4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
Il sultano avrebbe confessato il reale target del suo impegno militare

L'«idillio» (momentaneo) tra Putin ed Erdogan si infrange in Siria?

Le ultime dichiarazioni (poi ritrattate) di Erdogan a proposito del vero obiettivo dell'impegno militare turco in Siria (Assad) sembrano infrangere la momentanea convergenza d'interessi con Putin

Il presidente turco Tayyp Recep Erdogan e il suo omologo russo Vladimir Putin. (© OZANKOSE / AFP)

ANKARA - Le complicate e altalenanti relazioni tra Russia e Turchia potrebbero trovarsi nuovamente a un punto di svolta negativo. Perché, dopo la riconciliazione agostana tra Tayyp Recep Erdogan e Vladimir Putin, seguita a mesi di gelo dopo l'abbattimento di un jet russo da parte dei turchi, le due potenze sembravano aver trovato un inedito e contingente accordo sulla Siria, campo di battaglia dove erano tradizionalmente rivali. Erdogan, infatti, non ha mai nascosto la sua intenzione di mettere fine al regime alawita di Bashar al Assad, e insieme di troncare le mai sopite aspirazioni degli odiati curdi. Dal canto suo, Putin è intervenuto in Siria ormai più di un anno fa proprio a fianco di Assad, contro i ribelli e contro l'Isis.

Un reset che in Siria sembrava aver dato i suoi frutti
Ma il reset tra le due potenze, parallelamente alla ripresa dei rapporti economici ed energetici (si veda la «resurrezione" del progetto Turkish Stream), sembrava aver eccezionalmente riallineato Mosca e Ankara anche sul campo di battaglia turco. Perché, mentre la Russia non si è opposta all'operazione «Scudo dell'Eufrate» condotta dai turchi in funzione - si pensava - prevalentemente anti-curda, il sultano pareva mostrare una maggiore tolleranza nei confronti dello storico rivale sciita Assad.

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Erdogan e l'imprudente confessione
Gli equilibri, però, sembrano essere repentinamente cambiati nelle ultime ore. Almeno da quando, stando a quanto riportato dal quotidiano Hurryet, Erdogan avrebbe placidamente confessato quello che molti sospettavano, e cioè che il suo «Scudo dell'Eufrate» ha come fine ultimo quello di «mettere fine al regno del tiranno Assad (...) e nient'altro". "Non abbiamo mire sul territorio siriano.... siamo entrati per mettere fine al governo del tiranno Assad che terrorizza con il terrorismo di Stato. Non ci sono altri motivi per il nostro ingresso», avrebbe detto il sultano. Affermazione che ha comprensibilmente creato parecchia agitazione in quel di Mosca.

Le reazioni di Russia e Siria 
Le reazioni internazionali, in effetti, non si sono fatte attendere. «Questa è una dichiarazione molto grave che contraddice tutte le dichiarazioni precedenti», ha indicato alla stampa il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. «Speriamo ovviamente che i nostri alleati turchi ci diano nel più breve tempo possibile chiarimenti su questo argomento». Secondo Mosca le dichiarazioni di Erdogan sono in contrasto con tutti gli accordi, «innanzitutto le risoluzioni Onu 2254 e 2258, gli accordi e le decisioni del formato di Vienna e del formato di Losanna, e la Turchia è presente in tutti questi formati». Anche la Siria ha denunciato le dichiarazioni di Erdogan, sostenendo che mostrano chiaramente «che la palese aggressione turca contro il territorio siriano non è che il risultato di ambizioni e illusioni di questo despota estremista».

L'incontro tra Lavrov e Çavuşoğlu
Così, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov si è affrettato a incontrare il suo omologo turco Mevlüt Çavuşoğlu in cerca di un chiarimento. Un chiarimento che, ufficialmente, sembra essere andato a buon fine, vista la diplomatica dichiarazione finale di Lavrov: «Abbiamo parlato con incisività della più vasta gamma di questioni ma l'attenzione principale si è concentrata sulle questioni spinose internzionali, in particolare sulla situazione in Siria. Abbiamo unanimamente compreso che è necessario porre fine il più presto possibile alla minaccia terroristica in questo paese, interrompere la carneficina, avviare il processo di normalizzazione politica e risolvere i problemi umanitari», ha detto.

La retromarcia di Erdogan
Del resto, lo stesso sultano Erdogan, subito dopo aver suscitato le ire russe, ha fatto rapidamente marcia indietro, specificando che «l'obiettivo dell'operazione 'Scudo dell'Eufrate' non è un Paese o una persona, sono le organizzazioni terroristiche». "Nessuno deve dubitare su questa questione che affrontiamo regolarmente. Che nessuno commenti quello che noi diciamo in modo diverso», ha aggiunto nel suo discorso.

Ecco la vera natura dell'«idillio»
I dubbi, tuttavia, rimangono. Al punto che il vice ministro degli Esteri russo Sergej Ryabkov ha fatto capire che Mosca resta decisamente preoccupata da quanto detto dal sultano. Ryabkov ha anche dimostrato una certa disillusione a proposito dei rapporti con Ankara. Contribuendo, perlatro, a fare maggiore chiarezza in merito alla vera natura del riavvicinamento tra Mosca e Ankara, che alcune testate hanno dipinto come un idillio, ma che in realtà assomiglia di più a una momentanea e contingente convergenza di interessi: «Non abbiamo mai avuto dubbi sul fatto che queste mire appartengono agli USA e ad una serie di loro alleati, soprattutto nella regione», ha detto Ryabkov. «L'attuazione della loro politica siriana, diciamo. Non è un segreto. È stato più volte ribadito, sia a Washington sia ad Ankara, che nel futuro della Siria non figura Assad. Perciò dal punto di vista del contenuto non ci sono novità», ha daggiunto. Per il vice di Lavrov, la questione assumerebbe rilevanza se fosse confermato che gli attuali sforzi militari turchi si stanno concentrando sul rovesciamento del regime di Assad. «Le relative prese di posizione, le operazioni che tendono a questo obiettivo ci allarmano sicuramente», ha specificato. Un allarme che rimane, dunque, indipendentemente dalla tanto repentina quanto sospetta retromarcia del sultano.


 

(fonte AFP)