28 aprile 2017
Aggiornato 21:30
Circolano già voci, pur smentite da fonti governative

Il «russofobo» Cameron pronto a «reinventarsi» segretario generale della Nato?

Si rincorrono voci a proposito della nomina di David Cameron a segretario generale della Nato. Che siano rassicurazioni dirette a chi non vuole che l'Alleanza cessi di considerare Mosca sua nemica?

L'ex primo ministro inglese David Cameron. (© Drop of Light / Shutterstock.com)

LONDRA - La carriera politica di David Cameron si è interrotta bruscamente dopo la vittoria del fronte Brexit in occasione del referendum dello scorso giugno, quando già la sua popolarità era messa a dura prova dallo scandalo dei Panama Papers. Per uno strano scherzo del destino, il giorno successivo, è apparso il report che inchiodava Londra, e l'allora titolare degli Esteri Cameron, alle proprie responsabilità in Libia. Tuttavia, ultimamente circolano con insistenza voci che lo vorrebbero prossimo a rientrare in campo. Non in politica, ma con un ruolo di tutto rispetto: perchè, tra il 2018 e il 2019, Jens Stoltenberg, attuale segretario generale della Nato, dovrà lasciare il suo incarico, e c'è chi pensa che Cameron sia l'uomo giusto per succedergli. 

Cameron il più papabile dei contendenti
Lo scorso 29 dicembre, il quotidiano inglese Telegraph definiva Cameron il più papabile tra i contendenti britannici a ricoprire la massima carica nell'Alleanza atlantica - associata, peraltro, a un generoso stipendio tax free di 260.624 dollari l'anno -, e scriveva che il governo di Theresa May avrebbe certamente considerato un vantaggio il fatto che l'ex Primo ministro ricoprisse quella posizione, specialmente per scongiurare un eventuale isolamento post-Brexit.

Una rassicurazione a chi teme una politica pro-Russia?
E se da Downing Street si smentiscono le voci, non c'è dubbio che la ventilata candidatura dell'ex premier britannico apra scenari geopolitici da tenere in seria considerazione. Tanto per gli equilibri europei, quanto per quelli mondiali. Innanzitutto viene da chiedersi chi, e per quale motivo, abbia fatto circolare il nome di Cameron. Probabilmente non il Regno Unito, visto che la diffusione tanto anticipata di simili indiscrezioni avrebbe il solo effetto di bruciare la candidatura. C'è invece chi legge, dietro a tutto ciò, un possibile tentativo di rassicurare l'Europa del Nord-Est, spaventata dalle promesse di Donald Trump a proposito di un necessario riequilibrio economico dell'Alleanza, pena la messa in discussione del principio su cui si regge l'ossatura stessa della Nato: quello del mutuo soccorso. Una rassicurazione, insomma, rispetto alla cosiddetta «minaccia russa» che tanto temono quegli Stati, mentre a grandi passi si avvicina alla Casa Bianca un Presidente che ha promesso (pur indirettamente) un clamoroso reset con la Russia.

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Londra la più intransigente verso Mosca
Russia nei confronti della quale gli inglesi, nel panorama europeo, sono certamente i più severi e i meno bendisposti all'idea di un «disgelo», trend confermato anche dall'attuale esecutivo, che ha visto Boris Johnson e la stessa Theresa May essersi schierati fortemente contro il ruolo di Mosca in Siria, addirittura chiedendo provvedimenti sanzionatori. Senza contare, inoltre, il cospicuo contributo britannico alla più grande operazione anti-russa messa in campo dalla Nato dalla Guerra fredda ad oggi: Londra invierà infatti centinaia di soldati, aerei da guerra e veicoli corazzati all’Europa dell’Est. Impegni presi dallo stesso David Cameron in occasione del vertice di Varsavia, ma addirittura ampliati dal ministero della Difesa del nuovo esecutivo lo scorso ottobre.

Quando Cameron sventolava la «minaccia russa»
Del resto, l'intransigenza inglese verso la Russia risale, ancor prima di David Cameron, a Gordon Brown, noto per aver espulso quattro diplomatici russi in risposta al rifiuto di Vladimir Putin di estradare i due agenti accusati di aver messo materiale radioattivo nel té dell’ex spia Litvinenko. Ad ogni modo, Cameron ai vertici della Nato sarebbe l'uomo giusto per scongiurare un riposizionamento dell'Alleanza – magari favorito da Donald Trump – nei rapporti con Mosca. La conferma di ciò giunge dal vertice di Varsavia dello scorso luglio, in cui l'ex premier si distinse per aver espresso con forza la necessità che l'Europa rimanga unita per fronteggiare la minaccia posta dalla Russia.

Quella scellerata avventura in Libia...
Di certo, il dilettantismo mostrato da Cameron ai tempi dell'avventura bellica libica, attestato dal report al vetriolo pubblicato il giorno dopo le sue dimissioni, potrebbe non costituire un ottimo curriculum per una sua candidatura. Si ricorderà che, in occasione di un'intervista all'Atlantic, lo stesso Barack Obama accusò gli alleati britannici in primis e, più in generale, gli europei, per aver creato con quello scellerato intervento a cui gli Usa si accodarono un autentico «caos».

L'alternanza tra Nord e Sud Europa mai rispettata
Ma c'è un'altra questione da considerare, e che riguarda più da vicino gli equilibri intra-europei. Innanzitutto, un Cameron segretario generale Nato potrebbe posticipare ulteriormente il progetto Ue di creare una difesa comune, progetto cui gli inglesi tradizionalmente si oppongono, ma che attualmente, visti i piani (perlomeno quelli dichiarati) di Donald Trump, potrebbe incontrare un momento propizio. Senza contare che l'assegnazione delle cariche dell'Alleanza atlantica si regge su una «spartizione» geografica: mentre il Comandante supremo in Europa è sempre americano, il Segretario generale è europeo. Per quest'ultimo ruolo, però, è convenzionalmente prevista un'alternanza tra Paesi del Nord e Paesi del Sud Europa. Con Cameron a sostituire Stoltenberg, olandese di origine, tale alternanza sarebbe per l'ennesima volta ignorata. Prima di Stoltenberg, infatti, in carica ci sono stati un danese e un norvegese. Con l'ovvio risultato di promuovere sistematicamente una politica poco vantaggiosa per la parte meridionale del Continente.

Le mosse della Francia
Non è un caso che, mentre le voci di una candidatura di Cameron si rincorrono, la Francia stia cercando di «strappare» alla Gran Bretagna il ruolo di leadership dell'Alleanza atlantica, circostanza che, secondo il Times, rappresenterebbe una grossa perdita di prestigio per Londra. I francesi starebbero invece cercando di mostrarsi, agli occhi di Washington, i candidati perfetti per ricoprire quel ruolo-chiave per la stabilità dell'Occidente intero, anche facendo leva sulla Brexit. Con buona pace del (disastro) Cameron.