4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
Annuncia che si escluderà 'totalmente' dalle attività

Come gestirà il suo conflitto di interessi Donald Trump?

L'impero milionario del tycoon newyorchese, secondo i media, entrerebbe in conflitto con l'attività di Presidente. Ma Trump ha promesso che si escluderà totalmente dalle sue attività. Basterà?

Il presidente eletto Donald Trump. (© Askanews)

NEW YORK - A differenza di altri, che pure entrarono alla Casa Bianca con un considerevole patrimonio, come George H.W. Bush e John F. Kennedy, il futuro presidente degli Stati Uniti, Donald Trump non ha ancora individuato una soluzione al conflitto d'interessi tra la sua rete di aziende in America e all'estero e l'attività di Presidente. il prossimo inquilino della Casa Bianca ha prospettato su Twitter una soluzione che lo escluderà «totalmente» dalla gestione della sua Trump Organization e che presenterà insieme ai tre figli maggiori il prossimo 15 dicembre.

La clausola della Costituzione 
Al di là dei (numerosi) conflitti d'interesse, sul presidente eletto pende la spada di Damocle di una clausola della Costituzione Usa, la Emoluments Clause, che vieta a chi ricopre incarichi pubblici di ricevere denaro da governi stranieri. Secondo vari giuristi Trump è esposto a violazioni della Emoluments Clause fin dal giorno dell'insediamento il prossimo 20 gennaio: basterebbe che un diplomatico straniero pagasse una camera presso uno degli alberghi di Trump perchè la norma venisse violata. In linea di principio sarebbe possibile avviare così la procedura d'impeachment, nella pratica estremamente improbabile visto che il Senato e la Camera sono in mano ai repubblicani, colleghi di partito del miliardario.

Politica estera
Trump ha significativi interessi in almeno una dozzina di Paesi, anche se la precisa estensione dei suoi affari è ignota, in parte per il rifiuto di pubblicare la sua dichiarazione dei redditi. Possiede o ha ceduto in leasing il suo nome per alberghi, campi da golf e altre proprietà in Paesi che spaziano dall'Azerbaigian alla Corea del Sud. Trump possiede anche una linea di prodotti commerciali, dall'abbigliamento all'arredamento, creati in gran parte all'estero. Il presidente eletto ha parlato di un divieto d'accesso per i musulmani negli Stati Uniti, ma fa affari in Paesi islamici; vuole lanciare una guerra commerciale con Pechino, ma alcuni dei suoi prodotti sono 'made in China'.

Russia
Trump ha parlato più volte in modo positivo della Russia, dove afferma di non avere affari. Mesi fa, già il Washington Post aveva sottolineato gli affari di Trump con il miliardario moscovita Aras Agalarov, presunto punto di contatto tra il presidente russo, Vladimir Putin, e Trump. La simpatia tra i due leader sarebbe appunto giustificata dagli affari, che riguardano anche gli oligarchi russi, desiderosi di investire negli Stati Uniti. Sul fronte americano è il figlio di Trump, Donald Junior, a seguire più da vicino gli investitori russi: «Rappresentano una quota sproporzionatamente elevata degli investimenti nei nostri asset» dichiarò Donald Junior a una conferenza di immobiliaristi nel 2008.

Banche
Il vasto impero di Trump si basa sui milioni di dollari ricevuti dalle banche più importanti, come Deutsche Bank, Goldman Sachs e Bank of China. Non solo, come per esempio nel caso della banca cinese, questi debiti potrebbero avere ripercussioni sulla politica estera, ma anche sul lavoro del dipartimento della Giustizia, che sta cercando un patteggiamento miliardario con Deutsche Bank per archiviare l'accusa di comportamenti scorretti nella vendita di obbligazioni legate ai mutui subprime. Come ricordava mesi fa il Wall Street Journal, almeno 2,5 miliardi di dollari sono stati concessi in prestito dall'istituto tedesco alle società associate a Trump. I confini dei suoi legami con il settore bancario, però, restano nebulosi, visto che le sue dichiarazioni dei redditi non sono state rese pubbliche. Vista la promessa di allentare le regole imposte con il Dodd-Frank Act, il presiedente eletto potrebbe finire nei guai, perché potrebbe dare l'impressione di favorire un settore che lo ha aiutato a costruire la sua ricchezza, secondo Politico.

Giustizia
Il lavoro del dipartimento di Giustizia appare tra i più a rischio di conflitti d'interessi nella prossima amministrazione. L'Fbi sta ancora esaminando la possibilità che la Russia abbia interferito nella corsa alla Casa Bianca con gli attacchi informatici contro il partito democratico e Hillary Clinton, per favorire Trump. Il prossimo segretario alla Giustizia potrebbe trovarsi di fronte alla volontà politica del Presidente di incriminare Clinton per l'uso di un serve privato di posta elettronica quando era segretario di Stato. Il dipartimento di Giustizia avrà inoltre a che fare con l'interpretazione di leggi contro la discriminazione razziale e di genere che potrebbe influenzare una serie di cause contro le imprese del Presidente. Attraverso i dipartimenti di Giustizia e Lavoro e la Equal Employment Opportunity Commission, l'amministrazione Obama ha generalmente favorito il rafforzamento delle leggi e delle loro interpretazioni a sostegno degli impiegati che potrebbero essere discriminati, come i transessuali. L'amministrazione Trump, invece, potrebbe propendere per un'interpretazione delle leggi a favore delle aziende, comprese le sue.

Fisco
Durante la campagna elettorale, Trump ha respinto le richieste di pubblicazione della sue dichiarazioni dei redditi, affermando che lo farà al momento appropriato, alla conclusione degli accertamenti di routine dell'Irs (l'Agenzia delle Eentrate, ndr). In pratica, gli accertamenti sono effettuati dal dipartimento del Tesoro, che sarà presto guidato da un uomo nominato da Trump.

Hotel
Lo staff per la transizione sta già affrontando un altro problema, riguardante un albergo di lusso che la società del presidente eletto ha appena inaugurato nell'Old Post Office Pavilion, che fa parte di un'area considerata sito storico nazionale, di proprietà federale, a pochi passi dalla Casa Bianca. Il Pavilion è stato preso in affitto per 60 anni dalla Trump Organization, per 180 milioni di dollari. Con Trump ormai pronto a giurare come Presidente, il ruolo della sua azienda nel gestire una proprietà federale solleva problemi etici e legali. Trump, molto presto, nominerà il nuovo leader del General Services Administration, l'agenzia indipendente del governo degli Stati Uniti che ha affidato alla Trump Organization la gestione del Pavilion. In un op-ed pubblicato sul Washington Post, due esperti hanno scritto che il conflitto d'interessi è così rilevante che la General Services Administration dovrebbe «porre immediatamente fine» all'affitto dell'edificio a favore di Trump, perché le regole proibiscono al governo di fare affari con dipendenti federali.

I dipendenti
Ci sono almeno nove accuse in sospeso sul tavolo della National Labor Relations Board (Nlrb), l'agenzia indipendente del governo statunitense che ha la responsabilità di far rispettare le leggi sul lavoro, riguardanti l'International Hotel Las Vegas di Trump. Secondo gli esperti, il Board si troverà di fronte, per la prima volta, un caso che coinvolge il presidente.

Energia e ambiente
Tra l'ambiente e gli affari, Trump non sembra avere dubbi sul favorire i secondi, visto che il cambiamento climatico, per lui, è una bufala inventata dai cinesi. Per questo, c'è un grande progetto che sta aspettando l'insediamento di Trump: il controverso oleodotto Dakota Access. Lunedì, lo United States Army Corps of Engineers, equivalente al Genio militare, ha deciso di sospendere la costruzione del progetto da 3,7 miliardi di dollari, lasciando così la questione in mano alla prossima amministrazione. Gli ambientalisti non solo sono preoccupati che Trump favorisca i progetti energetici a scapito dell'ambiente, ma anche dal suo possibile conflitto d'interessi, visto che risulta un suo investimento tra i 15.0001 e i 50.000 dollari nell'azienda di Dallas che sta cercando di costruire l'oleodotto, la Energy Transfer Partners.

Come risolverà la questione?
Ma come risolverà Trump la questione? "Anche se non sono obbligato a farlo per legge, sento che è importante, come presidente, non avere alcun tipo di conflitto d'interessi con i miei vari business. Perciò - ha scritto Trump, su Twitter - sono stati preparati i documenti legali che mi escluderanno completamente dalle operazioni legate agli affari. La presidenza è un incarico molto più importante!».

Attività delegate, ma le proprietà rimangono
Il New York Times fa notare come il miliardario abbia messo l'accento sulle «sue attività» piuttosto che sulle sue proprietà, cosa che fa capire che Trump continuerà ad essere il proprietario dell'impero: molti esperti sostengono che questa mossa lo renderà vulnerabile a possibili accuse di prendere decisioni da presidente per interessi personali. Per fugare ogni sospetto sarebbe invece utile vendere le sue proprietà a un ente esterno alla sua famiglia o magari creare un blind trust, cosa che per ora non è stata annunciata dal miliardario. Negli ultimi 40 anni ogni Presidente, nota il New York Times, ha posto i propri beni in un blind trust, lasciandoli nelle mani di un ente indipendente, non legato alla famiglia.

Fuori i figli dal team presidenziale?
Se poi Trump decidesse di dare la gestione ai figli, continua il quotidiano di New York, dovrebbe evitare ogni contatto tra questi e le attività di governo. Per esempio evitare che Ivanka partecipi a riunioni con leader internazionali, come invece è avvento la settimana scorsa con il primo ministro del Giappone Shinzo Abe. Ma lui questo l'ha già escluso: «secondo certa gente, non dovrei più vedere Ivanka» ha detto al New York Times.