17 gennaio 2017
Aggiornato 13:30
Il presidente eletto è già accerchiato

Tutti contro Trump. Quelle indagini sulle ingerenze di Mosca, e quella legge contro la «propaganda straniera»

Mentre esponenti democratici e repubblicani promettono indagini sul presunto ruolo della Russia nell'elezione di Trump, il Senato Usa approva una legge per «contrastare» la «propaganda straniera»

Il presidente eletto Donald Trump. (© Andrew Cline / Shutterstock.com)

NEW YORK - Non si è ancora ufficialmente insediato alla Casa Bianca, ma il cammino del presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump pare già accidentato. Perché Congresso e Senato hanno annunciato un'indagine a proposito della presunta responsabilità della Russia nell'influenzare l'esito delle elezioni statunitensi. Mitch McConnell, leader repubblicano al Senato, ha dichiarato che sosterrà le indagini del Congresso. Il tutto, dopo che nei giorni scorsi il Washington Post ha parlato di un rapporto della Cia che attesterebbe le attività di Mosca a favore della vittoria del tycoon.

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Per Trump sono accuse ridicole, ma i repubblicani non ne sono convinti
Accuse che Trump ha liquidato come ridicole e infondate, senza però, evidentemente, riuscire a convincere neppure il suo stesso partito. Che comprende, peraltro, lo zoccolo duro dell'élite anti-russa statunitense, come ha dimostrato lo stesso McConnell puntualizzando che "i russi non sono nostri amici»«Dobbiamo affrontare tutto questo partendo dall'idea che la Russia non ci augura il bene». McConnell ha poi reso noto che il senatore John McCain, a capo della commissione dei Servizi armati, condurrà una seconda indagine.

L'appello bipartisan
Il tutto è partito da una iniziativa di due tra i senatori repubblicani più influenti, John McCain e Lindsey Graham, che hanno diffuso un comunicato congiunto con il prossimo leader democratico in Senato, Chuck Schumer, e con il capogruppo democratico nella commissione per i Servizi armati, Jack Reed, in cui si dichiara che l'interferenza russa nelle elezioni «dovrebbe allarmare ogni americano». Secondo loro, il Congresso dovrebbe indagare, senza renderlo un argomento di parte «perché la posta in gioco è troppo alta per il nostro Paese».

I dubbi su Tillerson
Una proposta che ha subito trovato il favore di altri repubblicani, che ieri hanno chiesto un'indagine approfondita sulla possibile interferenza di Mosca, esprimendo anche dei dubbi su Rex Tillerson, l'amministratore delegato di ExxonMobil che Trump ha scelto come segretario di Stato, di cui si conoscono i forti legami con il presidente russo, Vladimir Putin.

L'annuncio di Paul Ryan, speaker repubblicano della Camera
Le conclusioni del rapporto della Cia hanno lasciato il segno, però, anche alla Camera, dove un altro repubblicano, lo speaker Paul Ryan, ha annunciato un’indagine simile a quella del Senato. «Come ho detto nel passato – ha spiegato Ryan – qualsiasi intervento straniero nelle nostre elezioni è inaccettabile. E qualsiasi intervento da parte della Russia è particolarmente problematico perché, con il presidente Putin, la Russia è stata un aggressore che ha costantemente minato gli interessi americani».

Anche il Collegio Elettorale vacilla
Non solo. Perché una settimana prima che il Collegio elettorale ratifichi l'elezione di Trumo, 10 suoi elettori – 9 democratici e 1 repubblicano – hanno chiesto conto della questione al direttore dell'intelligence James Clapper con una lettera aperta. Una lettera che nasconde un messaggio inquietante: prima di votare per ufficializzare l'esito, intendono conoscere la verità in merito al ruolo che ha avuto la Russia nella vittoria di Donald Trump.

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La legge sulla propaganda e sulla disinformazione
Il presidente eletto, dunque, a circa un mese dal suo insediamento, è letteralmente accerchiato, peraltro da una tenace opposizione bipartisan. Ma per avere un'idea più precisa dell'altissima tensione che si respira a Washington, si dovrà aggiungere un ulteriore tassello a questo scenario. Proprio in questi giorni, infatti, il Senato ha approvato un provvedimento chiamato «Countering Disinformation and Propaganda Act», che regola alcune questioni legate all'intelligence. Tra i tanti focus della norma, anche l'intento di «contrastare la propaganda straniera dalla Russia, dalla Cina e da altri nazioni». Nel comunicato di uno dei senatori che lo ha proposto, Rob Portman, si legge che il documento «migliorerà la capacità degli Stati Uniti di contrastare la propaganda e la disinformazione diffusa da governi stranieri stabilendo un'agenzia di coordinamento situata al Dipartimento di Stato che gestisca e moduli gli sforzi del governo nell'ambito della contro-propaganda».

Azioni contro Russia e Cina, risposte alla propaganda straniera
Il disegno di legge, dunque, «aumenta le autorità, le risorse e il mandato» del Global Engagement Center per prendere provvedimenti nei confronti di attori statali quali Russia e Cina, «oltre a estremisti violenti». Come se non bastasse, il documento mira a mettere a punto strategie di «risposta», stabilendo ad esempio un fondo per «educare» i giornalisti locali e fornendo sovvenzioni a ong, associazioni, organizzazioni della società civile, media e aziende capaci di collaborare alla causa.

Un «ministero della Verità» negli Usa?
Secondo Zero Hedge, uno dei siti di recente inseriti nella «lista nera» da parte di un rapporto citato dal Washington Post sulle fake news – quello di PropOrNot di cui abbiamo parlato qui –, Washington non sarebbe per nulla lontana dall'aver stabilito un «ministero della Verità» al Congresso. Non solo: ZeroHedge parla di attentato alla «libertà di stampa», e di un «drammatico ritorno alla guerra di propaganda dell'era della Guerra fredda». Un ultimo scampolo dell'era di Obama, mentre a grandi passi (e in mezzo, come si vede, a grandi timori) si avvicina quella di Donald Trump. Colui che la stampa occidentale già negli scorsi mesi ha già bollato come «il cagnolino di Putin».