27 febbraio 2017
Aggiornato 15:00
«Non siamo razzisti, ma realisti»

L'anti-Merkel Frauke Petry: vi spiego com'è la «mia» Germania (senza euro, Ue e immigrati)

Aspira a scalzare la Cancelliera dal suo trono, ma sa che, prima che al governo, bisogna andare all'opposizione. E sulla «sua» Germania ha le idee chiare: stop all'euro, all'Ue di oggi e agli immigrati

La leader dell'AfD Frauke Petry. (© ODD ANDERSEN / AFP)

BERLINO - E' l'astro nascente dell'estrema destra tedesca, quella anti-europea e anti-immigrazione rimasta del tutto assente in Germania dalla fine della Seconda Guerra Mondiale agli ultimi anni. La leader dell'AfD («Alternativa per la Germania»), partito che negli ultimi tempi è riuscito a modificare in modo sostanziale il panorama politico tedesco, è lei, Frauke Petry, 41enne, madre di quattro figli, un dottorato in chimica, che aspira a scalzare, prima o poi, l'attuale prima donna della Germania Angela Merkel. 

L'anti-Merke Frauke Petry
Petry, a capo dell'AfD da circa un anno e mezzo, ha portato il partito a mettere a segno alle scorse regionali uno storico 20% in Pomerania - feudo elettorale della Cancelliera - e un altrettanto ragguardevole 25% in Sassonia, che sarà il suo collegio alle elezioni del prossimo autunno. Elezioni che si preannunciano - lo ha affermato anche la Merkel - come «le più difficili dalla riunificazione tedesca del 1990».

Prima all'opposizione, poi al governo
Intervistata dall'Espresso, la giovane anti-Merkel ha tratteggiato i confini del Paese che vorrebbe costruire, e di un progetto politico radicalmente diverso da quello proposto dall'attuale Cancelliera. Ma Petry è prudente e realista: «Al momento punto ad essere la capolista di AfD per entrare nel Parlamento nazionale e diventare capogruppo del principale partito di opposizione. A quel punto, alle elezioni del 2021, posso correre per la Cancelleria. Ma una cosa alla volta: prima viene l’opposizione, poi il governo», sottolinea.

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La spinta di Trump
Di certo, un bell'incoraggiamento è giunto proprio da oltreoceano, con l'inattesa vittoria di Donald Trump. «Penso che Trump rappresenti un buon cambiamento democratico e spero possa portare discontinuità in politica estera, soprattutto nei rapporti con la Russia. Hillary Clinton mi ricorda Angela Merkel: incarnano l’establishment, il potere. Trump è il rinnovamento», afferma.

Le parole d'ordine dell'AfD
Quanto alle ricette di politica interna, Petry ha le idee chiave: le parole d'ordine del suo movimento sono «la fine dell’euro, la riforma dell’Unione europea, un programma diverso sull’immigrazione e nuove politiche per la famiglia». Anche se ammette che il successo dell'AfD dipende in larga pare anche dal fallimento di Cdu e liberali. Perché «oggi in Germania chi è conservatore non ha più una patria».

Gli errori della Cancelliera: in primis l'euro
Di certo, la vocazione da anti-Merkel ce l'ha nel sangue. Perché alla Cancelliera la 41enne imputa di aver «svuotato di senso la parola 'conservatori'». In primis con le sue politiche di accoglienza nei confronti degli immigrati. Politiche che, al pari di quelle economiche, «devono essere fermate». A livello economico, per Petry Angela Merkel è innanzitutto colpevole di aver introdotto l'euro, una «moneta inappropriata per un continente così diverso».  «Per i tedeschi», spiega, «è una moneta debole, mentre per Grecia, Portogallo, Italia e Francia è troppo forte. Per colpa dell’euro dobbiamo imporci tutti quanti dei tagli al welfare. E chi ci rimette di più sono i piccoli risparmiatori e chi ha sempre pagato le tasse. Per colpa dell’economia, la pace conseguita dall’Europa dopo la Seconda guerra mondiale è a rischio». E se non fosse che la Costituzione tedesca vieta di indire referendum, Petry partirebbe proprio da lì: dal chiedere, cioè, ai tedeschi di esprimersi sull'euro. 

L'Ue? Potrebbe avere le ore contate
Quanto all'Ue, la leader dell'AfD è convinta che, se non cambierà radicalmente, potrebbe avere le ore contate: «Se l’Unione non cambia radicalmente, se non ritorna allo spirito dei Trattati di Roma del 1957, molti paesi come Danimarca, Austria o Paesi Bassi potrebbero chiedere di uscire. E a quel punto anche la Germania, specialmente se scopriremo che il Regno Unito dalla Brexit avrà tratto dei vantaggi economici».

Per difendere le frontiere anche le armi
Sull'immigrazione, Petry ha le idee ancora più chiare: il suo modello per l'Europa è il premier ungherese Viktor Orban, che si è comportato come «avrebbe dovuto fare la politica europea». Orban, però, per Petry è già in buona compagnia: perché anche in altri Paesi «spira un vento ostile alla retorica delle frontiere aperte». La leader dell'AfD ha anche confermato una sua affermazione che fece molto scalpore, a proposito della possibilità che la Polizia di Frontiera usi le armi per difendere le frontiere: «È la nostra legge a dire che come ultima ratio si possono usare le armi!», ha sottolineato. Specificando, poi, che si trattava solo di «una considerazione generale, non era nelle mie intenzioni evocare l’uso di armi da fuoco contro le persone».

No ai muri, ma stop a welfare e lavoro agli immigrati
Sui muri, però, Pertry sorprende: «Non sono favorevole ai muri alle nostre frontiere. Sono nata dietro la Cortina di Ferro ed è stato terribile per me crescere dietro a un muro», puntualizza. E aggiunge che, «se smettessimo di promettere agli immigrati soldi, lavoro e welfare», non sarebbe necessario fortificare i confini. La sua ricetta per limitare gli ingressi è quella già affermata in passato: «Semplice, dobbiamo trovare due isole extraeuropee, una per le donne e i bambini e una solo per uomini. Tutti i migranti in attesa di una collocazione, compresi quelli che per non essere rimpatriati fanno finta di non sapere da dove arrivano, li mettiamo lì, a tempo indeterminato. Sotto l’egida dell’Onu e trattati con umanità, s’intende. Ma senza più farli gravare sul nostro sistema sociale. Voglio proprio vedere se non si fanno tornare la memoria e non ammettono la loro reale provenienza».

Non si vergogna dei voti dei nazisti
L'AfD è davvero di destra? «Se sei contro l’establishment e sei un liberale vieni etichettato come uno di destra. Io non avrei problemi a usare questa definizione, ma in Germania non è certo una parola neutra, visto il nostro passato, e quindi è meglio di no», risponde. «AfD è un partito patriottico, nazionalista, conservatore e liberale». Non «razzista», ma piuttosto «realista". Ad ogni modo, dalla Petry nessun imbarazzo per aver preso i voti («meno dell'1%», specifica) del Partito Nazionaldemocratico, in pratica un partito neonazista. «Significa che queste persone hanno preferito votare un partito democratico come il nostro al posto dell’Npd», osserva.

Gli errori di Renzi, equidistanza da M5s e Lega
Petry non risparmia neppure una stoccata al premier italiano Matteo Renzi: «Il premier italiano ha ragione quando dice che questa Europa l’ha lasciato solo. Ma dal momento che la tecnologia consente di pattugliare il mare con i Gps, il problema dovrebbe essere prevenuto, cioè i migranti illegali dovrebbero essere intercettati dalla vostra Marina e dalle navi internazionali e condotti in territori extraeuropei, come le dicevo prima». A Renzi, Petry rimprovera di aver «appoggiato un sistema economico europeo sbagliato». Quanto alle alchimie politiche tra l'AfD e i «populisti» italiani - Lega Nord e M5s - la 41enne ricorre alla par condicio: «Non saprei dirle a chi siamo più simili. So che al parlamento europeo abbiamo eletto due deputati: uno sta nel gruppo con Salvini e Le Pen e l’altro sta con il vostro M5S».