27 aprile 2017
Aggiornato 16:30
Contro l'ingerenza dell'Islam

Islam e immigrazione, Marine Le Pen contro Bergoglio mette la laicité (e il Vangelo) avanti

Prima che Papa Francesco entri a gamba tesa anche nella sfida delle Presidenziali d'Oltralpe, dopo averlo già fatto abbondantemente con Trump, è meglio mettere la francesissima laicità, ossia le mani, avanti

Marine Le Pen contro Papa Francesco (© ANSA)

PARIGI - Il ragionamento di Marine Le Pen con ogni probabilità è stato il seguente: prima che Papa Bergoglio entri a gamba tesa anche nella sfida delle Presidenziali d'Oltralpe, dopo averlo già fatto abbondantemente con Donald Trump, è meglio mettere la francesissima «laicità», ossia le mani, avanti. E allora sì che si confessa «estremamente credente», ma allo stesso tempo spiega di essere «arrabbiata con la Chiesa». Con un'intervista rilasciata al quotidiano La Croix – foglio vicino alla numerosa comunità cattolico-tradizionalista francese - la candidata del Front National si è allineata, apertis verbis, alla stessa lunghezza d'onda che ha contraddistinto il rapporto tra il neopresidente Usa e la Santa Sede.

Sulla scia di Trump
«Bacchettato» dal Santo Padre proprio sul tema dei migranti - rispetto al quale quest'ultimo ha ribattuto come «nei momenti di crisi non funzionano muri e fili» citando oltretutto come primo prodotto del populismo addirittura l'avvento al potere di Adolf Hitler – Trump ha replicato agli attacchi d'Oltretevere tirando dritto sulle posizioni che riguardano il muro anti-immigrati in Messico, firmando gli atti sulla stretta ai Paesi dove covano le cellule islamiste e rafforzando i contatti con la fronda tradizionalista critica contro Bergoglio guidata dal cardinale Raymond Burke.

A Cesare quel che è di Cesare
La strategia di Marine Le Pen? È stata quella di replicare al Vaticano prima di tutto con una citazione evangelica: «Lasciamo a Dio quel che è di Dio, e a Cesare quello che è di Cesare – ha spiegato -. Penso che la Chiesa si immischi di tutto salvo delle cose che le competono: la Conferenza Episcopale francese si interessa a volte di cose che non la riguardano, in particolare dando delle indicazioni politiche, non credo che le religioni debbano dire ai francesi chi votare». La laicité, del resto, è una costante «identitaria» per la narrazione della candidata all'Eliseo che parla sì storicamente alla Francia profonda della grande campagna vandeana ma, nella veste di frontista 2.0, anche alla Francia istituzionale e repubblicana che abilmente ha modulato in chiave anti-immigrazione.

La carità? Valore individuale
Non è un caso che la garbata ma risoluta presa di distanza dal Vaticano da parte della figlia di Jean-Marie proceda proprio sul tema della crisi dei migranti: «Che faccia appello alla carità – ha affermato Le Pen a proposito della posizione di Bergoglio -, all'accoglienza dell'altro, dello straniero non mi pare affatto strano ma la carità non può che essere individuale. Che pretenda che gli Stati non mettano delle condizioni all'accoglienza di una immigrazione massiccia costituisce secondo me una questione politica e anche un'ingerenza, dal momento che è anche un capo di Stato». Detto ciò, se fosse eletta, non avrebbe problemi ad invitare Francesco a Parigi: «Lo farei con piacere», ma senza entrate esterne sui temi considerati centrali dalla madrina dei sovranisti europei.

Contro l'ingerenza dell'Islam
La replica al Papa, del resto, è in linea con un approccio sostanziale alla laicità dimostrato da Marine poche settimane prima con «gran rifiuto» di indossare il velo durante la sua visita ufficiale a Beirut per l'incontro previsto con il Gran Mufti del Libano: «La più alta autorità sunnita del mondo – spiegava a proposito della visita avvenuta qualche anno prima con l'imam di Al-Azhar al Cairo - non aveva avuto la stessa pretesa... Vi prego di trasmettere i miei ossequi al gran Mufti, il velo non lo indosso». Se il «no» alle pressioni vaticane all'accoglienza si spiega allora come una critica a un papato considerato trasbordante e «politico» sul tema immigrazione, quello rivolto al Gran Mufti si inquadra in quel populismo patrimoniale – perché anche lo stile di vita francese è considerato un patrimonio messo a rischio dall'ingerenza islamista – che la candidata del Fn è pronta a difendere vietando, in caso di vittoria, i simboli religiosi negli spazi pubblici: «La religione musulmana è arrivata in forze nel nostro paese e l’Islam radicale ha cominciato ad esercitare pressioni attraverso il velo». Cavallo di Troia, questo, dell'ingresso di quella che Houellebecq chiama «sottomissione» e che procede, a suo avviso, proprio come «rottura profonda della nostra idea di laicità».