27 maggio 2017
Aggiornato 11:30
Trump: Onu un club di chiacchiere

Israele, è gelo con la Casa Bianca di Obama. 618 nuove case a Gerusalemme Est

Dopo la risoluzione Onu che ha visto l'astensione degli Usa, sale la tensione tra Tel Aviv e l'amministrazione Obama. Accusata di aver orchestrato la coalizione anti-Israele

GERUSALEMME - Israele ha deciso di «ridimensionare» le relazioni con i Paesi che hanno votato a favore della risoluzione Onu contro la colonizzazione dei Territori palestinesi occupati. Smentendo le indiscrezioni su una «rottura» dei rapporti come atto di rappresaglia diplomatica, il portavoce del ministero israeliano degli Esteri, Emmanuel Nahshon, ha detto che lo Stato ebraico ha «temporaneamente ridotto» le visite e i lavori con le ambasciate di certi Paesi, senza fornire ulteriori dettagli.

Una riduzione dei lavori diplomatici
Non è possibile, ha detto alla radio miliare il viceministro degli Esteri Tzipi Hotovely, «venire in Israele a prendere lezioni di lotta anti-terrorismo, di cyberdifesa, o a studiare tecnologie agricole e poi fare quello che si vuole all'Onu», precisando che le visite all'estero non devono essere sospese, in quanto preziose occasioni per spiegare le proprie posizioni. Questo, mentre il Comitato della pianificazione locale a Gerusalemme domani intende dare il via libera alla costruzione di altri 618 appartamenti nei quartieri a maggioranza araba di Gerusalemme. Una decisione presa prima del voto del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, sottolinea il quotidiano Haaretz, ma che «conferma il trend registrato nell'ultimo anno di un forte aumento dei permessi di costruzione per Gerusalemme Est».

Ritorsioni
Dopo il voto della risoluzione, passata grazie all'astensione senza precedenti degli Usa, Israele ha anche annullato la visita del premier ucraino Volodymyr Groysman (l'Ucraina ha votato a favore) ed è circolata la voce della cancellazione di un incontro a Davos tra il premier Bwenjamin Netanyahu e la collega britannica Theresa May, poi smentita.

Convocato l'ambasciatore americano
Degna di nota, la decisione del primo minsitro israeliano Benjamin Netanyahu di convocare l'ambasciatore americano in Israele, Dan Shapiro, per discutere della risoluzione Onu che condanna gli insediamenti israeliani nei Territori palestinese. La convocazione è avvenuta dopo che il governo israeliano aveva già convocato gli altri ambasciatori dei paesi che siedono nel Consiglio di sicurezza.

La risoluzione
Venerdì sera, al Palazzo di Vetro delle Nazioni unite, la risoluzione, la prima di condanna di Israele dal 1979, è passata grazie al voto favorevole di 14 membri del Consiglio di Sicurezza Onu e soprattutto grazie all'astensione degli Stati Uniti, suscitando l'ira del governo conservatore guidato da Netanyahu. Il premier ha chiesto al ministero degli Esteri di preparare un «piano d'azione» da presentare entro un mese al gabinetto di sicurezza su come Israele debba trattare le future relazioni con le istituzioni delle Nazioni unite. «Faremo tutto quanto sarà necessario affinché Israele esca incolume da questa vergognosa decisione», ha dichiarato Netanyahu, citato da Haaretz.

Gli ambasciatori convocati
I rappresentanti di 10 dei 14 membri del Consiglio di sicurezza che avevano votato a favore del testo erano stati convocati domenica in giornata presso il ministero degli Esteri israeliano, ha spiegato il portavoce Emmanuel Nahshon. Venezuela, Malaisia, Senegal e Nuova Zelanda - i quattro Paesi che hanno presentato la risoluzione - non sono stati convocati perché non hanno relazioni diplomatiche con lo stato ebraico. Fra i rappresentanti stranieri convocati, solo l'ambasciatore americano ha parlato direttamente con Benjamin Netanyahu, che assume ad interim anche il portafoglio degli esteri oltre alla funzione di capo del governo. Non è stato reso noto alcun dettaglio sul contenuto dell'incontro.

Le critiche di Donald Trump
La vicenda potrebbe avere pesanti contraccolpi sui rapporti, tradizionalmente amichevoli, tra Tel Aviv e Washington, e aggiunge freddezza alle tensioni tra Barack Obama e Benjamin Netanyahu che hanno costellato l'amministrazione Usa uscente. Il prossimo presidente Usa, Donald Trump, ha invece criticato le Nazioni Unite, che in un tweet definisce «solo un club dove la gente si ritrova a fare chiacchiere e divertirsi»: una critica che arriva sulla scia dell'indignata reazione di Israele all'approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza Onu della risoluzione che chiede allo Stato ebraico di rinunciare alla sua politica di insediamenti a Gerusalemme Est e nei territori palestinesi. Il presidente eletto degli Stati Uniti precisa che il Palazzo di Vetro «ha un potenziale talmente grande» che però al momento viene sprecato in azioni, lascia intendere, senza futuro.

Le accuse israeliane alla Casa Bianca di Obama
Di certo, la tensione con l'amministrazione Obama è palpabile. Secondo l'ambasciatore israeliano Bob Dermer, la Casa bianca avrebbe orchestrato una «coalizione» contro Israele nel voto della scorsa settimana presso le Nazioni unite. Il diplomatico, in un'intervista alla CNN, ha sostenuto che il suo governo intende mostrare le prove della presunta manovra da parte americana all'amministrazione entrante di Donald Trump a tempo debito. «Quel che è vergognoso è che gli Stati uniti sono dietro questa coalizione. Io penso che sia stato molto triste, veramente un capitolo vergognoso», ha detto il diplomatico israeliano. "Noi - ha aggiunto - abbiamo la chiara prova di questo. Presenteremo questa prova alla nuova amministrazione attraverso i canali appropriati . E se vogliono condividerla con il popolo statunitense, lo potranno fare», ha detto Dermer, aggiungendo che il governo israeliano è «profondamente deluso» da Washington per il voto Onu. Dermer ha anche accusato l'amministrazione Obama di aver aiutato i palestinesi a «condurre una guerra diplomatica e legale contro Israele».

(con fonte afp)