28 aprile 2017
Aggiornato 21:30
Condizionerebbe lo stop delle sanzioni all'ok del Congresso

Usa, e ora il Senato prepara una legge per bloccare il disgelo Trump-Putin

Il senatore americano Chalres Schumer ha dichiarato di godere del supporto bipartisan per introdurre una norma che impedirebbe a Trump di togliere le sanzioni alla Russia senza l'ok del Congresso

L'ormai celebre murales di Vilnius che ritrae il simbolico bacio tra Vladimir Putin e Donald Trump. (© ArtursD / Shutterstock.com)

WASHINGTON - Tra gli slogan che comparivano sui cartelloni di coloro che, mentre si svolgeva la cerimonia di insediamento di Donald Trump, hanno marciato per protestare contro il nuovo Presidente, figurava anche l'accusa che da più parti gli è stata mossa in campagna elettorale e non solo: quella di essere il «burattino» di Vladimir Putin. Di certo, il disgelo con la Russia più volte prospettato dal miliardario non ha trovato fervidi sostenitori né nell'amministrazione del suo predecessore Barack Obama, né tantomeno nell'establishment politico, pressoché trasversalmente sostenitore, con qualche blanda differenza, di una politica severa e intransigente nei confronti di Mosca. 

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No stop alle sanzioni senza l'ok del Congresso
Si collocano in questo quadro, dunque, le polemiche sugli hacker russi, i rapporti opportunamente diffusi sul tema dall'intelligence e le indagini annunciate da parte del Congresso e del Senato. Ma ad ostacolare Trump giunge anche l'intenzione, da parte del leader della minoranza del Senato Chalres Schumer, di spingersi ancora più in là: perché il senatore in questione ha dichiarato di godere del supporto bipartisan per introdurre un regolamento che obbligherebbe il nuovo Presidente a passare per l'approvazione del Congresso prima di decidere di sospendere le sanzioni alla Russia. 

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McCain (come al solito) in prima linea
In prima fila tra i sostenitori della proposta compare, ovviamente, il senatore repubblicano e «falco» anti-russo John McCain, lo stesso che, secondo la ricostruzione del New York Times, ha «confessato» di aver presentato all'intelligence Usa il dossier degli scandali sul tycoon, composto, si dice, da una ex spia britannica su precisa commissione di ambienti politici avversi. Insieme a lui, i senatori Lindsey Graham e Ben Cardin, anche loro parte dell'ala più «russofoba" del Senato e già critici riguardo all'atteggiamento di Trump. 

Un grosso ostacolo per il disgelo
Cardin, in particolare, lo scorso dicembre auspicò l'introduzione di nuove sanzioni alla Russia per la sua attività di «influenza» nelle elezioni americane, oltre che per il suo ruolo nei conflitti ucraino e siriano. Ad ogni modo, se la legislazione dovesse passare, Trump potrebbe perdere la possibilità di decidere in autonomia sulla questione delle sanzioni a Mosca. Anche qualora il Presidente optasse per mettere il veto, quest'ultimo, con un'alleanza bipartisan, potrebbe essere agevolmente superato.

Dopo i tentativi di Obama
Il tycoon ha di recente accennato alla sua intenzione di cancellare le sanzioni a Mosca, riconoscendo la sua autorità sulla Crimea, in cambio di un patto con la Russia contro la proliferazione delle armi nucleari. Affermazioni che non sono piaciute al presidente uscente Barack Obama, il quale ha invitato Trump a tenere separate la questione delle sanzioni da qualunque accordo sulle armi nucleari. Nelle sue ultime settimane alla Casa Bianca, Obama ha cercato in ogni modo di scongiurare, per quanto possibile, una futura distensione con Putin, introducendo nuove sanzioni a seguito dei presunti attacchi hacker, e anticipando l'invio di marines e veicoli americani in Polonia, originariamente previsto per febbraio. Di certo, se la legge prospettata da Schumer dovesse passare, il cammino del disgelo con Mosca diventerebbe ancora più lastricato di ostacoli.

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