4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
Mentre nella Nato si teme l'«effetto Trump»

Ecco cos'ha deciso l'Ue in tema di difesa e di esercito comune

Mentre nella Nato si teme l'«effetto Trump», l'Ue si muove nella direzione di una più stretta cooperazione nella difesa. Ma l'esercito comune europeo rimane un tabù

Bandiere europee. (© jorisvo / Shutterstock.com)

BRUXELLES - Mentre nella Nato si teme l'«effetto Trump», con un maggiore disimpegno degli Usa in tema di sicurezza del Vecchio Continente, l'Europa si muove nella direzione di una più stretta cooperazione nella difesa, rispolverando l'annosa questione dell'«esercito comune europeo». La Commissione europea ha svelato infatti il suo «piano d'azione» per accelerare la ricerca in materia di difesa e la condivisione di equipaggiamenti militari nell'Ue, suscettibile di generare risparmi per decine di migliaia di euro in un momento di grande rigore di bilancio. Si tratta di mettere in piedi «un fondo europeo per la difesa», una parte del quale sarà consacrato alla ricerca su nuove tecnologie di difesa. La parte rimanente servirebbe invece come strumento finanziario per consentire ai Paesi membri di acquistare in comune gli equipaggiamenti necessari, ad esempio droni o elicotteri.

Investimenti nella ricerca e equipaggiamento comune
«La mancanza di cooperazione tra Stati membri nei settori della sicurezza e della difesa ha un costo annuo stimato tra 25 e 100 miliardi di euro», ha sottolineato la Commissione in un comunicato. Per gli investimenti nella ricerca, l'esecutivo Ue intende mobilitare le sue finanze fino a 90 milioni di euro all'anno entro il 2020. Un programma dedicato potrebbe poi raggiungere l'importo di 500 milioni di euro l'anno, si precisa nel comunicato. Per quanto riguarda la parte del fondo dedicato all'acquisto di equipaggiamento comune, dovrebbe raggiungere i 5 miliardi di euro all'anno, secondo una stima della Commissione che deve ancora essere perfezionata. Le proposte contenute in questo «piano d'azione per una difesa europea» devono ora essere discusse tra i 28 Paesi membri, in particolare al prossimo vertice dei capi di Stato e di governo del 15 e 16 dicembre.

Leggi anche «L'Europa e quel tabù dell'esercito comune»

Autonomia strategica
E se l'esercito comune continua a rimanere un tabù intoccabile, questi sforzi per dare all'Europa «autonomia strategica» in materia di sicurezza e di difesa intervengono in un momento di molteplici crisi nell'Ue (crisi migratoria, rapporti tesi con la Russia, ecc), ma anche di un possibile disimpegno americano dalla protezione del Vecchio continente, con la nuova amministrazione di Donald Trump. Il presidente eletto degli Stati Uniti ha infatti criticato, in campagna elettorale, il basso livello di spesa militare dei partner europei della Nato, lasciando intendere che anche gli Usa potrebbero decidere di ridurre la propria spesa.

Contro la frammentazione della difesa europea
Questo mese, in una conferenza a Bruxelles, il segretario generale dell'Alleanza atlantica Jens Stoltenberg ha deplorato la «frammentazione» dell'industria europea della difesa. «Gli Stati Uniti hanno un tipo di veicolo da combattimento per la fanteria, in Europa ne abbiamo 19. Loro hanno tre tipi di missili aria-aria, noi ne abbiamo tredici tipi diversi, (...) loro hanno quattro modelli di fregate, noi 29», aveva sottolineato, invitando gli europei a «spendere meglio».