale. Se non ci fosse Putin ci sarebbe qualcun altro, ma lui in ogni caso è perfetto. Ciechi di fronte alla nostra autodistruzione, continuiamo ad ascoltare favole rassicuranti, dove potenti barbari vogliono trasformare la nostra società perfetta, paradisiaca, con qualche trascurabile difetto legato ad una passeggera diseguaglianza che presto passerà. L’isteria anti russa, la fobia verso un nemico debole, che ancora si trascina dopo una caduta rovinosa e storica, in fondo non costa nulla perché non si rischia nulla. 

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