28 aprile 2017
Aggiornato 21:30
La risposta del ministro Shoigu alle parole di Mattis alla Nato

Usa-Russia, prime prove (difficili) di dialogo

Botta e risposta a distanza tra il titolare della Difesa americano James Mattis e il suo omologo russo Sergey Shoigu. Che mostra come il dialogo tra Mosca e Washington sia ancora difficile

MOSCA - Ogni iniziativa americana di dialogo con Mosca «fondata su un rapporto di forza» condurrà al fallimento. «Siamo pronti a stabilire un partenariato con il Pentagono. Ma i tentativi di imbastire questo dialogo su un rapporto di forza con la Russia non ha alcun futuro», ha spiegato oggi il ministro russo della Difesa, Sergey Shoigu, in un comunicato emesso in risposta alle affermazioni di ieri del nuovo capo del dipartimento della Difesa Usa, James Mattis.

Realismo
Mattis ha affermato che gli Stati uniti e la Nato «devono essere realisti nelle aspettative ed essere sicuri che le diplomazie negozino in posizione di forza» con Mosca. «Anche se Stati uniti e Alleanza cercano di lavorare con la Russia, allo stesso tempo dobbiamo difenderci se la Russia sceglie di agire contro il diritto internazionale», aveva aggiunto il capo del Pentagono a Bruxelles davanti ai suoi omologhi della Nato.

Nessuna cooperazione militare
Mattis ha anche sottolineato che gli Stati Uniti «in questo momento» non sono pronti per una collaborazione militare con la Russia. La sua dichiarazione è giunta dopo che il ministro della difesa russo, Sergei Shoigu, ha detto che Mosca «è pronta per ristabilire la cooperazione con il Pentagono»«In questo momento non siamo nella posizione di collaborare a un livello militare con la Russia, ma i nostri leader politici si incontreranno e cercheranno di trovare un terreno comune o una via d'uscita», ha detto Mattis ai giornalisti nel corso del summit Nato di Bruxelles.

Velato riferimento all'Ucraina
Prima di una collaborazione con gli Stati Uniti e la Nato, la Russia dovrebbe «dimostrare» di voler seguire le leggi internazionali, ha aggiunto Mattis parlando da Bruxelles. La sua risposta arriva non solo dopo la richiesta del ministro della difesa russo, ma anche di quella del presidente Vladimir Putin: ha proposto agli Usa di collaborare nella lotta al terrorismo, condividendo informazioni raccolte dall'intelligence.

Pressioni
Inoltre il no del Pentagono arriva in un momento di forti pressioni sul presidente Donald Trump per i possibili legami tra alcuni sui consiglieri e la Russia. Questa settimana Michael Flynn, consigliere per la sicurezza del presidente, si è dimesso: ha mentito, negando di aver avuto contatti con l'ambasciatore russo per parlare di sanzioni.

Dietrofront?
Ma a fare il primo passo era stato proprio Trump, che aveva chiesto a Putin un collaborazione più stretta, soprattutto sulla lotta allo Stato islamico in Siria. Quella di ieri e di oggi è la prima visita del nuovo capo del Pentagono alla Nato. Mattis mercoledì ha chiesto ai 28 paesi membri di aumentare gli sforzi e gli impegni economici, altrimenti gli Stati Uniti dovranno «moderare» il loro impegno. Tuttavia Mattis ha ricordato che il legami transatlantici sono «più forti che mai», sottolineando che gli Stati Uniti restano immobili nel loro sostegno all'articolo 5, in cui si sostiene che ogni attacco a uno stato membro porta a una risposta collettiva dell'alleanza.

L'incontro a Baku
Questo scambio di opinioni a distanza giunge nell'immediata vigilia dell'incontro previsto oggi a Baku tra i capi di Stato maggiore dell'esercito russo e statunitense. Il generale Valeri Guerassimov e l'omologo Joe Dunford discuteranno «delle prospettive attuali di cooperazione militare tra Russia e Stati uniti» e dei modi per impedire «incidenti» tra le forze armate russa e americana durante «attività militari», ha reso noto il ministero russo della Difesa.

(fonte afp)