28 aprile 2017
Aggiornato 18:00
Ha esortato i turchi in Europa a fare 'non 3, ma 5 figli'

Erdogan minaccia l'Europa di «sostituzione etnica». Ecco la strategia del sultano

«Voi siete il futuro dell'Europa», ha detto Erdogan ai turchi residenti nel Vecchio Continente. Esortandoli a riprodursi il più possibile. A che gioco sta giocando, ora, il sultano?

Il presidente turco Tayyp Recep Erdogan. (© Murat Cetinmuhurdar/Presidential Press Service, Pool Photo via AP)

ANKARA - Accuse di nazismo rivolte prima alla Germania, quindi all'Olanda, mentre si profila all'orizzonte una vera e propria crisi diplomatica con il Vecchio Continente. Quindi, nuove minacce di stracciare l'accordo sui migranti stretto lo scorso anno, riaprendo il flusso di disperati pronti ad attraversare la rotta balcanica. Ma non è tutto: Tayyp Recep Erdogan non ha fatto mistero di sognare in grande, nel contrapporsi all'alleato europeo. Utilizzando l'arma più potente ed efficace di tutte: quella della natalità.

Il futuro dell'Europa
Sì, perchè dopo le recenti polemiche il sultano ha chiarito come si profila, a suo avviso, il futuro delle relazioni tra Turchia ed Europa. E lo ha fatto esortando i turchi residenti sul territorio europeo a fare «non tre, ma cinque figli», perché, ha detto, «Voi siete il futuro dell'Europa».

Una strategia lucida
Per Erdogan, non si tratta di una semplice provocazione. E nemmeno di una mera risposta, contrariamente a quanto ha spiegato lui stesso, agli europei che «fanno di tutto per ridurre il nostro numero». No: quella del sultano è una strategia lucida, niente affatto casuale. Che riesce a ottenere la risonanza sperata, visto che le sue roboanti dichiarazioni vengono riprese puntualmente dalla stampa occidentale. Non solo: qualche giorno fa, il giornale turco Star ha pubblicato un'inquietante cartina che profetizza la composizione etnica degli Stati europei nel 2050. Germania, Austria, Grecia e Francia saranno popolate prevalentemente da turchi; Spagna e Italia, non si capisce perché, da romeni. E ancora: i portoghesi saranno sostituiti da brasiliani, gli inglesi dagli indiani, i greci finiranno in Kosovo e gli albanesi in Grecia.

La carta della composizione etnica dell'Europa proposta dal giornale turco Star.

La carta della composizione etnica dell'Europa proposta dal giornale turco Star. (© )

Il messaggio di Erdogan
Una profezia folle, si direbbe. In realtà, quella che assomiglia all'ennesima assurda uscita del sultano è molto più di questo. Perché Erdogan sa bene che, attraverso quell'accordo sottoscritto lo scorso anno con l'Ue, tiene in pugno l'Europa. E sa altrettanto bene quanto il Vecchio Continente tema una nuova «invasione». Ventilando una futura sostituzione etnica dell'Europa, Erdogan è consapevole che il suo messaggio sarà recepito al destinatario. Anche perché, se attualmente gli europei costituiscono circa il 10% della popolazione mondiale, il calo delle nascite che interessa il Continente rende molto verosimile che quella percentuale sia destinata a ridursi ulteriormente di qui a poco.

L'annunciato referendum sull'ingresso di Ankara nell'Ue
Proprio entro tale scenario si deve interpretare l'ultimissima uscita del Presidente turco, che ha annunciato la possibilità che, subito dopo il referendum costituzionale, venga indetto un altro referendum a proposito della tanto dibattuta entrata della Turchia in Europa. «Per quanto riguarda i negoziati di adesione, potremmo decidere di indire un referendum e rispettare la decisione che prenderà il popolo», ha detto nel corso di un forum turco-britannico a Antalya Erdogan. Ben consapevole che, sull'opzione Ankara nell'Ue, sussistono forti resistenze tra i Paesi europei, e che i negoziati sono destinati a rimanere arenati ancora per molto. Il messaggio, però, è sempre lo stesso: l'Europa non può permettersi di ignorare la Turchia e le sue istanze. Perché la Turchia, in un modo o nell'altro, troverà il modo di rinfrescare al proprio partner la memoria.

LEGGI ANCHE Quel patto segreto tra Merkel e Erdogan che costringe l'Ue ad accogliere 250mila immigrati l'anno

Il referendum costituzionale
Quella di Erdogan, si diceva, è una fredda e lucida strategia. Proprio oggi si sono aperte le votazioni per il referendum costituzionale da lui voluto per i turchi che vivono in Germania. E' insomma arrivato il momento chiave di tutta la carriera del sultano, quello in cui si deciderà il destino del piano politico a cui ha lavorato tanto alacremente. La riforma iper-presidenzialista che gli darà pieni poteri, insomma, deciderà il futuro suo, della Turchia e delle relazioni tra Turchia ed Europa. Erdogan lo sa perfettamente, e ha deciso di giocarsi il tutto per tutto.

Retorica anti-occidentale
Non è affatto un caso che, proprio mentre i rapporti con l'Europa si facevano sempre più problematici, parallelamente la sua popolarità è andata crescendo nei territori dell'ex Impero Ottomano. La retorica anti-occidentale di Erdogan ha insomma colpito turchi e arabi, insieme al sostegno dimostrato dal sultano alla causa palestinese, siriana, alle cosiddette primavere arabe e alla Fratellanza musulmana. Il tutto, sfruttando per di più la tradizionale contrapposizione sunniti-sciiti, entro la quale Erdogan aspira a rendere la sua Turchia l'ombelico dell'Islam sunnita. Non è un caso che, tra chi rimpiange Saddam in Iraq, il Presidente turco raggiunga livelli di popolarità molto alti. Il sultano, insomma, ha tutti gli interessi per dipingersi come il grande leader musulmano, il vendicatore del mondo arabo, nei confronti dell'Occidente.

Coprire il più possibile le falle
Ma le sparate propagandistiche di Erdogan potrebbero servire anche a un altro scopo: la necessità, cioè, di insabbiare i punti deboli, coprire le falle che l'ambizioso progetto neo-ottomano porta necessariamente con sé. L'intrinseca instabilità del Paese messa a nudo dal tentato colpo di Stato di luglio, dalle successive repressioni e dai frequenti attentati; la sua debolezza in campo internazionale, con la necessaria resa all'egemonia russa in Siria, una causa anti-curda difficile da difendere di fronte alla comunità internazionale e un'alleanza traballante con i partner occidentali; l'economia che comincia a dare i primi segnali di cedimento. Non è tutto oro quel che luccica, insomma, neppure per Erdogan. Ecco perché, proprio quando si gioca il tutto per tutto, il sultano è disposto a dare il meglio (o il peggio) di sé.