28 marzo 2017
Aggiornato 10:00
Truppe dei Marines dotate di cannoni da 155 mm

Siria, la svolta di Trump: arriva l'artiglieria dei marines per liberare Raqqa

Donald Trump deciso a chiudere con l'era Obama anche in Medio Oriente. Gli Stati uniti hanno dispiegato una batteria d'artiglieria dei Marines in Siria per sostenere l'offensiva a Raqqa

Il presidente Usa Donald Trump. (© Evan El-Amin / Shutterstock.com)

DAMASCO - Donald Trump deciso a chiudere con l'era Obama anche in Medio Oriente. Gli Stati uniti hanno dispiegato una batteria d'artiglieria dei Marines in Siria per sostenere l'offensiva a Raqqa, la roccaforte del gruppo dello Stato islamico nel Paese.

Artiglieria Usa in Siria
Le truppe di artiglieria, dotate di cannoni da 155 mm, sono arrivate in Siria e «sono pronte a compiere la loro missione» di sostegno all'offensiva a Raqqa, ha indicato un responsabile americano. L'invio dell'artiglieria marca un'escalation del coinvolgimento degli Stati uniti nella lotta contro lo Stato islamico in Siria. L'offensiva a Raqqa è stata lanciata nell'autunno scorso dalle Forze democratiche siriane, alleanza arabo-curda. Queste forze sono ormai alle porte della città. Gli americani, già da qualche giorno, avevano rafforzato la loro presenza anche nei pressi di Minbej, nel Nord del Paese.

Kuwait e Manbij
Non solo: sui media statunitensi si moltiplicano le notizie che parlano di una escalation di impegno militare non solo in Siria: la Reuters parla ad esempio di oltre mille marines da schierare in Kuwait come 'riservisti', pronti a essere inviati sul terreno in caso di bisogno. E ancora, a Manbij, nel nord della Siria, una colonna di blindatigià si frapponerebbe tra l'esercito turco e forze curdo-siriane.

Dispiegamento temporaneo
Fonti ufficiali Usa coperte da anonimato hanno spiegato che in Siria saranno dispiegati 200 marines per preparare l'offensiva su Raqqa. Un dispiegamento definito «temporaneo», perché Il tetto massimo posto Obama alla presenza effettiva di soldati americani in Siria, fino ad oggi ancora vigente, è di 503 unità, escludendo dal conteggio il personale dislocato, appunto, temporaneamente.

Più autonomia ai vertici
I sostenitori di questo approccio sostengono che tale piano darà ai vertici più libertà di prendere decisioni sul campo di battaglia, cosa che, nell'era Obama, era loro negata. Le ultime mosse sembrano fare progressiva luce sul famoso «piano» di Trump per combattere l'Isis, piano riguardo al quale il nuovo Comandante in capo si era tenuto decisamente sul vago.

Quale piano?
Tali decisioni sembrerebbero invece assecondare le nuove linee strategiche per sconfiggere l'Isis indicate nel piano consegnato dal segretario alla Difesa James Mattis al Presidente alla fine di febbraio. Un piano basato sostanzialmente su un aumento della presenza militare in Siria per meglio consigliare e potenziare i combattenti siriani sostenuti dalla Coalizione a guida Usa prossimi a portare l'assalto a Raqqa. I vertici militari americani hanno segnalato alla Casa Bianca una serie di opzioni, che includono l'artiglieria a sostegno di milizie locali da sottoporre a un più robusto programma di addestramento, un più ampio utilizzo di elicotteri Apache.

Collaborazione con Mosca?
Non si parla ancora, invece, di collaborazione con la Russia di Putin, con cui il tycoon si era detto disponibile a collaborare in campagna elettorale, salvo poi ritrattare in parte sotto le incredibili pressioni di politica, stampa e apparati, nelle ultime settimane. Washington ha infatti fatto sapere che è ancora troppo presto per parlare di cooperazione militare con Mosca. Resta da vedere in che posizione gli States si collocheranno rispetto a Bashar al Assad, acerrimo nemico (ancor più dell'Isis) dell'era Obama, alleato di ferro della Russia di Putin. Per ora, la priorità della nuova amministrazione sembra quella di sferrare un colpo mortale allo Stato islamico.

(fonte afp)