26 marzo 2017
Aggiornato 16:30
Senza prospettive in attesa che qualcosa accada

Il Libro Bianco del depresso Juncker, un misto tra rassegnazione e false illusioni

L'Unione Europea è solo più un mercato, per altro privo di regole. Lo riconosce perfino Jean Claude Juncker, il Presidente che presto dimenticheremo

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. (© 360b / Shutterstock.com)

BRUXELLES - Excusatio non petita accusatio manifesta, dicevano i latini. E nelle parole pronunciate da Jean Claude Junker non si può non vedere la difesa appassionata di un uomo che riconosce come vere tutte le accuse che vengono mosse, in questi tempi bui, alla struttura sociale e culturale dell’Unione Europea.

Tra rassegnazione e sogni
«Respingo l'idea che l'Europa si riduca a una zona di libero scambio ma non vi dirò oggi la mia preferenza. La Commissione non prescrive, non detta e non dà istruzioni. Nessun diktat, ma ascolto». Un po’ poco ma tanto basta per vedere che le prime crepe iniziano ad allargarsi perfino all’interno del sistema europeo. Juncker riconosce che l’Europa Unita è solo un mercato dove tutto è una merce: il lavoro, i migranti, il sistema fiscale e soprattutto lo stato sociale. In quanto mercato le regole vengono decise «senza dettare condizioni», appunto, in virtù della mitica mano invisibile. Juncker, che non si ricandiderà alla carica di presidente della Commissione Europea, nonostante si sia detto «in piena forma e non stufo del suo lavoro»: non una grande perdita, in ogni caso. Difficilmente chi verrà dopo di lui potrà fare peggio. Per il suo commiato, una insolita autocelebrazione, ha presentato un volume, definito «Libro bianco» in cui vengono illustrati «cinque scenari per l'Unione europea a 27, anche se in realtà possono esserci più possibilità». Un libro vago, fatto di buoni propositi e poca sostanza: il tutto espresso con una forma retorica e contraddittoria.

I Trattati
«Oggi non c'è la volontà collettiva per una modifica dei Trattati. Il dibattito fuori dai circoli di Bruxelles non interessa a nessuno». «Sono sicuro - ha detto Juncker - che verrà un giorno in cui i trattati dovranno essere adattati a una volontà collettiva che deve ancora nascere». Cosa significhi tutto questo è mistero. Il presidente della Commissione Ue lamenta, par di capire, l’alienazione delle oligarchie dalla vita reale dei cittadini europei. Ma rimanda ad un supposta «volontà collettiva», senza spiegare cosa sia e chi veda come protagonista. Non si capisce chi debba modificare i Trattati, quindi. Le masse che spezzano le catene? Le oligarchie illuminate? Retorica pura.

Disoccupazione
«Sulla disoccupazione non facciamo altro che incontrarci, proponiamo di ridurla ma questo è fuori dalle possibilità Ue, possiamo stimolare gli investimenti ma ciò non porta alla riduzione sistematica della disoccupazione», ha spiegato Juncker. «Non possiamo fare come se la Ue possa risolvere da sola questo» problema. Una manifesta dichiarazione di resa, quindi. Se la Ue non può generare occupazione, ci si domanda come abbia potuto creare così tanta disoccupazione. Le regole del commercio, in ultimo il Ttip, adottate nei decenni hanno importato disoccupazione ed esportato lavoro all’estero. E così il primato dell’austerità, il mito del pareggio di bilancio, il taglio dello stato sociale, le privatizzazioni continue, ed in ultimo l’incentivazione di una migrazione volta a creare un infinito «esercito di riserva» pronto a tutto pur di lavorare. Tutto questo è stato fatto: come è possibile non vedere i danno prodotti?

Libro Bianco
Il volume che Jean Claude Juncker lascia in eredità ai posteri si apre con una riflessione su come l'Ue a 27 potrà essere entro il 2025, a seconda delle scelte degli europei. Per invogliare alla partecipazione, non si sa quanto reale, la Commissione Ue finanzierà dibattiti per tuto il 2017: sfogatoi dove i cittadini potranno portare le loro frustrazioni a professionisti pagati per ascoltare e incanalare la rabbia popolare. Un trucco vecchio come il mondo che il potere non cieco è solito utilizzare. Nei dibattiti saranno illustrati vari scenari.

Avanti così, o solo mercato unico
Nel primo, denominato «Avanti così», si prevede di non cambiare nulla e di proseguire con le riforme che hanno impoverito milioni di europei. Non un grande prospettiva, quindi. La seconda idea prende il nome di «Solo il mercato unico»: ovvero una progressiva resa delle istituzioni politiche che lasciano campo libero all’unico denominatore comune: il mercato. Questo perché i 27 non riescono a trovare un terreno comune in un numero crescente di argomenti. Gli stati nazionali verrebbero disciolti dentro la legge della domanda e dell’offerta sotto ogni punto di vista.

Separare ricchi e poveri
La terza idea, «Chi vuole di più fa di più»: ovvero separare i ricchi dai poveri. L’idea che piace alla cancelliera tedesca Angela Merkel e al presidente francese Francois Hollande e che spedirebbe l’Italia dietro la lavagna insieme alla Grecia e al Portogallo. Si tratterebbe della Caporetto di ogni speranza di Unione Europea come unione di popoli amici. Il classismo verrebbe portato a valore unico, e gli italiani sarebbe considerati, come per altro già lo sono, come un popolo povero e da sfruttare.

Fare meno o di più?
«Fare meno, in modo più efficiente» è il quarto scenario che, mantenendo l'approccio comunitario, circoscrive le aree di intervento concentrando le risorse a disposizione, per raggiungere risultati più efficaci, in tempi più rapidi. La quinta ipotesi, «Fare molto di più insieme», è commovente. Rappresenta il riscatto dell’ideale di Ventotene, in cui finalmente gli Stati collaborano e si uniscono in nome dell’uguaglianza e del benessere comune. In questo caso gli Stati condividerebbero in misura maggiore poteri, risorse e processi decisionali in tutti gli ambiti. Come questo possa accadere non è minimamente spiegato e rimane come lo zuccherino finale che deve addolcire la pillola.

Manifesta inutilità
Il libro Bianco che ha presentato il Presidente Jean Claude Junker è un manifesto sull'impotenza, e quindi l'inutilità delle istituzioni europee. In esso si riconosce che nessuno può fare nulla per incidere sulla realtà: o perché, appunto, non si può, oppure perché non si vuole. L'Europa del 2025 sarà quindi, par di capire, un luogo ostile, per di più povero e senza prospettiva.