26 maggio 2017
Aggiornato 22:30
Esclusiva Diario

Il documento shock sull'Isis degli 007 italiani che in Italia non è mai arrivato

Grazie al Guardian noi del Diario siamo i primi ad essere venuti a conoscenza di un documento dell'intelligence italiana, secondo cui alcuni miliziani dell'Isis sarebbero giunti in Europa attraverso un programma destinato all'assistenza di soldati libici feriti

LONDRA - Miliziani dell'Isis travestiti da soldati libici feriti, infiltratisi in Europa tramite programmi di assistenza medica destinati agli uomini dell'esercito governativo. No: non è un film, è quello che credono gli investigatori italiani secondo quanto emerge da un documento della nostra intelligence esaminato dal quotidiano inglese Guardian. Una vicenda di cui incredibilmente nessuno nel nostro Paese ha ancora parlato, in un periodo in cui, al timore che le rotte migratorie che approdano in Italia possano essere sfruttate anche da terroristi e malintenzionati, si aggiungono le polemiche in merito ai presunti contatti intrattenuti dai trafficanti di esseri umani con le Ong che salvano vite nel Mediterraneo.

Una vicenda inquietante
Qui, però, si sta parlando di qualcosa di diverso, e, se possibile, ancora più inquietante. Perché il documento dei servizi italiani di cui è venuto in possesso il Guardian rivelerebbe una complessa rete tramite la quale, dal 2015 a oggi, miliziani dell’Isis e adepti della jihad si sarebbero infiltrati in Europa con passaporti falsi, fingendosi soldati libici feriti, in modo da avere legalmente accesso a cliniche ospedaliere e poi, una volta dimessi, da potersi muoversi liberamente nel Vecchio Continente.

Il progetto di assistenza per soldati libici feriti
Nel mirino dell'intelligence, dunque, un progetto sanitario organizzato dall'Occidente che assicura la cura e la riabilitazione dei soldati governativi feriti. Un progetto che però, secondo i nostri 007, verrebbe gestito «in modo dubbio e ambiguo», nonostante la supervisione sia affidata direttamente al Governo libico riconosciuto dall'Onu. Governo che però, come ben sappiamo, non ha ancora i poteri e il riconoscimento necessari per avere il pieno controllo del territorio, dove scorrazzano indisturbati miliziani nemici e jihadisti dell'Isis. Così, da Tripoli sarebbero partiti finanziamenti che sarebbero arrivati direttamente nelle tasche dei terroristi, scambiati dall'autorità centrale per propri soldati.

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Passaporti falsi
I servizi italiani sono dunque convinti che un numero imprecisato di guerrieri di Daesh si siano infiltrati nel programma, chiamato «Comitato Assistenza Feriti Libici», e abbiano così ottenuto passaporti speciali per ricevere in Europa cure sanitarie.Secondo il documento visionato dal Guardian, tutto iniziò all'inizio del 2016, quando l’Isis prese il controllo dell’ufficio passaporti di Sirte e rubò 2.000 documenti in bianco. E che lo Stato islamico sia perfettamente in grado di produrre passaporti falsi non è decisamente una novità: secondo il governo francese, l’Isis avrebbe sviluppato capacità sufficienti da produrre in proprio almeno 200 documenti falsi.

Oltre alla Turchia, l'Europa
La maggior parte degli infiltrati proverrebbe dall’area libica di Fataeh, dove, secondo il documento visionato dal quotidiano inglese, «si nascondono numerosi militanti dello Stato Islamico». Da lì, gli uomini dell'Isis verrebbero inviati più spesso verso ospedali turchi, talvolta anche in Europa. Le mete principali nel Vecchio Continente sarebbero Romania, Serbia, Bosnia, ma qualcuno avrebbe raggiunto anche la Francia, la Germania e la Svizzera. Rodolfo Bucci, medico italiano a cui si fa riferimento nel documento, ha confermato al Guardian di essere stato contattato da un individuo identificato nel documento stesso come parte di questa rete criminale. «Sono stato contattato da alcuni uomini per coordinare i trattamenti medici in quanto specialista europeo nella terapia del trattamento del dolore. Ma poi non so cosa sia successo. Non so se il programma sia stato interrotto», ha testimoniato.

La posizione ambigua del Governo libico
Al di là delle difficoltà oggettive, da parte delle autorità libiche, di supervisionare chi effettivamente ha accesso al programma, il report dell'intelligence evidenzia però come la posizione del Governo di Tripoli sia «altamente ambigua», perché, sebbene esso non paghi direttamente le cure mediche ai miliziani dell’Isis, ha «ufficialmente facilitato l’uscita dal territorio libico di elementi del MSTB, un gruppo nel quale sono direttamente coinvolti miliziani islamici collegati a Daesh [Isis]». E che qualcosa, in questo programma di assistenza, non funzioni lo dimostra anche il fatto che diversi documenti ospedalieri che dovrebbero giustificare l'uscita dei libici dal Paese in realtà riportino solo dettagli molto superficiali delle ferite, o addirittura evitino di farlo. 

Attenti alla Libia
Una vicenda che ha dell'incredibile, tanto più che oggi la Libia è considerata la polveriera più pericolosa n termini di spostamenti dei guerriglieri dell'Isis. Petter Nesser, ricercatore del gruppo antiterrorismo FFI in Norvegia interpellato dal Guardian, ha spiegato: «C’era la sensazione che avremmo visto sempre più combattenti fuoriuscire dalla Libia e, dopo un po’ di tempo, questa sensazione si è materializzata. Molte delle operazioni dell’Isis in Europa erano legate alla Siria, ma recentemente stiamo assistendo sempre più a operazioni collegate alla Libia». E ha aggiunto: «Sappiamo che Daesh sta coordinando l’infiltrazione di un numero crescente di agenti e combattenti dalla Libia. L’attentatore di Berlino aveva legami con militanti libici e anche Abdelhamid Abaaoud, il capobanda degli attacchi a Parigi, aveva legami con agenti dell’Isis in Libia».