26 aprile 2017
Aggiornato 02:00
Per il Guardian ne è direttore

Usa, nel curriculum di Tillerson spunta l'azienda petrolifera russo-americana con base alle Bahamas

Una rivelazione sul segretario di Stato scelto da Trump sta moltiplicando le polemiche. Rex Tillerson sarebbe infatti direttore di un'azienda petrolifera russo-americana con base alle Bahamas

Il segretario di Stato di Donald Trump Rex Tillerson. (© ERIC PIERMONT (AFP/File))

NEW YORK - L'annuncio che Tillerson sarà il segretario di Stato dell'amministrazione Trump è destinato ad alimentare polemiche e interrogativi sul nuovo corso della diplomazia a stelle e strisce. Nel mirino dei media, in particolare, i suoi legami con la Russia di Vladimir Putin. Tillerson, dalla poltrona della Exxon Mobil, non ha infatti risparmiato critiche alle sanzioni che hanno colpito Mosca; nel 2011 è riuscito a siglare un accordo con la Rosneft per lo sviluppo dell'Artico che gli ha garantito poco dopo l'Ordine dell'Amicizia dalle mani di Vladimir Putin, la massima onorificenza per uno straniero. E quando nel 2006 la ExxonMobil dovette sostituire il numero uno Lee Raymond, la scelta ricadde rapidamente su Tillerson, grazie alla sua conoscenza della Russia e agli stretti rapporti che ha maturato con l'establishment di Mosca. La Russia e i territori dell'ex Urss alla fine degli anni Novanta rappresentavano infatti la nuova frontiera dell'industria petrolifera.

La nuova rivelazione
In queste ore, però, è emerso un nuovo retroscena che moltiplicherà le polemiche. Perché il responsabile della politica estera di Washington è anche il direttore di un’azienda petrolifera russo-americana con base alle Bahamas, noto paradiso fiscale. Lo riporta il Guardian, citando documenti del 2001 emersi solo ora tra le rivelazioni di una talpa alla Süddeutsche Zeitung. Tillerson è stato direttore della sussidiaria russa Exxon Neftegas dal 1998. Un elemento prima mai emerso, e che potrebbe inasprire le critiche in vista della conferma della sua nomina in senato. Controversa, la scelta di una sede offshore come le Bahamas, che, pur legale, può risultare in contraddizione con il messaggio di Trump sul mettere «l’America prima di tutto». Secondo il quotidiano britannico, il nome di Tillerson compare insieme con altri di base a Houston, Mosca e Sakhalin, nella Russia orientale.

Trump già in contraddizione con se stesso?
In effetti, il messaggio incarnato da Donald Trump durante la sua campagna elettorale era stato di netta rottura rispetto all'establishment e a un sistema legato a doppio filo con i grandi centri di potere. Ora, invece, il team che il tycoon si sta costruendo intorno sembra sconfessare quelle promesse fatte in campagna elettorale, per la presenza di grandi uomini d'affari, big del petrolio e addirittura uomini di Goldman Sachs.

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Ma non deve stupire: Trump viene da quel mondo
Una circostanza che, in realtà, non dovrebbe stupire poi molto: perché Donald Trump, magnate dell'edilizia newyorchese che ha fatto crescere la fortuna ereditata dal padre, proviene notoriamente da quel mondo da cui pure, durante gli aspri mesi della campagna elettorale, sembrava in certo qual modo volersi smarcare per conquistarsi la fiducia di una classe media delusa e amareggiata. E se ancora nulla si può dire sulle politiche economiche che metterà in atto una volta entrato alla Casa Bianca, non stupisce, in fondo, se illustri rappresentanti di quel mondo in cui Trump ha costruito la sua carriera siano stati significativamente inclusi nella sua squadra di governo. Che pure, al momento, sembra tutto tranne che un team «anti-establishment».

La peculiarità del caso Tillerson
Il caso Tillerson è, su tutti, particolarmente interessante. In primis, perché l'industria del petrolio americana in generale non nutre grande fiducia verso le istituzioni politiche, spesso accusate di scarsa azione. Ma nella ExxonMobil, come nelle altre major, lavorano molti ex funzionari della Cia e dello Dipartimento di Stato. «Noi sviluppiamo progetti con orizzonti temporali di decine di anni - ha spiegato Tillerson in uno dei pochi interventi pubblici - e dobbiamo compiere precise analisi economiche e politiche».

Il rapporto con le precedenti amministrazioni
Gli interessi della compagnia sono stati prioritari rispetto a qualsiasi cosa, anche a costo di scontri frontali con Casa Bianca e Dipartimento di Stato. L'ultimo, in ordine di tempo, qualche anno fa quando Tillerson negoziò un accordo con il governo regionale curdo senza chiedere il permesso provocando l'irritazione di Barak Obama e del segretario di Stato preoccupati per la tenuta dei precari equilibri in Iraq. La risposta di Tillerson in una conference call con il Dipartimento di Stato fu lapidaria: «Io faccio tutto quello che è nell'interesse dei mie azionisti». Meno conflittuali i rapporti dell'industria petrolifera con l'amministrazione Clinton, e in particolare della ExxonMobil. Anzi. Verso la fine degli anni '90 molti osservatori e analisti ritenevano che erano le compagnie petrolifere a dettare la linea politica del Dipartimento di Stato, specialmente nelle repubbliche ex sovietiche con alcuni scandali che hanno sfiorato la Casa Bianca come l'affaire di Roger Tamraz, petroliere di origine libanese condannato per bancarotta, che fece circolare a Washington la voce che il Cremlino avrebbe partecipato al finanziamento della campagna elettorale di Al Gore.

I rapporti con la Russia
Non solo: sarà interessante osservare quale corso imprimerà Tillerson al Dipartimento di Stato americano, specialmente in termini di rapporti con la Russia. Un tema su cui il Presidente eletto sta già raccogliendo i dardi infuocati del Congresso e del Senato, molto meno propensi di lui a riprendere un dialogo costruttivo con Vladimir Putin.