17 gennaio 2017
Aggiornato 13:30
I cieli sopra la città di al-Bab sono particolarmente affollati

Siria, l'estremo tentativo di Obama di strappare a Putin l'(ex?) amico Erdogan

I cieli che sovrastano la città di al-Bab, nel Nord della Siria, sono sempre più affollati. E la Turchia di Erdogan, lì impegnata militarmente contro l'Isis, pare il fulcro della rivalità tra Obama e Putin

ALEPPO - Mentre il presidente siriano Bashar al Assad, in un'intervista rilasciata ai media francesi, definisce la vittoria ormai vicina, e si dichiara pronto a negoziare con l'opposizione siriana «su tutto», nel Nord del Paese è in corso quasi un «conflitto parallelo», che con la guerra civile locale conserva solo qualche pallida connessione. Perché lungo quella fascia che percorre il Nord del Paese si concentra l'attenzione della Turchia di Tayyp Recep Erdogan, attualmente attiva in quel territorio nel condurre operazioni contro lo Stato islamico. Non è un mistero, però, che Erdogan aspiri a stabilire in quell'area una zona di sicurezza volta a precludere ai curdi la possibilità di realizzare una regione autonoma, e c'è chi dice che Mosca e Ankara stiano giungendo a un accordo proprio su questo punto. In cambio, naturalmente, di una maggiore tolleranza da parte della Turchia (in realtà già dimostrata negli ultimi mesi) nei confronti del presidente siriano Bashar al Assad.

Turchia fulcro (temporaneo) della rivalità tra Usa e Russia
Ma Ankara, negli ultimi giorni, pare soprattutto il fulcro su cui si innestano le rivalità tra Washington e Mosca, apparentemente sempre più determinate a contendersi l'alleanza dell'ambiguo sultano. Come ha riportato nelle scorse ore il New York Times, infatti, non è forse un caso che aerei russi abbiano cominciato a condurre bombardamenti proprio nel Nord della Siria in sostegno delle operazioni belliche turche. Una cooperazione che sembra preludere a un punto di svolta nella partnership strategica tra Russia e Turchia, sancita dopo il gelo seguito all'abbattimento di un jet russo Su-24. Del resto, Mosca e Ankara sono le principali potenze garanti del cessate il fuoco siriano, e con l'Iran sono destinate ad avere voce in capitolo sul futuro del Paese. Al punto dal legittimare l'idea che sia in corso di configurazione una nuova geometria della diplomazia internazionale, che vede una sempre maggiore marginalizzazione degli Stati Uniti.

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Anche gli Usa supportano la Turchia nei pressi di al-Bab
Stati Uniti che, proprio nelle ultime ore, a loro volta hanno dato il via a servizi di sorveglianza aerea a supporto dell'offensiva turca nel Nord-Ovest della Siria. Iniziativa che il Washington Post inquadra in uno scenario di sempre maggior supporto americano alle operazioni turche nei pressi della città di al-Bab, con bombardamenti, assistenza alle truppe sul terreno e forniture d'armi. Non deve essere una coincidenza il fatto che l'impegno pro-turco degli Stati Uniti giunga poco dopo i colloqui tenutisi tra Russia e Turchia e parallelamente alla crescente cooperazione in ambito militare tra le due potenze. Quasi costituisca un tentativo in extremis di contrastare l'isolamento e la marginalizzazione cui Washington è stata condannata dai suoi rivali (o ambigui alleati) sul campo.

L'escalation in extremis di Obama
Il contesto è quello di una paradossale escalation condotta in extremis da parte dell'uscente amministrazione Obama. La quale ha in programma di proseguire le consegne dirette di armi ed equipaggiamenti ai curdi siriani (nemici di Ankara) che si muovono verso Raqqa, capitale de facto dello Stato islamico. Non solo: agli sgoccioli della sua presidenza, Obama – dopo l'attivismo dimostrato sul clima e nei confronti della Russia – sembra aver premuto sull'acceleratore anche in Siria. Dove le forze speciali americane, che fino ad ora si erano mosse sul territorio con una certa discrezione, hanno portato a termine un'operazione nell'estremo oriente siriano, che ha portato alla morte di 25 uomini dell'Isis. Una escalation dell'ultimissima ora, dopo i tanti insuccessi militari e diplomatici collezionati in Siria dall'amministrazione uscente.

Ad al-Bab la svolta nella cooperazione russo-turca
Ciò che sta accadendo nei dintorni di al-Bab è piuttosto indicativo di quell'inestricabile matassa di interessi, rivalità e alleanze variabili che ha trasformato, di fatto, la guerra civile siriana in una guerra per procura. Perché, come ha confermato lo scorso novembre il colonnello John Dorrian, portavoce della coalizione anti-Isis a guida americana, le operazioni turche in quell'area non sono state preventivamente concertate con Washington, ma sono state un'iniziativa meramente turca. Sul versante russo, inizialmente Putin aveva assicurato ad Erdogan in una conversazione telefonica che non avrebbe partecipato ai bombardamenti. In seguito, il progressivo miglioramento delle relazioni tra i due Paesi ha spalancato le porte a una più ampia cooperazione. Il coinvolgimento russo è stato esplicitato pubblicamente lo scorso 2 gennaio da parte dell'esercito turco, in una nota in cui si informava che aerei russi avevano colpito nei giorni precedenti target militari a 5 miglia a Sud da al-Bab. Secondo ufficiali dell'intelligence americani, i bombardamenti russi sulla città sarebbero cominciati alla fine di dicembre.

L'estremo tentativo di Obama di «riprendersi» Erdogan
L'iniziativa americana a supporto dei turchi di cui ha parlato il Washington Post sarebbe giunta invece a seguito dell'attivismo russo e dopo che, secondo il New York Times, alcuni ufficiali turchi si sarebbero lamentati per la mancanza di supporto aereo americano. Lamentele a cui gli ufficiali Usa avrebbero risposto facendo riferimento a una decisione turca di vietare agli Stati Uniti di volare con droni di ricognizione intorno all'area di al-Bab. Lo sfondo è quello di un progressivo logoramento delle relazioni tra Ankara e Washington, a causa della mancata estradizione dell'ayatollah Fethullah Gulen e per il supporto americano ai curdi. Divergenze che, inutile dirlo, hanno favorito le temporanee convergenze tra Erdogan e Putin, che in Siria hanno condannato gli Usa di Obama all'isolamento. Nonostante i (disperati) tentativi in extremis del Presidente uscente di rientrare in gioco.