24 marzo 2017
Aggiornato 18:30
Servirà il sì dei deputati per far scattare l'articolo 50

Brexit, respinto il ricorso della May: deve votare il Parlamento

La Corte suprema britannica ha stabilito che il governo guidato da Theresa May dovrà ottenere il nulla osta del parlamento per far scattare l'articolo 50, che di fatto segnerà l'avvio della Brexit

LONDRA - La Corte suprema britannica ha stabilito che il governo guidato da Theresa May dovrà ottenere il nulla osta del parlamento per far scattare l'articolo 50, che di fatto segnerà l'avvio della Brexit.

Il ricorso dell'esecutivo
Il verdetto di oggi, letto da Lord Neuberger e raggiunto con una maggioranza di otto giudici contro tre, riguarda il ricorso dell'esecutivo contro la sentenza dell'Alta Corte di novembre sulla necessità di un'approvazione parlamentare prima di attivare l'articolo 50, quello che dà inizio al processo politico di uscita dall'UE. Come sottolineato dallo stesso Neuberger, «non ha nulla a che vedere» con la scelta di lasciare l'Ue, o con il calendario con cui farlo.

La mossa del Governo
Il governo May aveva annunciato che se la Corte suprema avesse confermato il vincolo del voto parlamentare per procedere con la Brexit, avrebbe promulgato in tempi brevi un decreto legge sull'articolo 50, per limitare la posizione negoziale dal Parlamento sull'intesa tra il governo di Londra e l'Ue. Secondo indiscrezioni di stampa, la norma sarà presentata alla fine della settimana in corso.

No a obbligo consultazioni Irlanda, Scozia e Galles
Il governo britannico non ha l'obbligo legale di consultare i parlamenti di Scozia, Irlanda del Nord e Galles prima di avviare i negoziati sulla Brexit. Lo ha chiarito la Corte suprema di Londra nel suo verdetto odierno. «I ministri britannici non sono legalmente obbligati a consultare le legislature decentrate», ha dichiarato il presidente della corte, Lord David Neuberger, che ha di fatto rimosso quello che avrebbe potuto essere un grosso ostacolo all'uscita dall'Unione Europea.

Nessun cambiamento nella tempistica
La Gran Bretagna intende ancora avviare i negoziati sull'uscita dall'Unione Europea entro la fine di marzo, malgrado il verdetto odierno della Corte suprema di Londra che obbliga il governo a ottenere prima il via libera del parlamento. Lo ha indicato Downing Street. «Il popolo britannico», ha ricordato un portavoce dell'esecutivo di Londra, «ha votato per uscire dall'Ue e il governo» darà seguito al «suo verdetto innescando l'articolo 50, come previsto, entro la fine di marzo. Il voto odierno non cambia niente a riguardo» "E' importante ricordare», ha aggiunto il portavoce di Downing Street, «che il Parlamento ha sostenuto il referendum con un margine di sei voti contro e ha già indicato il suo sostegno ad andare avanti con il processo di uscita in base alla tabella di marcia che abbiamo delineato»«Rispettiamo la decisione della Corte Suprema e a breve stabiliremo i nostri prossimi passi in Parlamento», ha concluso.