29 aprile 2017
Aggiornato 17:30
Da oggi ai prossimi mesi

Olanda, Francia, Germania e Italia: le elezioni che potrebbero polverizzare l'Ue

Da oggi ai prossimi mesi, in Paesi cruciali per la tenuta dell'Ue si terranno elezioni dall'esito più che incerto. L'Unione è prossima alla fine?

ROMA - Il momento è arrivato. L'Ue potrebbe essere a un passo dal baratro, tanto agognato da alcuni e scongiurato da altri. Oggi l'Olanda, ad aprile e maggio la Francia, poi a settembre la Germania e si vedrà per l'Italia: comincia stamane con i Paesi bassi una cruciale serie elettorale sulla scia dell'avanzata dell'euroscetticismo, del populismo, delle posizioni anti-immigrati. In breve, le poste in gioco nei tre appuntamenti elettorali decisivi per il destino dell'Unione europea. Con il primo test, olandese, considerato a rischio 'effetto domino' in Europa.

Olanda: vola l'anti-islam Wilders
In calo negli ultimissimi sondaggi, il Partito per la Libertà (PVV) dell'islamofobo ed euroscettico Geert Wilders potrebbe non emergere dalle urne come principale formazione del Paese, ma potrebbe comunque ottenere il migliore risultato dalla sua creazione nel 2006. In ogni caso non otterrà la maggioranza dei 150 seggi della camera bassa in palio con l'elezione odierna e, con i 28 partiti in gara, le piccole formazioni avranno un ruolo cruciale nella formazione di una coalizione governativa. Se il voto di oggi confermerà la ripresa e il primato del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD) del premier Mark Rutte, il capo dell'esecutivo uscente in cerca di un nuovo mandato potrà condurre i giochi delle alleanze.

Il terzo uomo
C'è poi il terzo uomo, in grado di emergere come vera rivelazione e in qualche modo vincitore del voto: il giovane Jesse Klaver, 30 anni, leader del partito verde GroenLinks. Trent'anni, Klaver rivendica valori di sinistra e dice che Wilders va contrastato con programmai concreti, non rincorso. Potrebbe ottenere un terzo posto, attorno al 20% dei voti. L'alta percentuale di incerti alla vigilia del voto lascia aperte molte possibilità. Oggi, deponendo di buon mattino la sua scheda nell'urna, Wilders ha avvertito: «il genio è uscito dalla lampada».

Francia, il ciclone Le Pen
Il presidente socialista Francois Hollande, precipitato a tassi di impopolarità record, ha rinunciato a candidarsi per un nuovo quinquennato con l'elezione presidenziale del 23 aprile e del 7 maggio. Un voto a cui la sinistra francese si presenta debole e divisa, tentata in parte di accodarsi al treno di Emmanuel Macron, candidato del movimento En Marche!, che si è piazzato al centro dello scacchiere politico con un programma di ispirazione social-liberale. E con la destra in balia di una tormenta che ha spinto nell'angolo il candidato Francois Fillon.

Una prospettiva non più impossibile
La candidatura che inizialmente sembrava promettere gioco facile al secondo turno alla destra, quella di Fillon, è stata infatti sconvolta e minata dalle vicende giudiziarie che da ieri lo vedono indagato formalmente per l'affaire degli impieghi fittizi a moglie e figli. In questo quadro, non si parla più di vittoria «impossibile» della candidata dell'estrema destra Marine Le Pen. Accreditata dai rilevamenti di circa un terzo delle intenzioni di voto, la presidente del Front National vuole portare la Francia fuori dall'euro, ripristinare in Europa le frontiere nazionali e chiudere naturalmente le porte agli immigrati.

Macron è il favorito. Per ora...
Tutti i sondaggi la danno qualificata per il secondo turno, tuttavia, ma perdente al ballottaggio del 7 maggio, chiunque sia l'avversario. Il favorito è il 39enne Macron, da ieri a sua volta nel mirino di un'indagine preliminare per favoritismo riguardo l'organizzazione di un viaggio. Una cosa minore, pare. D'altronde anche Le Pen è alle prese con la giustizia per la questione dei presunti impieghi fittizi dei suoi assistenti di partito al parlamento europeo. E' stata convocata dai giudici, ma non si è presentata e le beghe giudiziarie per ora non sembrano intaccare il suo agguerrito bacino di elettori. 

Germania, Frau Merkel in difficoltà
Altissima la posta in gioco in Germania, dove con le legislative del 24 settembre la cancelliera Angela Merkel punta a un quarto mandato, in un quadro sempre più incerto e scivoloso per la sua leadership, vista da più parti come ultimo bastione anti-populismo, portavoce di un'Europa coerente e disposta a lottare per i propri principi. In difficoltà anche in seno al suo stesso partito, l'Unione cristiano-democratica (Cdu), per avere aperto le frontiere della Germania nel 2015 a oltre un milione di profughi, la cancelliera negli ultimi mesi ha indurito i toni.

Una sfida al cardiopalma
La sfida per restare alla Cancelleria si prospetta più dura del previsto con il vento che sembra tornato a soffiare a favore dei social-democratici della Spd, spinto dalla popolarità dell'ex presidente del parlamento europeo Martin Schulz. I sondaggi lo danno testa a testa con Merkel, alcuni addirittura prospettano un sorpasso in virtù di un programma più marcatamente di sinistra, che è valso a Schulz anche accuse di populismo.

Per Petry è ancora troppo presto
Sembra invece in frenata il partito della destra populista Alternativa per la Germania (Afd) dopo una minacciosa avanzata il cui motore è stato essenzialmente la crisi migratoria. Gli ultimi sondaggi danno Afd, alle prese con dispute interne, all'11% delle intenzioni di voto. Questo non significa che la formazione guidata da Frauke Petry non faccia paura: il suo ingresso al Bundestag potrebbe avere l'effetto di una bomba sulla politica tedesca. E il giovane partito conta di capitalizzare, di qui a settembre, con una campagna incentrata sui temi del rifiuto dell'immigrazione e dell'islam, della fine dell'euro e la richiesta di un referendum sulla permanenza all'Ue.