28 aprile 2017
Aggiornato 21:30
Carl Icahn consulente e Peter Navarro al Commercio

Nel team di Trump l'investitore di Wall Street e il falco anti-Cina

Due new-entry nel team di Trump: Carl Icahn, noto investitore miliardario di Wall Street, e Peter Navarro, economista già definito un «falco anti-Cina»

Il presidente eletto Donald Trump. (© Evan El-Amin / Shutterstock.com)

NEW YORK - Prende forma di giorno in giorno la squadra di governo di Donald Trump, dopo che il Collegio Elettorale ha confermato la sua elezione a presidente degli Stati Uniti nonostante le voci di possibili rivolte last minute, poi non verificatesi. Il tycoon ha in queste ore ufficializzato la scelta di un investitore miliardario per fornire consigli volti a una revisione delle regolamentazioni federali.

Icahn consulente speciale per la crescita
Si tratta dell'80enne Carl Icahn che sarà consulente speciale per «aiutare gli imprenditori americani a eliminare regole che uccidono l'occupazione e soffocano la crescita economica». Secondo il successore di Barack Obama, Icahn «non è soltanto un negoziatore brillante, ma anche qualcuno che è capace di prevedere il futuro, specialmente in campo finanziario ed economico. Il suo aiuto in campo di regolamentazioni che strangolano il nostro Paese sarà inestimabile».

Conflitto di interesse?
Già si parla, di nuovo, di conflitto di interesse, anche se in questo caso Icahn non sarà pagato e non dovrà rinunciare alle sue attuali attività finanziarie. Icahn - che si definisce un centrista e il cui nome era inizialmente circolato come potenziale segretario al Tesoro - controlla la raffineria CVR Energy il cui titolo ieri nel dopo mercato ha guadagnato oltre il 7%, allungando una corsa del 67% iniziata dall'Election Day e che gli ha garantito guadagni sull'investimento fatto di oltre 600 milioni di dollari. Non è un caso: Icahn ha aiutato a selezionare l'uomo nominato per guidare l'Agenzia per la protezione ambientale, uno che non ama le leggi 'verdi'.

Partecipazioni in molte aziende americane
Il miliardario - l'uomo che ha spinto affinché Apple premiasse i soci con il riacquisto di titoli propri e che aveva fatto pressioni affinché eBay si separasse da PayPal - vanta altre partecipazioni in cui le regolamentazioni hanno un ruolo cruciale. E' il caso del colosso assicurativo Aig, considerato un istituto importante da un punto di vista sistemico e che godrebbe della perdita di un tale status. E' lo stesso transition team a mettere in evidenza le sue partecipazioni «sostanziali o di controllo in numerose aziende americane» tra cui RJR Nabisco, Texaco, Philips Petroleum, Western Union, Gulf & Western, Viacom, Revlon, Time Warner, Motorola, Chesapeake Energy, Dell, Netflix, Apple ed eBay.

L'ennesimo uomo della finanza e delle multinazionali
Un altro uomo della finanza e delle multinazionali, insomma, nella squadra di Trump, che, da candidato dell'anti-establishment quale si era presentato in campagna elettorale, sta invece dimostrando di non disdegnare la scelta di businessman e big della grande finanza e del petrolio per ruoli di rilievo nella sua amministrazione.

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Già al lavoro
E non è finita qui: secondo il Wall Street Journal, Icahn sta giocando un ruolo cruciale nella selezione del prossimo numero uno della Securities and Exchange Commission, l'equivalente americano della Consob italiana. In questo caso la posta in gioco è alta: il successore di Mary Jo White sarà chiamato a decidere se gli attivisti saranno obbligati ad annunciare le loro partecipazioni più rapidamente rispetto al momento in cui vengono acquistate. Questo tipo di investitori preferirebbe regole meno stringenti mentre le aziende prese di mira le promuovono sostenendo che gli attivisti puntano a plusvalenze di breve termine e non tanto al futuro dei gruppi stessi. Come fatto in ambito finanzario, Icahn dirà che vuole aiutare il Paese tanto quanto le aziende in cui investe garantendo a lui e ai soci (e nel caso degli Usa, ai contribuenti) lauti compensi.

Un fedelissimo
La scelta di Icahn, insomma, dimostra come a Trump piaccia pescare tra i suoi fedelissimi, dato che lo stesso tycoon, che pure sembrava destinato a mandare in frantumi "il sistema", viene notoriamente dal mondo dei grandi affari. E infatti il presidente eletto ha detto che «Carl è stato con me sin dall'inizio», avendo offerto consulenza nel corso della campagna elettorale. La relazione tra i due è però di vecchia data. E' Icahn ad avere permesso una ristrutturazione del debito del Trump Taj Mahal, un casinò ad Atlantic City (New Jersey) che ha consentito a Trump di salvare la faccia. Quell'operazione fu messa a punto insieme a Wilbur Ross, un altro miliardario scelto per guidare il dipartimento del Commercio. Non è dunque una coincidenza che Icahn abbia brindato a quella nomina e a quella di Steven Mnuchin, un ex Goldman Sachs voluto per il dipartimento al Tesoro. Su Twitter il 30 novembre scorso aveva scritto che i due «avrebbero aiutato a fare quello che l'America ha bisogno più di tutto: stimolare le aziende a investire».

Orgoglioso
Dicendosi «orgoglioso» di lavorare al fianco del miliardario di New York, l'investitore ha voluto sottolineare come durante la presidenza Obama «i titolari americani di aziende siano stati colpiti da nuove regolamentazioni che hanno fatto perdere loro oltre 1.000 miliardi di dollari e più di 750 miliardi di ore» nella gestione di scartoffie. Ecco perché - ha detto - «è ora di mettere fine a regole eccessive e di lasciare fare ai nostri imprenditori quello che sanno fare meglio: creare posti di lavoro e sostenere le nostre comunità».

Peter Navarro, l'economista anti-Cina
Altro nuovo nome del team di Trump, quello di Peter Navarro, economista 67enne, che il tycoon ha posto alla guida di una nuova istituzione da lui creata, il Consiglio nazionale commerciale della Casa Bianca. Quest'ultima sarà un'istituzione responsabile delle politiche commerciali del Paese, e la scelta di Navarro è in piena conformità con le politiche che Trump ha preannunciato in campagna elettorale. L'economista, infatti, è noto per aver più volte criticato le politiche economiche della Cina verso gli Stati Uniti, punto forte della campagna elettorale del tycoon. Un falco anti-Cina, dunque, al commercio, con la fondazione, per giunta, di un organismo apposito, dimostrerebbe la «determinazione del presidente eletto di far tornare grande il settore manifatturiero statunitense e di dare a tutti i cittadini l'opportunità di lavorare in un posto di lavoro decente e con un salario dignitoso», ha reso noto il team di transizione presidenziale in un comunicato. Navarro, già consigliere di Trump in campagna elettorale, è anche autore di diversi  testi contro il «sistema Cina». «Nei suoi libri - si legge nel comunicato - documenta i danni inflitti dalla globalizzazione ai lavoratori americani, indicando la strada per aiutare la classe media».