29 aprile 2017
Aggiornato 17:30
Gli effetti più beceri della crisi

Grecia da morire: quei datori di lavoro che estorcono parte del salario ai dipendenti

In Grecia, soprattutto di questi tempi, il lavoro è merce rara. Al punto che alcuni dipendenti privati subiscono vere e proprie truffe e ruberie dai propri datori di lavoro.

Il premier greco Alexis Tsipras. (© STEPHANIE LECOCQ | ANSA)

ATENE - Non c'è pace per la Grecia. Nonostante qualche settimana fa il premier Alexis Tsipras e il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ostentassero ottimismo, ventilando la tanto agognata fine dell'austerità per il Paese mediterraneo, la situazione pare molto diversa da come ce la descrivono. E mentre si avvicina la data del 20 marzo, il termine ultimo indicato per raggiungere un nuovo accordo con i creditori, il crollo delle stime del Pil è un indicatore che la fine del tunnel è ancora lontana. 

Storie di vita quotidiana
E poi ci sono le storie, le storie quotidiane, quelle che raramente fanno notizia e finiscono sui giornali. Perché la crisi greca non è fatta solo di cifre, numeri, dati e dichiarazioni dei potenti; è fatta, soprattutto, delle storie di chi la vive ogni giorno con sempre meno speranza. Ed è quello, probabilmente, l'indicatore più tangibile e affidabile sullo stato dell'arte. 

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Quella scellerata pratica che prostra i lavoratori
A questo proposito, il blog KTG (Keep Talking Greece) porta alla luce una pratica che si sta diffondendo negli ultimi tempi, e che è fortemente sintomatica di come il Paese sia ormai avviato in una spirale senza uscita. Il sito riporta infatti la denuncia dell'Associazione dei Dipendenti del Settore privato, in merito a una pratica simil-mafiosa affermatasi nel mondo del lavoro. In pratica, alcuni lavoratori vengono costretti dai datori di lavoro a cedere loro parte del proprio stipendio mensile.

La dinamica
Come avviene nella pratica questa ruberia? Secondo la testimonianza dei dipendenti, persone di fiducia degli imprenditori accompagnano i dipendenti agli sportelli del bancomat, e li obbligano a cedere loro una parte dello stipendio. Questa pratica si sarebbe diffusa dopo l'introduzione, nel 2016, di una nuova legge, che obbliga a versare gli stipendi con un bonifico sul conto corrente del lavoratore, in modo che tutti i pagamenti siano tracciabili. Il «mezzuccio» avrebbe quindi sostituito l'uso, molto in voga in precedenza, di obbligare i propri dipendenti a dichiarare uno stipendio più alto di quello percepito.

200 o 300 euro in meno al mese
Sembra assurdo, ma nella Grecia prostrata dalla Troika accade anche questo. Dopo la cura a base di austerità, lo sfruttamento del lavoro sul mercato ellenico ha raggiunto livelli mai visti. In un reportage trasmesso di recente dalla tv greca ANT1, un impiegato ha dichiarato che il suo capo lo ha costretto a restituirgli 200 o 300 euro in contanti per ogni salario. La dinamica è quella descritta sopra: il dipendente viene accompagnato da una persona di fiducia a un bancomat e gli vengono sottratte alcune centinaia di euro.

Perché questa pratica è così diffusa?
Naturalmente, i lavoratori temono di perdere il proprio impiego, e accettano di veder ingiustamente e illegalmente decurtata una parte del loro salario, rispetto che non averne nessuno. Il livello di disoccupazione in Grecia è salito ulteriormente dopo l'intervento della Troika, e oggi viaggia intorno al 25%, di cui il 75% è disoccupato da molto tempo. Non si può dire che tale pratica sia totalmente nuova, soprattutto in Grecia, visto che è stata descritta anche in alcuni film famosi della metà degli anni Sessanta. Eppure, con la crisi la sua diffusione ha raggiunto livelli mai visti. L'ennesima batosta per i lavoratori greci che già, in questi anni, hanno visto tagli agli stipendi, al welfare e tasse sempre più alte.

Nessuna prova
Come spesso accade, oltretutto, oltre al danno c'è anche la beffa. Perché i lavoratori pagano le tasse in base agli stipendi «ufficiali», non a quelli decurtati illecitamente dai datori di lavoro. Contemporaneamente, questi ultimi hanno le prove certificate di aver retribuito i propri dipendenti ai livelli prescritti dalla legge, per poi accaparrarsi parte dei loro stipendi rigorosamente in nero. E in caso di denuncia o di arresto in flagrante, le persone incaricate dai datori di lavoro di accompagnare allo sportello i lavoratori non sono in alcun modo associabili alla compagnia.