4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
Nelle ore in cui Putin tiene il suo discorso alla nazione

Ucraina, al via esercitazione militare di Kiev in Crimea. Sale la tensione con Mosca

Sale la tensione tra Mosca e Kiev. L'Ucraina ha iniziato a lanciare missili vicino al confine con la Crimea in una esercitazione militare: per la Russia è una pericolosa provocazione

Al via un'esercitazione militare di Kiev al confine con la Crimea. (© Askanews)

MOSCA - «L'Ucraina ha iniziato a lanciare missili vicino al confine con la Crimea». Così la tv russa annuncia l'inizio delle esercitazioni decise da Kiev e vissute da Mosca come una sfida, poiché vicine al confine con la penisola annessa dalla Russia a marzo 2014. «Sono già iniziate e sono in pieno svolgimento», riporta il canale Ntv, citando fonti militari ucraine.

Riaccese le tensioni tra Kiev e Mosca
L'Ucraina ha quindi riacceso le tensioni con Mosca, avvertendo il Cremlino degli esercizi militari proprio nelle ore in cui Vladimir Putin tiene il discorso alla Nazione a Mosca e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavorv si trova in Europa (a Roma e in Vaticano).

L'esercitazione
Nel frattempo, una fonte dalla Crimea ha detto a RIA Novosti che le navi della Flotta del Mar Nero hanno occupato le zone di mare, al largo della costa occidentale della Crimea, al fine di assicurare la difesa aerea della penisola, al momento dei lanci dei missili da parte dell'esercito ucraino. Le navi in raggruppamento sono destinate a fornire una linea di difesa aerea.

La reazione moderata di Mosca
Il ministero della Difesa della Federazione Russa la scorsa settimana ha invitato l'attaché militare presso l'Ambasciata di Ucraina a Mosca di fornire una nota militare-diplomatica sui piani di Kiev sull'esercitazione nei pressi della Crimea. Quanto al Cremino, la reazione di Dmitry Peskov, portavoce di Putin è stata moderata, pur mettendo in guardia che tali esercitazioni potrebbero minacciare i voli civili internazionali che passano su quella rotta.

La contesa
Kiev sostiene che la Russia ha illegalmente annesso la penisola sul Mar Nero a marzo 2014 a seguito della cacciata di Viktor Yanukovich, presidente filorusso dell'Ucraina. La Russia invece considera la sua acquisizione della Crimea legale. Kiev ha avuto il sostegno della stragrande maggioranza della comunità internazionale che considera la Crimea - una regione in gran parte di lingua russa con circa due milioni di abitani - di essere parte dell'Ucraina.

A Minsk nessun progresso
I ministri degli Esteri ucraino, russo, francese e tedesco si sono riuniti nei giorni scorsi a Minsk senza riuscire a fare il minimo passo avanti verso una soluzione del conflitto per il Sud-est dell'Ucraina. «Nessun avanzamento», ha dichiarato dopo la riunione nel formato «normanno» il capo della diplomazia moscovita Sergey Lavrov. «Per il momento non è neppure possibile mettersi d'accordo sulle tappe da prospettare in termini di sicurezza e di riforme politiche», ha affermato il ministro degli Esteri russo, precisando che l'applicazione degli accordi di pace di Minsk «è bloccata». «Non possiamo purtroppo parlare di risultati promettenti», ha aggiunto il collega ucraino Pavlo Klimkin. In occasione del precedente vertice a livello di capi di Stato Berlino, lo scorso 19 ottobre, i presidenti russo Vladimir Putin e ucraino Petro Poroshenko si sono dati come obiettivo lo sblocco dell'impasse in cui versa la crisi del Sud-Est ucraino entro la fine di novembre. 

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Ambasciatore ucraino: Ue continui con le sanzioni
Che la tensione tra Mosca e Kiev sia ancora lontana dalla risoluzione lo dimostrano anche le affermazioni dell'ambasciatore ucraino a Roma Yevgen Perelygin, che ha dichiarato che l'Unione europea deve continuare a essere un «leader globale» e quindi continuare a fare pressioni sulla Russia attraverso sanzioni affinché si sieda a un tavolo per risolvere il conflitto in Ucraina orientale.  

Su Trump è ottimista
Interpellato sulla possibilità che il sostegno all'Ucraina possa scemare dopo l'elezione di Donald Trump, che ha espresso simpatie per il presidente russo Vladimir Putin, alla presidenza degli Stati uniti e con le richieste che arrivano da più parti per un alleggerimento alle sanzioni alla Russia, oltre che per il rischio che in alcuni paesi-chiave possano vincere forze più favorevoli a Mosca, l'ambasciatore ha espresso ottimismo. «C'è una grande differenza tra le promesse pre-elettorali e la realpolitik», ha spiegato Perelygin parlando di Trump. «Solo gli atto formali - ha continuato - potranno provare quali saranno le politiche ndel nuovo presidente». In questo senso, ha aggiunto, «sono fiducioso di poter mantenere i rapporti strategici avuti prima» mentre l'estrazione imprenditoriale di Trump «può spingere i rapporti economici».