28 aprile 2017
Aggiornato 21:30
Un clamoroso shift, non solo retorico

Se ora la Merkel chiude le porte ai migranti per salvarsi il trono dai «populisti»

Con le elezioni alle porte e l'ondata populista in Ue, Angela Merkel sembra persuasa a «sacrificare» i migranti per tenersi il trono. Tornando ad assomigliare alla donna che fece piangere in mondovisione una piccola rifugiata palestinese

La cancelliera tedesca Angela Merkel. (© POOL/AFP/File)

BERLINO - E' stata rieletta a capo della Cdu, il partito dei cristianodemocratici tedeschi, con l'89,5% dei voti, ma non era questa la sfida più difficile per Angela Merkel di qui ai prossimi mesi. Perché è vero, quella percentuale è la seconda più bassa da quando è leader del partito, e la peggiore nella sua storia da Cancelliera. Ma ciò che veramente preoccupa la Merkel, sovraccaricata del titolo - assegnatole dalla stampa occidentale e, indirettamente, da Barack Obama - di «ultimo baluardo» dell'attuale ordine mondiale dopo la vittoria di Trump, è il vaglio degli elettori che arriverà il prossimo autunno. Elezioni che lei stessa ha definito le più difficili dalla riunificazione tedesca a questa parte. 

La vera sfida sarà alle urne
Intendiamoci: non che la Cancelliera non abbia ottime chance di venire rieletta. Ma i venti avversi che soffiano in tutta Europa (e addirittura negli Usa) preannunciano una sfida tutt'altro che priva di ostacoli. Non è affatto un caso che l'AfD di Frauke Petry vada forte nei sondaggi, e abbia acquisito, soprattutto con la crisi dei rifugiati, un consenso impensabile per un Paese come la Germania. Un Paese che, indelebilmente segnato dalla cicatrice del nazismo, è storicamente allergico alle ricette dell'estrema destra, la quale invece, dopo aver ricevuto legittimazione popolare in occasione delle recenti elezioni amministrative, è ufficialmente pronta a entrare nel Parlamento federale.

Scenari imprevedibili
Così, con Donald Trump alla Casa Bianca e mezza Europa in balia dell'ondata cosiddetta «populista», la Merkel sente su di sé il peso delle prossime elezioni. Che saranno significative non soltanto per il destino del suo Paese, ma anche per l'intera Ue, sempre più debole e barcollante. L'ultimissima batosta è stata quella del referendum italiano, che apre ora scenari, a lungo termine, decisamente imprevedibili. Al punto che l'illustre quotidiano britannico Financial Times giura che il voto italiano finirà per innescare una nuova crisi dell'Eurozona, sbalzando il Belpaese fuori dall'euro.

Il livore di Angela verso i «populisti»
E mentre anche la Francia si prepara ad andare alle elezioni, con una Marine Le Pen più agguerrita che mai, la Merkel sa di essere rimasta l'ultima certezza di questa Unione ormai malata terminale. Sarà forse per questo che, durante il congresso del suo partito, ha manifestato tanto livore nei confronti dei cosiddetti «populisti» europei e tedeschi, mettendo in discussione la loro pretesa di rappresentare il «popolo». La Cancelliera ha attaccato in particolare  lo slogan «Noi siamo il popolo», scandito nelle manifestazioni del movimento tedesco di estrema destra Pegida, che riecheggia quello degli abitanti della Repubblica Democratica Tedesca (Ddr) che alla fine del 1989 chiedevano la fine della dittatura comunista. «Noi tutti insieme stabiliamo quale è il popolo, non solo alcuni, non importa quanto urlino», ha rimarcato.

L'inversione a U sull'immigrazione
Sarà inoltre probabilmente per questo che, subito dopo aver attaccato i populisti, celebri per le loro posizioni anti-immigrazione, la Merkel ha voluto rassicurare i suoi colleghi di partito e, indirettamente, tutti i tedeschi, con una evidente retromarcia rispetto a quella che è stata ribattezzata la sua «politica delle porte aperte». E non solo perché ha assicurato che una «situazione come quella dell'estate 2015», quando in Germania sono giunti migliaia di migranti, «non può e non deve ripetersi»«E' stato ed è il nostro e il mio obiettivo politico», ha chiosato. Neppure soltanto perché ha espresso con forza  la sua intenzione di difendere i valori della Germania e dell'Europa, affermando di voler vietare il velo integrale, «laddove è legalmente possibile», e ricordando che «la legge tedesca prevale sulla sharia», la legge islamica.  Ma soprattutto, per le politiche annunciate in questi giorni e perseguite nell'ultimo periodo in tema immigrazione. Politiche apparentemente ben più severe rispetto a quelle strenuamente difese fino ad ora.

100.000 deportazioni all'orizzonte
Come riportato dal Daily Express, infatti, pochi giorni fa, parlando a una conferenza di parlamentari conservatori a Neumünster, la Cancelliera ha rivelato che si aspetta che 100.000 migranti lascino la Germania quest’anno, un terzo dei quali saranno rimpatriati forzosamente. La Merkel ha detto che le autorità locali dovranno notevolmente accelerare il tasso dei rimpatri, anche forzati. Con una retorica molto dura e del tutto estranea ai toni degli scorsi mesi, la Cancelliera ha avvertito che «la priorità nei prossimi mesi è il rimpatrio, il rimpatrio e ancora una volta, il rimpatrio». Secondo il Daily Express, la Merkel avrebbe chiesto alle regioni di espellere tutti i migranti a cui sarà negato il diritto d'asilo, se necessario con la forza. E con un'inversione a U clamorosa, ha osservato: «Non può essere che tutti i giovani dell'Afghanistan vogliano venire in Germania». Scordatevi, insomma, quell'accorato «Wir Schaffen Das» («Possiamo farcela») dello scorso anno, quando migliaia di rifugiati si riversavano nelle stazioni tedesche accolte da folle festanti. La nuova Angela, assediata dall'onda anomala populista, ora pare determinata a mostrare il pugno duro.

Un cambio di passo che, silenziosamente, dura da mesi
E non sono solo parole: secondo alcune stime, negli scorsi 18 mesi a 215.000 migranti è stato negato il diritto di rimanere in Germania ottenendo lo status di rifugiati. In realtà, il cambio di passo nella politica migratoria è iniziato già alcuni mesi fa. La scorsa primavera, il ministro dell'Interno tedesco ha ridotto da tre a un anno il periodo di asilo concesso ai siriani prima del necessario rinnovo. Nello stesso periodo, il Bundestag ha approvato una legge che ha posto fine alla possibilità di richiedere il «ricongiungimento familiare» per chi riceve questa garanzia di un solo anno. E le deportazioni per i migranti cosiddetti «economici» sono notevolmente aumentate.

Il controverso accordo con l'Afghanistan
Ancora, lo scorso 6 dicembre la Merkel ha invocato una messa al bando del burqa nelle scuole e negli altri edifici statali. A ottobre, l'Ue ha raggiunto un controverso accordo con l'Afghanistan, consentendo di deportare, con voli charter e terminal riservati, un numero illimitato di richiedenti asilo afghani nel Paese asiatico dove ancora la guerra civile imperversa, ufficialmente verso città considerate più o meno «sicure». Un accordo, si sospetta, strappato dietro la minaccia, da parte dell'Ue, di non rinnovare gli aiuti europei a Kabul.

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Ma la Merkel è anche l'artefice dell'accordo con la Turchia...
D'altra parte, la politica migratoria di Angela Merkel è sempre stata piuttosto controversa, al punto che le mosse dell'ultimo periodo potrebbero non essere poi così in contraddizione con la linea seguita fin d'ora. Perché la Cancelliera è la stessa che, mentre assurgeva all'onore delle cronache per accogliere un milione di profughi, firmava l'ambiguo accordo sui migranti con il sultano Erdogan, affidandogli l'onere, in cambio di ciniche concessioni e generose elargizioni, di trattenere i richiedenti asilo sul suo territorio, che certo non si distingue per rispetto dei diritti umani né per standard di vita dignitosi per i profughi.

Dietro l'accoglienza
Anche a voler considerare soltanto l'indubbiamente alto numero di rifugiati accolti dalla Merkel negli ultimi due anni, la questione è più complessa di quel che sembra. Gli osservatori più cinici puntualizzano come Berlino abbia aperto le porte prevalentemente ai rifugiati siriani, la «crème» del flusso di profughi giunti in Europa, perché laici, istruiti e più appetibili per il mercato del lavoro tedesco. Noi del Diario abbiamo inoltre già sottolineato come, dietro alle porte aperte della Germania, si nasconda troppo spesso (almeno per il 30% dei nuovi arrivati) il tunnel del lavoro nero, sottopagato e senza diritti, ideale per alimentare il circolo vizioso della concorrenza sleale e del dumping salariale.

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Il ritorno dell'Angela che fece piangere la bimba palestinese
Ad ogni modo, lo shift non solo retorico della politica migratoria della Cancelliera, che pure è da sempre meno cristallina di quanto non riconosca la vulgata, è piuttosto evidente. Ed è difficile da non ricondurre alla complessa situazione politica in Germania e in Europa. Di fronte all'inarrestabile ondata populista che minaccia di spazzare via l'intera sua eredità, Angela ha deciso per il cambio di passo. Tornando a vestire i panni della donna che fece piangere in mondovisione una bimbetta palestinese, dopo averle spiegato i pragmatici motivi per cui difficilmente, lei come tanti altri, sarebbe potuta rimanere in Germania.