28 aprile 2017
Aggiornato 21:30
Colloqui a Mosca tra Cina, Pakistan e Russia

Dalla Siria all'Afghanistan: il nuovo protagonismo diplomatico di Putin nei principali focolai del Medio Oriente

Nelle scorse ore a Mosca si sono tenute due trilaterali sintomatiche del nuovo protagonismo internazionale russo: quella con Iran e Turchia sulla Siria, e quella con Cina e Pakistan sull'Afghanistan

Il presidente russo Vladimir Putin. (© Frederic Legrand COMEO / Shutterstock.com)

MOSCA - Dopo i colloqui trilaterali che si sono tenuti alcuni giorni fa sulla Siria a Mosca, e che hanno riunito le tre delegazioni russa, turca e iraniana, anche su un altro caldo dossier mediorientale la diplomazia internazionale sta evidenziando una nuova geometria, che vede due (pur giovani) costanti: da un lato, il protagonismo della Russia; dall'altro, l'assenza degli Stati Uniti. Nelle scorse ore, infatti, nella capitale russa si sono tenuti dei colloqui con i rappresentanti di Cina e Pakistan in merito al deteriorarsi della situazione in Afghanistan, ingiustamente pressoché ignorata dalle cronache internazionali.

Le preoccupazioni per la crescente influenza dell'Isis
La preoccupazione delle tre potenze, infatti, riguarda la crescente influenza che l'Isis si sta ritagliando in Afghanistan, un Paese che è ancora dilaniato dalla guerra civile a 15 anni dal rocambolesco intervento americano. E’ di queste ultime ore la notizia che la prima top gun della storia afghana abbia chiesto asilo politico agli Stati Uniti, perché seriamente preoccupata per il progressivo deteriorarsi delle condizioni del suo Paese. Nei giorni scorsi, nella provincia di Ghazni, dove risiedeva il famoso sovrano turcofono Mahmud, è stato inoltre ucciso il principale esponente dei Talebani di Kunduz, il Mullah Firoz Jahadi. Certamente un duro colpo inferto ai Talebani, che tuttavia, per il raggiungimento di una pace duratura in Afghanistan, restano degli interlocutori inevitabili, visto che, dall'inizio dell'occupazione americana, non hanno fatto altro che estendere il territorio da loro controllato. Di fatto, ancora non esiste una strategia duratura per assicurare la pace al martoriato Paese dell'Asia centrale: perché il Governo afghano, nei confronti dei Taliban, alterna il dialogo alla lotta, il bastone alla carota, approccio che però è ancora insufficiente per condurre negoziati che possano porre buoni presupposti. Non solo: Kabul deve anche tener presente che i Talebani, suoi nemici, sono però anche nemici dell'Isis, infiltratosi in Afghanistan e sempre più influente.

Il fallimento degli Usa e della diplomazia occidentale
La situazione, insomma, è decisamente difficile, e la diplomazia occidentale si è dimostrata largamente incapace di affrontarla. Non a caso, le iniziative di Russia e Cina affondano le loro radici proprio nell'insuccesso americano, nonché nell'attuale contingenza storica: il ricambio di amministrazione e il promesso disimpegno di Donald Trump consentono una progettualità in quel senso. D'altra parte, Mosca è direttamente interessata a raggiungere una stabilizzazione del problema afghano, visto che le province settentrionali del Paese minacciano gli equilibri di molte repubbliche dell'Asia centrale, comprese alcune regioni della Russia. Il tutto, poi, inquadrato in uno scenario di sempre maggior attivismo militare e diplomatico dimostrato da Mosca da un anno a questa parte, inaugurato con l'intervento in Siria, che ha scombussolato le carte nello scacchiere geopolitico globale.

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Perché Mosca interloquisce con il Pakistan
Un nodo fondamentale nella crisi afghana riguarda però la partecipazione nelle trattative del Pakistan, che le autorità di Kabul considerano principale elemento di instabilità, e sostenitore dei talebani. Tuttavia, il Paese pare destinato a entrare nell'Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (SCO), nella quale Russia e Cina giocano ruoli di primo piano. Verosimilmente, Mosca spera di poter usare il suo ruolo di leadership nella SCO per fare pressioni su Islamabad. Secondo l'esperto russo sul Pakistan Piotr Topychkanov, interpellato da Sputnik, la linea politica nella soluzione del problema afghano tra Russia, Cina e Pakistan sarebbe stata una iniziativa prettamente ideata da Mosca. Gli altri partecipanti sono infatti già coinvolti anche in trattative quadrilaterali con la partecipazione di Stati Uniti e Afghanistan, trattative che però, fino ad ora, hanno prodotto risultati decisamente modesti.

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Mosca dalla Siria all'Afghanistan... alla Palestina?
Il formato trilaterale ha accomunato questi colloqui con quelli condotti sulla Siria, che Mosca ha ospitato, e che ha visto impegnate le diplomazie russa, iraniana e turca, con la clamorosa esclusione di quella statunitense. Fotografia vivida della nuova geometria diplomatica internazionale in Medio Oriente, e dell'apparente eclissi degli Stati Uniti come «grande potenza imperiale». Proprio in queste ore, la Russia ha inoltre annunciato l'inizio del cessate il fuoco in Siria stabilito con la Turchia, che, salvo nuove, possibili, scintille, potrebbe preludere all'inizio di pur difficili negoziati politici. Dalla Siria all'Afghanistan, insomma, Mosca si sta ritagliando un nuovo ruolo di protagonismo militare e diplomatico nelle intricate crisi mediorientali. E chissà che Putin non riesca addirittura a tener fede all'intenzione, espressa non molto tempo fa, di poter giocare un ruolo proattivo nella ricerca di una soluzione nel conflitto israelo-palestinese, in questi giorni tornato di attualità a causa delle frizioni tra Obama e Netanyahu e dei piccati commenti di Trump.