24 marzo 2017
Aggiornato 18:30
Tante le questioni sul tavolo

G20 a Bonn con Tillerson, nel segno dell'«imprevedibile» Trump

Rapporti con la Russia, guerra in Siria, relazioni con Pechino, destino di Nato e Ue. Il G20 di Bonn si apre nel segno dei tanti interrogativi sulla politica estera della nuova amministrazione Usa

Il segretario di Stato di Donald Trump Rex Tillerson. (© ERIC PIERMONT (AFP/File))

BONN - Il futuro delle sanzioni contro la Russia per il suo ruolo nella crisi in Ucraina, la guerra in Siria, le relazioni con la Cina, i rapporti con la Nato e l'Unione europea: gli interrogativi sulla posizione della nuova amministrazione di Donald Trump sono molteplici. E i ministri degli Esteri del G20, riuniti per due giorni a Bonn, sperano da oggi di avere le idee più chiare sulla politica estera di Washington: alla riunione in Germania parteciperà anche il capo del dipartimento di Stato Usa Rex Tillerson.

Ucraina e relazioni con la Russia
Mentre Donald Trump ha auspicato un riavvicinamento con il Cremlino durante la sua campagna elettorale, alimentando l'ipotesi di una rapida revoca delle sanzioni degli Stati Uniti, i suoi più stretti collaboratori hanno indurito i toni dopo le dimissioni del consigliere Usa per la Sicurezza nazionale, Michael Flynn, accusato di avere mentito sul suo rapporto con la Russia. Il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer ha detto ieri di attendersi «dal governo russo una diminuzione delle violenze in Ucraina e il ritorno della Crimea», annessa da Mosca nel marzo 2014. La Russia «non cede i suoi territori», ha tagliato corto da Mosca la portavoce del ministero degli esteri russo Maria Zakharova. Il G20 a Bonn, che oltre a Tillerson vede tra i protagonisti anche il capo della diplomazia russa Sergey Lavrov, e la Conferenza internazionale sulla Sicurezza a Monaco di Baviera, nel fine settimana, a cui parteciperanno lo stesso Lavrov e il vice presidente Usa Mike Pence, potrebbero chiarire le idee sulla posizione di Washington.

Siria e Medio Oriente
Gli Stati uniti coordineranno con la Russia i loro bombardamenti aerei contro gli obiettivi del Gruppo dello Stato islamico in Siria, come suggerito da Trump? Quale sorte vorranno riservare al presidente siriano Bashar al Assad? Trump ha dato tempo al Pentagono fino a tutto febbraio per vedere se sarà possibile accelerare la campagna miliatre contro l'Isis. L'anno scorso aveva promesso di «bombardare a fondo» i jihadisti, anche a rischio di accrescere le vittime civili. A questo proposito Trump ha proposto di stabilire delle «Zone di sicurezza» per i civili in Siria, idea respinta dal presidente Assad.
Per quanto riguarda il processo di pace in Medio Oriente in fase di stallo, la Casa Bianca ha segnalato martedì che non insisterà più sulla soluzione dei due Stati - israeliano e palestinese - sostenuta a livello internazionale: una decisione che segnerebbe un rovesciamento della politica tenuta da Washington sul conflitto israelo-palestinese negli ultimi 20 anni. 

Nato e Ue
Sulla Nato, l'amministrazione Usa ha tenuto finora le posizioni più disparate. La Nato è stata definita «obsoleta» dal presidente americano, mentre il suo ministro della Difesa ha cercato di rassicurare l'Alleanza insistendo sulla sua importanza «fondamentale» per gli Stati Uniti. Ma ieri a Bruxelles, ha allo stesso tempo ha chiesto agli alleati di aumentare la loro spesa militare, perché in caso contrario gli Stati Uniti potrebbero «limitare il loro impegno» nella Nato. Una circostanza particolarmente temuta dai Paesi dell'Est Europa, preoccupati dalla Russia. Quanto all'Ue, Trump ha espresso soddisfazione per la Brexit e si è detto convinto che altri Paesi seguiranno l'esempio del Regno unito, uscendo dall'Ue. Il presidente Usa ha inoltre accusato l'Unione europea di essere al soldo degli interessi della Germania.

Cina
Anche in questo caso, sono arrivati segnali contrastanti. Il capo della diplomazia cinese Wang Yi ha deciso di partecipare alla riunione del G20, dopo che la sua presenza era stata messa in dubbio a seguito della disputa tra Pechino e Washington su Taiwan. Non è certo però che vedrà in un incontro bilaterale il suo omologo statunitense. Tillerson ha provocato la reazione stizzita di Pechino, agitando la minaccia di un blocco per impedire l'accesso del Paese alle isole contese nel Mar della Cina meridionale. Pechino si è irritata anche per l'apparente intenzione di Trump di mettere in discussione il principio di «una sola Cina». Il capo dello Stato ha poi disinnescato la crisi, assicurando in seguito che rispetterà questo principio.

(con fonte afp)