28 marzo 2017
Aggiornato 10:00
Berlino ancora si oppone a ridiscussione del debito

Grecia, ma quale «compromesso onorevole»? Per il Paese è un'altra batosta

Davanti al Parlamento greco, Alexis Tsipras ha definito il nuovo accordo con i creditori un «compromesso onorevole», e ventilato la fine dell'austerità. Non sarà troppo ottimista?

Il premier greco Alexis Tsipras. (© Giannis Papanikos / Shutterstock.com)

ATENE - Il primo ministro Alexis Tsipras ha ostentato ottimismo, quando, qualche giorno fa, ha riferito davanti al Parlamento ellenico le ultime novità della lunga e difficile trattativa con i creditori. E ha parlato di «compromesso onorevole», riferendosi a quell'accordo, di cui ancora si sa poco, che dovrebbe vedere richieste ad Atene riforme in cambio dell'ulteriore tranche di aiuti. Non solo: Tsipras ha dichiarato di credere che si sia voltata pagina nelle relazioni con i creditori e che questi abbiano accettato l'idea che l'austerity debba finire. Un'analisi perfettamente in linea con la narrazione proposta, da qualche settimana a questa parte, dal presidente dell'Eurogruppo presidente Jeroen Dijsselbloem. 

Le dichiarazioni concilianti dell'Eurogruppo
Dijsselbloem ha infatti di recente promesso «un cambiamento di politica economica, con una minore enfasi sull’austerità di bilancio e una maggiore attenzione su profonde riforme economiche» che siano, però, «realistiche». Ma l'impressione è che tali promesse e l'ottimismo di Tsipras si rivelino tutto sommato illusori. Per ora si sa con certezza che la revisione del piano verrà completata entro il prossimo 20 marzo, quando i ministri delle Finanze della zona euro si riuniranno a Bruxelles. Le discussioni, però potrebbero trascinarsi anche oltre, fino al 7 aprile, viste le numerose questioni ancora in sospeso.

Debito e austerità
In primis, quella più annosa di tutte: eventuali misure di alleggerimento del debito a medio termine e l'inclusione dei titoli greci nel Qe. Per quanto riguarda la ristrutturazione del debito, ha detto Christine Lagarde, se ne parlerà «più avanti». Eventuali misure di alleggerimento potranno essere discusse solo dopo che le parti abbiano raggiunto un pre-accordo, ma non è detto che le scadenze saranno rispettate. Checché se ne dica, infatti, l'austerità è ancora la parola d'ordine: i creditori hanno chiesto nuove misure di austerità pari al 2% del Pil , che saranno messe in atto entro il 2019, se la Grecia dovesse mancare ai suoi obiettivi di bilancio. Atene ritiene che questa cifra potrebbe scendere tra l’1,7% e 1,8% grazie a una performance di bilancio migliore nel 2016.

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Tasse e tagli alle pensioni
Nelle intenzioni della Troika, queste misure dovrebbero provenire da un nuovo taglio della soglia di esenzione dei redditi per lo 0,75%, da un taglio delle pensioni per lo 0,5% e per un altro 0,5% da altri provvedimenti, non ancora noti. Tutte misure da approvare in via preventiva come clausole di salvaguardia e che, dopo il voto del Parlamento, entreranno in vigore il primo gennaio 2019.

Un compromesso onorevole
Ma sul debito greco è in corso un nuovo braccio di ferro: il vice ministro delle finanze tedesco Jens Spahn ha dichiarato in un'intervista con l'emittente tedesca Deutschlandfunk che alla Grecia non deve essere concesso un «bail in», che comporterebbe delle perdite per i creditori sui loro prestiti, ribadendo l'opposizione del governo tedesco al taglio del debito di Atene. «Molto probabilmente arriveremo ad un accordo con il Fondo monetario internazionale che non richiede un taglio del debito». Il dubbio, insomma, è che l'«onorevole compromesso» di cui ha parlato Tsipras assomigli, nei fatti, a quell'«accordo migliore possibile» che disse di aver strappato ai creditori subito dopo la vittoria del «no» al referendum proposto al popolo greco. Un accordo che poi si è rivelato, come abbiamo visto, lacrime e sangue.