27 maggio 2017
Aggiornato 11:30
Trump: un'altra operazione di successo

Trump bombarda l'Afghanistan in cerca dell'Isis sganciando la «madre di tutte le bombe»

Per la prima volta nella storia, la più potente bomba non nucleare mai costruita. L'ordigno è esploso nel distretto di Achin, provincia afgana di Nangarhar, vicino al confine con il Pakistan

KABUL - La chiamano «madre di tutte le bombe», e Trump l'ha sganciata, poche ore fa. Per la prima volta nella storia americana, la più potente bomba non nucleare mai costruita. L'ordigno è esploso nel distretto di Achin, provincia afgana di Nangarhar, vicino al confine con il Pakistan, con un obiettivo chiaro: un sistema di tunnel dell'Isis, che stando a quanto affermato dal portavoce della Casa Bianca Sean Spicer permettevano ai miliziani dello Stato Islamico di muoversi liberamente e attaccare le forze americane e afghane. La stessa provincia in cui lo scorso weekend un soldato delle forze speciali americane era rimasto ucciso durante un'operazione contro i jihadisti. Secondo Cnn, a firmare l'autorizzazione per l'uso dell'ordigno è stato il comandante delle forze americane in Afghanistan, il generale John Nicholson. Gli Usa ritengono che nel Paese dei papaveri siano attivi tra i 600 e gli 800 combattenti dello Stato Islamico, concentrati soprattutto in quell'area.

«Abbiamo ridotto al minimo i danni collaterali»
Secondo la versione ufficiale fornita, l'azione rientra nelle "misure in corso per sconfiggere l'Isis in Afghanistan nel 2017", sedicesimo anno della guerra condotta da Washington nel Paese. Il raid sarebbe stato «organizzato in modo da ridurre al minimo vittime civili e danni collaterali e per massimizzare l'eliminazione dei combattenti dell'Isis e delle loro strutture». Nella sua nota, il generale Nicholson definisce "questo genere di armamento ideale per ridurre questo genere di ostacoli - tunnel e bunker - e mantenere lo slancio nella nostra offensiva contro l'Isis». Il presidente Donald Trump ha assicurato di aver dato "totale autorizzazione» e ha espresso tutta la sua soddisfazione con i giornalisti: "Un'altra missione di successo, sono molto orgoglioso dei nostri militari".

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La bomba Moab, la madre di tutte le bombe

La bomba Moab, la madre di tutte le bombe (© AFP)

Un avvertimento alla Corea?
La cosiddetta Moab (Massive Ordnance Air Blast) fu sviluppata per gli Stati Uniti da tale Albert L. Weimorts Jr, capo ingegnere presso il laboratorio della direzione armamenti della base "Englin" dell'Air Force a Valparaiso, Florida, che prima di morire testò ben due volte l'arma: la prima l'11 marzo del 2003, la seconda nel novembre dello stesso anno. Fino ad oggi si sapeva solo che erano stati prodotti 15 esemplari per la seconda Guerra del Golfo presso il McAlester Army Ammunition Plant. Difficile immaginare che la bomba sia stata sganciata solo per contrastare i ribelli locali: piuttosto, è plausibile sia stata utilizzata per neutralizzare posizioni ben protette, andando ad affiancare il lavoro delle cosiddette «bunker buster», potenti ordigni in grado di penetrare nel terreno, nella roccia e addirittura nel cemento. All'esplicita domanda dei giornalisti che chiedevano se la bomba, oltre a colpire l'Isis, rappresenti anche un avvertimento alla Corea del Nord nel caso in cui Pyongyang prosegua la sua corsa ad armarsi col nucleare, Trump ha risposto secco: "Non fa differenza. La Corea del Nord è un problema di cui ci occuperemo".

Il distretto di Achin, provincia afgana di Nangarhar, vicino al confine con il Pakistan, in cui è stata sganciata la bomba Usa

Il distretto di Achin, provincia afgana di Nangarhar, vicino al confine con il Pakistan, in cui è stata sganciata la bomba Usa (© AFP)

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Afghanistan nuova vecchia terra di scontro tra Usa e Russia
L'Afghanistan è senz'altro terra che fa gola a molti. Anche ai russi, che se ne andarono dal Paese a testa bassa molti anni fa. Quando i sovietici si ritirarono dal Paese, rinunciarono di fatto alla propria influenza sull'Asia centrale, regione ricchissima di giacimenti petroliferi. Regione che ad oggi è ancora occupata da truppe Nato, e le cui strategiche basi aeree sono nelle mani degli Stati Uniti. Ma oggi c'è un elemento in più: lo Stato islamico sta guadagnando terreno anche lì, e le nuove vecchie rotte del narcotraffico stanno inondando di droga la Russia. Quindi non è così difficile intuire che l'Afghanistan possa porsi, ancora una volta, come terreno di scontro tra le due ex superpotenze ai tempi della Guerra Fredda, Stati Uniti e Russia appunto. Mosca vuole riuscire là dove l'Occidente ha fallito: riuscire a pacificare il Paese. Ma così il Pentagono non può che avere gioco facile a sostenere che Putin stia minando la stabilità del governo di Kabul offrendo ai talebani legittimazione internazionale (oltre che armi per la guerriglia), con il pretesto del loro impegno sul campo contro l'Isis.