26 maggio 2017
Aggiornato 22:30
Ci sono state vittime civili?

Afghanistan, sugli effetti collaterali della «super-bomba» di Trump nessuno sa e nessuno chiede

La versione ufficiale è che non ci siano state vittime civili, oltre ai 99 jihadisti uccisi; ma l'area è off limits a militari afghani e giornalisti. E non si sa come sia stato possibile identificare gli uccisi, una volta dilaniati dagli effetti della bomba

Il presidente Usa Donald Trump. (© EPA/JIM LO SCALZO)

KABUL - Sebbene la «super-bomba» sganciata da Donald Trump nel nord dell'Afghanistan, al confine con il Pakistan, abbia rappresentato una mossa quasi rivoluzionaria per la politica estera statunitense degli ultimi anni, la vicenda è stata trattata piuttosto superficialmente dalla stampa internazionale. Non che non abbia avuto risonanza: un evento del genere, inutile dirlo, non sarebbe potuto passare sotto silenzio. Eppure, l'impressione è che, mentre il mondo era in altre faccende affaccendato (prevalentemente sul teatro siriano), la stampa abbia «dimenticato» di interrogarsi su tutte le implicazioni di quanto accaduto. 

Sulla madre di tutte le bombe, scarso approfondimento
Dal punto di vista prettamente politico, le analisi non sono mancate. Si è detto che Donald Trump abbia voluto segnare un evidente cambio di passo rispetto alla precedente amministrazione, che proprio in Afghanistan ha visto uno dei teatri principali del proprio fallimento; si è detto che abbia voluto mandare un messaggio indiretto ai suoi nemici, sferrando, peraltro, un duro colpo militare e simbolico allo Stato islamico, che troppo a lungo l'Occidente ha lasciato sviluppare. Non si è parlato, però, dell'effetto «reale», «concreto», dell'uso di quella bomba. Che, lo ricordiamo, viene definita la «madre di tutte le bombe». Il suo nome tecnico è  GBU-43/B Massive Ordnance Air Blast, e costituisce la bomba non nucleare più potente di tutte. Una bomba in grado di perforare cemento armato sino a 100 metri di profondità, e capace di uccidere un uomo con il solo spostamento d’aria da essa causato.

Morti solo jihadisti?
Mentre tutto il mondo si indigna per le presunte armi chimiche usate da Assad, com'è possibile che nessuno si chieda quali conseguenze abbia avuto quell'ordigno? E' possibile che un'arma tanto potente non abbia causato morti «collaterali», se non quelle di 99 miliziani dello Stato islamico? La versione ufficiale data in pasto ai giornali è proprio questa: l'operazione, cioè, sarebbe stata mirata, e l'unica famiglia che abitava nell'area della missione era stata preventivamente avvertita e fatta allontanare. Le uniche vittime, insomma, sarebbero state alcuni jihadisti dell'Isis, nascosti nella rete di cunicoli finanziati dalla Cia per i mujhaiddin ai tempi dell'invasione sovietica. Ma è davvero tutto qui?

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L'area colpita off limits per gli afghani e i giornalisti
Può darsi; ma qualche dubbio resta. Ci si potrebbe chiedere, infatti, come le vittime dell'attacco siano state così facilmente identificate come miliziani dell'Isis, dopo essere state letteralmente sventrate dalla potenza inaudita di quell'ordigno. Anche perché, come nota l'emittente locale ToloNews, il bilancio dell'operazione è off limits per gli afghani, e disponibile solo alle Forze americane. Il giornalista Karim Amini ha infatti sottolineato che le forze di sicurezza locali non sono state autorizzate ad esaminare l'area oggetto dell'esplosione della MOAB. Nessuno si può avvicinare: né i militari afghani, né tantomeno i giornalisti. Ufficialmente, un'operazione è ancora in corso per «eliminare del tutto» il nemico.

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Tanti dubbi
Nemico che, a quanto pare, non sarebbe stato completamente sradicato, nonostante la potenza dell'operazione. Secondo Amini, lo Stato Islamico sarebbe ancora attivo in quel territorio, e addirittura sparerebbe razzi sull'esercito afghano, a cui l'esame dell'area colpita dalla MOAB è peraltro stato interdetto. La situazione, insomma, è ben lontana dall'essere chiara e trasparente. Ci sono state vittime collaterali? Pare di no; ma la verità è che non lo si saprà mai. Anche perché lo stesso giornalista di ToloNews ha raccolto le parole di un membro del Consiglio provinciale, da cui emerge qualche elemento sospetto: l'ufficiale ha infatti spiegato che dovrebbe esserci libero accesso alle organizzazioni umanitarie per consentire alle popolazioni sfollate di far ritorno nei loro villaggi, ma non è chiaro se quelle persone siano sfollate a causa dello Stato islamico, o per effetto della guerra e in particolare della bomba.

La dubbia intelligenza delle bombe intelligenti insegna
Qualche ulteriore dubbio ce lo mette la storia, che insegna come le cosiddette «bombe intelligenti» non siano, in realtà, così affidabili come si vorrebbe. Non a caso le vittime civili del conflitto afghano sono addirittura in aumento dal 2009 a questa parte, e non mancano episodi in cui solo in seconda battuta si scoprì che alcune delle vittime erano «civili» e non «nemici». Come nell'ottobre 2016, quando un drone piombò sul villaggio di Shadal Bazar, uccidendo almeno 15 persone. Persone che, inizialmente, le autorità locali bollarono come islamisti, ma che l'Onu riconobbe come civili – tra cui, anche, donne e bambini –.