27 aprile 2017
Aggiornato 16:30
La Libia 6 anni dopo la morte di Gheddafi

Quella profezia di Gheddafi in cui diceva: «Senza di me gli africani invaderanno in massa l'Europa»

Era il 15 marzo 2011, quando il colonnello Gheddafi rilasciò l'ultima intervista alla stampa italiana prima di essere catturato e ucciso. Un'intervista, per così dire, profetica

Il colonnello Muammar Gheddafi. (© ANSA/ALESSANDRO BIANCHI)

ROMA - Era il 15 marzo del 2011, l'anno del malaugurato intervento in Libia, e il colonnello Gheddafi rilasciava un'intervista a Fausto Bitoslavo del Giornale. L'ultima sua intervista alla stampa italiana, prima di essere catturato e ucciso qualche mese più tardi dai ribelli libici, spalleggiati dalle forze occidentali.

Un'intervista profetica
Quell'intervista ha un che di profetico. Perché il Colonnello anticipò, di fatto, quello che sarebbe accaduto al suo Paese nel corso dei mesi e degli anni successivi. Un avvertimento a cui Europa e Stati Uniti non hanno dato ascolto, pur di rincorrere quel mantra dell'esportazione della democrazia che tanti danni ha fatto al Medio Oriente e non solo. «Se al posto di un governo stabile, che garantisce sicurezza, prendono il controllo queste bande legate a Bin Laden gli africani si muoveranno in massa verso l'Europa», diceva Gheddafi.

Mediterraneo: un mare di caos
Non solo: secondo il rais, il Mediterraneo sarebbe diventato «un mare di caos». L'Isis ancora non esisteva e Bin Laden era ancora vivo. «Per il momento la striscia di Gaza è ancora piccola, ma si rischia che diventi grande. Tutto il Nord Africa potrebbe trasformarsi in una sorta di Gaza», continuava. E lanciava un messaggio agli ex alleati europei, in primis al governo guidato da Silvio Berlusconi, con il quale aveva stretto un controverso accordo sui migranti: «Sono realmente scioccato dall'atteggiamento dei miei amici europei. In questa maniera hanno messo in pericolo e danneggiato una serie di grandi accordi sulla sicurezza, nel loro interesse e la cooperazione economica che avevamo».

O me o Bin Laden
Il Colonnello libico non parlò solo con il Giornale, ma veicolò lo stesso messaggio al giornalista francese Laurent Valdiguié del Journal du Dimanche. Nell'intervista, Gheddafi spiegava chiaramente come l'Occidente avesse di fronte una scelta: lui o Al Qaeda: «L'Europa tornerà ai tempi del Barbarossa. Cerco di farmi capire: se si minaccia, se si cerca di destabilizzare, si arriverà alla confusione (...) Avrete Bin Laden alle porte, ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo».

Un incubo
Gheddafi parlava di Al Qaeda; poi l'incubo ha preso un altro nome, quello dello Stato Islamico. Ma la sostanza non cambia: il rais sapeva bene che il sostegno disattento alle primavere arabe avrebbe avuto conseguenze catastrofiche. Ne era consapevole anche Seif el Islam, il figlio di Gheddafi oggi prigioniero della milizia libica di Zintane. Nel marzo 2011, dichiarava a Repubblica e Corriere: «Sapete che cosa accadrebbe se le milizie prendessero il controllo del Paese? Che voi sareste le prime vittime, avreste milioni di immigrati illegali, i terroristi salterebbero dalle spiagge di Tripoli verso Lampedusa e la Sicilia. Sarebbe un incubo per l'Italia, svegliatevi!».