28 aprile 2017
Aggiornato 18:00
Secondo Kern Vienna ha già accolto 2.000 migranti

Immigrazione, l'Est europeo «dichiara guerra» all'Ue

Il braccio di ferro sull'immigrazione nell'Unione europea non accenna a placarsi. Austria, ma anche Ungheria e Paesi del gruppo Visegraad: tanti contestano le politiche dell'Ue

Immigrati in Austria. (© EPA / HERBERT P. OCZERET)

BRUXELLES - Il braccio di ferro sull'immigrazione nell'Unione europea non accenna a placarsi. L'Austria ha chiesto all'Unione europea di essere esentata dal programma di ricollocamento dei migranti. Lo ha annunciato oggi il premier Christian Kern, al termine del Consiglio dei ministri, precisando di voler scrivere presto una lettera a Bruxelles per chiedere la comprensione dell'Ue riguardo alla posizione dell'Austria.

Redistribuzione
Come ricorda la tv austriaca Olf, il piano di redistribuzione nei paesi Ue di 160.000 richiedenti asilo giunti in Italia e in Grecia dal settembre 2015 prevede che Vienna accolga quasi 2.000 persone. Kern ha spiegato oggi che l'Austria ha già accolto quasi lo stesso numero di migranti, giunti illegalmente nel Paese.

Ue: nessun Paese può tirarsi indietro
Dalla Commissione europea di Bruxelles è arrivata immediatamente la risposta a Vienna e alla sua richiesta di deroga della relocation da Italia e Grecia. Una portavoce della Commissione Ue, nel riconoscere che l'Austria negli anni pasasti «ha accolto un gran numero di profughi» ha affermato: «Ora ci attendiamo che l'Austria traduca in pratica i suoi obblighi nel quadro dei ricollocamenti», riporta il sito di Oe24. Nessun Paese puo tirarsi indietro, in caso contrario ne subirebbe le conseguenze.

Una lettera a Bruxelles
Il premier Christian Kern, al termine del consiglio dei ministri di oggi, ha precisato di voler scrivere presto una lettera a Bruxelles per chiedere la comprensione dell'Ue riguardo alla posizione dell'Austria. Come ricorda la tv austriaca Orf, il piano di redistribuzione nei paesi Ue di 160.000 richiedenti asilo giunti in Italia e in Grecia dal settembre 2015 prevede che Vienna accolga quasi 2.000 persone. Kern ha spiegato oggi che l'Austria ha già accolto quasi lo stesso numero di migranti, giunti illegalmente nel Paese.

La risposta dell'Ue
L'Ue, quindi, ha risposto picche alla richiesta dell'Austria, in particolar modo perché quello sui ricollocamenti non è un «accordo», ma una decisione del Consiglio Ue giuridicamente vincolante per tutti gli Stati membri. «La nostra posizione è che gli Stati membri devono attuare i loro obblighi relativi ai ricollocamenti», ha osservato la portavoce Bertaud, sottolineando che «la politica Ue sull'immigrazione e l'asilo è basata sulla solidarietà, e i ricollocamenti ne sono un elemento molto essenziale».

Eccezione scaduta
«È vero - ha riconosciuto - che l'Austria aveva già accolto molto rifugiati negli anni recenti, e questo è stato riconosciuto con la concessione a Vienna di una esenzione temporanea dalla decisione sui ricollocamenti. Ma quella eccezione - ha continuato Bertaud - è ora scaduta (dall'11 marzo scorso, ndr) e ci aspettiamo adesso dall'Austria che ottemperi al proprio obbligo giuridico, secondo la decisione del Consiglio, attuando i ricollocamenti». «Nessun paese - ha avvertito Bertaud - può ritirarsi unilateralmente da una decisione giuridicamente vincolante del Consiglio; può solo farlo agendo al di fuori della legge. Questo - ha concluso - sarebbe per noi increscioso, e non senza conseguenze».

L'iniziativa del gruppo di Visegraad
Ma non è solo l'Austria che ha polemizzato con l'Ue sul dossier migratorio. I capi dei governi dei Paesi del gruppo di Visegraad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia) hanno denunciato «il ricatto» e «il diktat» dell'Europa nei loro confronti in materia di politica migratoria comune. Riuniti a Varsavia, i premier dei quattro paesi che rifiutano le cosiddette «quote» obbligatorie di ripartizione dei migranti che approdano in Ue essenzialmente attraverso l'Italia e la Grecia, hanno fermamente respinto l'idea di condizionare la distribuzione dei fondi europei all'adesione alla politica migratoria comune.

Cattiva idea collegare migranti ai fondi dovuti dall'Ue
«L'idea di collegare alla politica migratoria i fondi che ci sono dovuti da parte dell'Ue è una cattiva idea», ha detto il premier ungherese Viktor Orban durante una conferenza stampa con gli omologhi ceco Bohuslav Sobotka, lo slovacco Robert Fico e la polacca Beata Szydlo. «Il gruppo di Visegrad, Polonia compresa, non accetterà mai questo ricatto, né che gli vengano dettate condizioni». «Diciamo chiaramente che la politica migratoria seguita sino ad ora dall'Ue non è stata all'altezza e bisogna trarne delle conseguenze», ha sottolineato Szydlo..

Le misure di Orban
Orban ha vantato le misure prese dal suo Paese per impedire gli ingressi dei migranti: le recinzioni costruite alla frontiera serbo-ungherese e la controversa legge, appena entrata in vigore, che prevede la sistematica detenzione dei profughi in arrivo. «Ormai l'Ungheria è in grado di dare risposte da sola, anche se l'accordo tra Ue e Turchia non funziona. Siamo capaci di fermare qualsiasi ondata migratoria alla frontiera serbo-ungherese», ha precisato, sostenendo che è l'Ungheria a proteggere altri Paesi europei. «Gli austriaci e i tedeschi possono ormai dormire sonni tranquilli», ha concluso Orban.

Detenzione ai richiedenti asilo in Ungheria
Oltretutto, in Ungheria è entrata oggi in vigore la contestata legge anti-migranti, che prevede il carcere sistematico per tutti i richiedenti asilo già presenti sul territorio magiaro o che entreranno nel Paese. Una norma duramente criticata dall'Ue, che ritiene violi il diritto internazionale. Secondo la legge, tutti i richiedenti asilo saranno riuniti e trattenuti in due campi creati alla frontiera con la Serbia, a Roszke e Tompa. Nei campi sono stati installati 324 container abitabili dove i migranti dovranno restare in attesa della decisione definitiva sulla richiesta d'asilo. E secondo Budapest, se l'esito sarà negativo il richiedente asilo dovrà tornare in Serbia. Il governo ungherese ha garantito che i campi, dove non è stato consentito l'accesso alla stampa, sono equipaggiati con tutti i comfort moderni, anche mezzi di comunicazione e tre pasti al giorno.

(con fonte afp)