28 marzo 2017
Aggiornato 21:30
Nell'ambito della sfida di influenze con Pechino

L'ultimo colpo da maestro di Putin: la metanizzazione del Kirghizistan

Vladimir Putin ha annunciato che Mosca investirà 100 miliardi di rubli per la metanizzazione del Kirghizistan entro il 2030. Un progetto che impensierirà Pechino

Il presidente russo Vladimir Putin. (© ALEXANDER ZEMLIANICHENKO POOL / AFP)

MOSCA - Vladimir Putin, si sa, fa le cose in grande. Di recente, il Presidente russo ha annunciato che Mosca investirà la bellezza di 100 miliardi di rubli per la metanizzazione del Kirghizistan. I lavori saranno affidati alla società russa Gazprom, che realizzerà il piano generale su larga scala entro il 2030. Di conseguenza, il territorio metanizzato del Kirghizistan passerà dall'attuale 22% al 60%, ha spiegato Putin a margine dell'incontro con il capo di stato del Kirghizistan Almazbek Atambayev.

Cooperazione economica
I rapporti bilaterali tra la Russia e la repubblica ex sovietica dell'Asia Centrale sono particolarmente saldi. Mosca possiede una importante base militare su quel territorio, che, ha specificato Putin, giova innanzitutto alla sicurezza del Kirghizistan. Mosca, ha specificato, sarebbe pronta a rinunciare alla base qualora il Paese lo chiedesse. Una specifica per sottolineare il vero obiettivo dei recenti alti colloqui con il suo omologo kirghizo: non tanto un rafforzamento della cooperazione militare (pur importante), quanto una sempre maggiore cooperazione dal punto di vista commerciale, industriale, agricolo, anche nel quadro dell'adesione della repubblica ex sovietica all'Unione economica euroasiatica.

Gli investimenti russi in Kirghizistan
La Russia sta aiutando attivamente il Paese dell'Asia centrale ad adeguarsi agli standard economici dell'Unione, stanziando 200 milioni di dollari per progetti che riguardano l'ammodernamento delle infrastrutture doganali e dei posti di frontiera. La cooperazione economica tra i due Stati è avvenuta grazie allo stanziamento di un Fondo apposito, istituito nel 2014, con capitale di partenza di 500 milioni di dollari, con l'obiettivo di aiutare il Kirghizistan a stabilizzare il proprio bilancio.

Vantaggi
Un impegno da cui Mosca ha tratto diversi vantaggi: nel 2016, ad esempio, ha consegnato più di un milione di tonnellate di prodotti petrolchimici russi in regime duty-free. Non solo: già nel 2013 la Russia ha messo a segno alcuni punti a suo favore. Il più eclatante è stato l'ufficializzazione della vendita al gigante russo Gazprom della compagnia nazionale locale del gas, la Kyrgyzgas, al costo straordinario di un solo dollaro. Il prezzo di favore (per usare un eufemismo) è stato dovuto ai tanti debiti accumulati dal Karghizistan con Mosca, che all'epoca ammontavano almeno a 38 milioni di dollari.

La sfida con la Cina
Per il Kirghizistan passa anche la sfida tra Russia e Cina per l'influenza sull'Asia Centrale. Pechino ha infatti in comune oltre 1000 km di confine con la piccola repubblica centroasiatica, che considera un passaggio obbligato per legarsi alla regione, soprattutto dal punto di vista energetico. Mosca, tuttavia, negli ultimi anni ha messo a segno diversi affari vantaggiosi: come l'entrata del Kirghizistan nell'Unione economica euroasiatica, progetto fortemente voluto da Putin per creare un enorme spazio commerciale tra l'Europa e il Pacifico. Quindi, la continua presenza militare russa e la parallela interruzione di quella statunitense (gli Usa controllavano la base di Manas), a partire dal luglio 2014. Il controllo delle forniture di gas è un ulteriore obiettivo raggiunto per Mosca, che deve impensierire notevolmente Pechino. Anche perché, dalla sua, la Russia ha anche la presenza nella Federazione di oltre mezzo milione di lavoratori kirghisi, le cui rimesse rappresentano un voce importante nell’arretrata economia del Paese.