17 gennaio 2017
Aggiornato 13:30
Dopo la strage di Berlino

E se Berlino, come Nizza e le altre, non fosse terrorismo islamico?

Nella strage di Berlino e in quelle che l'hanno preceduta si ritrovano messi in pratica i consigli pubblicati online dai terroristi su come colpire gli infedeli. Ma c'è anche chi, questi attacchi, li spiega in tutt'altro modo

Polizia berlinese al mercatino di Natale colpito dall'attentato. (© Tobias SCHWARZ (AFP/File))

BERLINO – In questi giorni di paura e scoramento, dopo che il terrore è tornato a bussare alle porte dell'Europa con la terribile strage di Berlino in cui ha perso la vita anche una nostra connazionale, torna d'attualità un manualetto, pubblicato nel lontano 2004 online e intitolato, in arabo, «Idarat at Tawahoush». Espressione che, tradotta in italiano, significa all'incirca «La gestione della barbarie». L'autore, Abu Bakr Naji, è pressoché sconosciuto, ma il suo nome compare più di recente a firma di qualche articolo comparso su Inspire, magazine patinato di Al Qaeda. Perché l'opuscolo non è altro che una guida, di 250 pagine, alla realizzazione dell'obiettivo primario dei jihadisti: spargere caos e terrore.

Il manualetto del 2004: «La gestione della barbarie»
Non è difficile ritrovare in quelle righe pezzi dell'orrore di Berlino, ma anche di Parigi, Nizza e Bruxelles. La parola chiave rimane la violenza, ma un ruolo fondamentale ricopre la sua diffusione online come strumento di propaganda e adescamento. Le stesse decapitazioni a cui l'Isis ci ha abituati erano teorizzate già nel 2004 come parte di una moderna strategia propagandistica. La violenza è teorizzata come strumento non solo per diffondere terrore, ma anche per creare spaccature nella società, diffondendo quella spaventosa sensazione di «essere in guerra» che tutti noi proviamo in queste ore, e abbiamo provato dopo Parigi, Nizza e Bruxelles.

«Come sopravvivere in Occidente»
In realtà, sono tanti i manualetti del terrore «fai da te» che circolano in rete a cui gli aspiranti jihadisti possono far riferimento. Nel marzo del 2015, lo Stato islamico ha dato alle stampe un libro intitolato «Come sopravvivere in Occidente. Una guida per i mujaheddin», in cui vengono illustrate le tecniche per mimetizzarsi tra gli occidentali senza farsi riconoscere. L'autore, che rimane coperto dall'anonimato, afferma di studiare il «jihad globale da più di dieci anni», e per questo motivo di conoscere molto bene i diversi gruppi terroristici nel mondo e la loro strategia per «raggiungere il successo». L'opuscolo si propone come foglietto di istruzioni per lupi solitari, o per gli adepti tornati in Occidente per colpire. L’aspirante terrorista non deve dare nell’occhio: deve rappresentare una cellula dormiente «che si attiva nel momento giusto, non appena l’Umma ne ha bisogno». I consigli forniti dall’anonimo reclutatore di spie sono semplici e diretti: fondamentale adeguare il proprio look, la propria identità e persino la propria voce agli usi e costumi degli infedeli. Prima mescolati – insomma –, e poi colpisci.

Dalle guide su come assemblare le bombe, alle istruzioni per kamikaze su aerei di linea
Ma le linee guida diffuse dall'organizzazione per compiere attacchi sono numerose: dalle informazioni su come assemblare granate con semplici articoli per la casa pubblicate in rete nel marzo 2014, alle indicazioni precise sui bersagli da attaccare esposte, il 24 dicembre 2014, su Inspire. Il magazine di Al Qaeda, in quell'occasione, definì il Natale un'occasione propizia per colpire gli infedeli, un consiglio di drammatica attualità in queste ore, dopo la strage compiuta al mercatino di Natale di Berlino. E ancora, nel gennaio 2015 viene pubblicata online la guida aggiornata per i kamikaze sugli aerei di linea, con la descrizione di tutte le procedure per nascondere l'esplosivo e superare le perquisizioni. Il 16 novembre 2015, Dabiq – organo di stampa dello Stato islamico – intervista la mente degli attentati di Parigi, Abu Umar al-Baljiki, noto alle autorità con il nome di Abdelhamid Abaaoud. Che racconta in modo dettagliato quanto sia facile agire indisturbati in Europa.

«Utilizzate camion per colpire gli infedeli»
Risalgono allo scorso novembre le ultime indicazioni diffuse dall'Isis su come effettuare stragi in Occidente, pubblicate sulla rivista in lingua inglese di Daesh, Rumiyah. Anche in questo caso, la loro attualità è quasi spaventosa: «Utilizzate i camion come armi per colpire gli infedeli. Un camion di medie dimensioni non desterà sospetti, ma infliggerà più danni di un caccia militare», si legge. L'articolo prosegue: «Un veicolo lanciato ad alta velocità durante un evento di richiamo per i non credenti, farà una carneficina. I veicoli sono come i coltelli in quanto estremamente facili da acquisire. Ma a differenza dei coltelli, che se trovati in possesso possono destare sospetti, un veicolo non suscita assolutamente alcun dubbio a causa del loro uso diffuso nel mondo. Pur essendo parte essenziale della vita moderna, pochi comprendono la capacità mortale e distruttiva di un veicolo a motore». E conclude: «Un camion di medie dimensioni sarebbe l’ideale, evitate le piccole vetture ed i SUV. L’attacco di Nizza, in Francia, ha superbamente dimostrato le capacità mortali di un mezzo lanciato nella folla. Mohamed Salmene Lahouaiej-Bouhlel ha ucciso 86 persone, ferendone altre 434».

Coincidenze?
Ma c'è anche chi non è convinto che la generica etichetta di «terrorismo islamico» possa spiegare quanto accaduto a Berlino e, ancora prima, in occasione degli attentati precedenti, dove le falle di intelligence che pure dovrebbero essere le più avanzate del mondo sembrano pressoché inconcepibili. Il giornalista Maurizio Blondet, ad esempio, mette in evidenza alcune strane «coincidenze» che accumunano Berlino a Nizza. Come i documenti degli attentatori misteriosamente ritrovati in bella vista sui camion, una disattenzione  davvero macroscopica per chi voglia mettere a colpo un attentato senza finire intrappolato nelle maglie della giustizia occidentale. Il caso tedesco, in particolare, sarebbe particolarmente sospetto: perché, soltanto dopo aver arrestato un richiedente asilo pachistano, successivamente scagionato, la polizia avrebbe ritrovato il documento del tunisino attualmente ricercato sotto i sedili del veicolo. Blondet, oltretutto, ricorda che quella dei documenti degli attentatori è una vecchia storia, visto che i primi ad essere fortunosamente recuperati sono stati «quelli di un paio di terroristi dell'11 settembre».

E se non fosse terrorismo islamico?
Distrazioni sospette, secondo il giornalista, coincidenze ancor più ambigue. Anche perché la rivendicazione dell'Isis è avvenuta, come del resto puntualmente accade, attraverso il portale SITE, vecchia conoscenza per i «seguaci» di Blondet perché si tratterebbe più esattamente di «una farmacia di propaganda diretta da una ultra-SIONISTA ISRAELO-statunitense denominata Rita Katz». Un sito, in pratica, che la stampa occidentale vuol far credere un centro di controllo dei portali islamici, ma che in realtà sarebbe un vero e proprio organo di propaganda israeliano, volto ad adombrare, sotto il versatile cappello del terrorismo islamico, la reale matrice di eventi di questo genere. Una matrice che, a Berlino, come prima a Nizza e a Monaco, avrebbe lasciato un indizio: la presenza di uno «specialista dell’intelligence militare, vicino ai servizi segreti e consulente della Nato, israeliano decorato da Shimon Peres», che «era al mercato di Natale di Berlino, pochi minuti prima la carneficina». Altra coincidenza?