4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
Bufera sul ministero dell'Ambiente tedesco. Che è in buona compagnia

Quei soldi del governo tedesco, cioè dei contribuenti, alla Clinton Foundation

Il ministero dell'Ambiente tedesco è finito nella bufera per milionarie donazioni a ridosso delle elezioni alla Clinton Foundation. Che però ha visto ridursi le donazioni straniere dopo la sconfitta di Hillary

L'ex candidata democratica Hillary Clinton e la cancelliera tedesca Angela Merkel. (© )

NEW YORK - Gli scandali, per la Clinton Foundation, non sono terminati con la sconfitta della candidata democratica Hillary Clinton alle elezioni presidenziali americane. Sta facendo scalpore la notizia, pubblicata dal quotidiano tedesco Die Welt, secondo cui il ministero federale dell'Ambiente tedesco sarebbe stato tra i finanziatori della campagna dell'ex First Lady ed ex segretario di Stato, versando fino a 5 milioni di dollari. Non direttamente, intendiamoci: la legge americana vieta che i candidati ricevano finanziamenti dai governi stranieri. Ma il dubbio che le donazioni benefiche da parte del Ministero di Berlino alla Clinton Foundation servissero in realtà a sostenere la candidata nella sua corsa alla Casa Bianca sussiste da parte di molti.

Quei soldi dei contribuenti tedeschi alla Clinton Foundation
Perché il partito della titolare dell'Ambiente tedesca, la socialdemocratica Barbara Hendriks, ha simpatizzato apertamente per la Clinton, osteggiando con particolare durezza il suo rivale Donald Trump. Il quale, peraltro, non ha mai fatto mistero in campagna elettorale di voler stracciare l'accordo sul clima di Parigi e di voler abbassare notevolmente gli standard di sicurezza ambientale negli Usa. Oltretutto, non è la prima volta che i finanziamenti provenienti da governi stranieri (in primis da Riad) e diretti alla Fondazione Clinton sono tacciati di avere tutt'altro scopo rispetto a quello prettamente benefico.

Spiegazioni ufficiali
Ad ogni modo, l’erogazione risulta essere stata effettuata nel terzo trimestre di quest’anno, proprio a ridosso delle elezioni per la Casa Bianca. Gli uffici del ministro Hendricks hanno inizialmente affermato che «il Ministero in linea di principio non fa elargizioni». In seguito, hanno ammesso che il versamento è avvenuto, ma è servito a sostenere «un progetto per la riforestazione e il recupero del paesaggio» in Etiopia e in Kenia. Un portavoce ministeriale ha comunicato di giudicare «positivamente» le esperienze fatte finora con la Fondazione Clinton.

Il dubbio
Giustificazioni che però non hanno convinto del tutto l’Unione Cristiano-democratica (Cdu), che insieme con i socialdemocratici dell’Spd forma il governo di Angela Merkel. «A quanto pare, i contribuenti tedeschi hanno dovuto finanziare, senza saperlo, la campagna elettorale di Hillary Clinton», ha osservato la deputata cristiano-democratica Vera Lengsfeld.

La bufera sul ministero degli Esteri svizzero
Di recente, anche il ministero degli Esteri svizzero è finito nella bufera per un finanziamento, rivelato dal domenicale Schweiz Am Sonntag, da mezzo milione di franchi versato tra il 2011 e il 2013 alla Clinton Foundation. La somma, fatta recapitare attraverso la Direzione dello sviluppo e della cooperazione, sarebbe servita per sostenere un progetto di riduzione della mortalità tra le partorienti e i nascituri in Liberia. Ma è saltato subito all’occhio il fatto che, all’epoca dei fatti, la Svizzera e le sue banche erano nel mirino del fisco statunitense, e che l’allora ministro socialista Micheline Calmy-Rey aveva pubblicamente ammesso di conoscere bene Hillary Clinton, precisando che «questa conoscenza può aiutare ad esempio nella questione della pressione del fisco USA sulle banche svizzere».

Le donazioni del ministero dell'Ambiente italiano
Anche dall'Italia sarebbero partiti finanziamenti a favore della Fondazione. Secondo un'interrogazione parlamentare presentata alcuni mesi fa dal senatore Lucio Malan, il ministero dell'Ambiente avrebbe fatto una donazione, di ammontare non precisato (tra i 100 e i 250mila dollari) all'ong della famiglia Clinton nel 2015, che ha insospettito Malan in quanto non indicata nel Bilancio dello Stato. Anche in questo caso, le tempistiche sono risultate sospette: guarda caso, proprio durante la campagna elettorale di Hillary.

L'Australia taglia i contributi dopo la sconfitta di Hillary
Ma se gli scandali non sono terminati con la sconfitta della Clinton alle elezioni, c’è da dire che dopo il risultato fallimentare alle urne i finanziamenti alla Fondazione si sono drasticamente ridotti. Un Paese che ha ridimensionato le donazioni, ad esempio, è l’Australia. Sputnik riporta le dichiarazioni del ministro degli Esteri Bishop, che ha di recente comunicato che l’accordo precedentemente raggiunto con la Fondazione non è stato più rinnovato. Secondo il quotidiano australiano Herald Sun, l’ex primo ministro Julia Gillard avrebbe donato anche 300 milioni di dollari al progetto, affiliato alla Fondazione Clinton, «Global Partnership for Education». E stando ai report della stessa ong, dall’Australia e dall’Agenzia australiana per lo Sviluppo internazionale sarebbero giunti dai 20 ai 50 milioni di dollari. Per il ministro degli Esteri, dal 2006 l’Australia avrebbe contribuito ai bilanci  della Fondazione Clinton e della sua «sorella» Clinton Health Access InitiativeClinton per 88 milioni di dollari.

Il caso norvegese
Ma l’Australia è in buona compagnia. I media norvegesi affermano che anche Oslo avrebbe tagliato il proprio contributo alla Clinton Foundation dell’83% dopo la sconfitta elettorale. Secondo il quotidiano locale Dagbladet, dal 2007 al 2015 la Norvegia avrebbe donato 584 milioni di corone norvegesi, pari a circa 70 milioni di euro, all’organizzazione dei Clinton, attestandosi praticamente alla pari dell’Arabia Saudita nella lista dei finanziatori.  Secondo il quotidiano Hegnar, invece, le cifre sarebbero addirittura maggiori, e il contributo sarebbe fortemente lievitato a partire dal 2014, quando si cominciò a subodorare la candidatura della Clinton alle presidenziali. Nel 2014, infatti, i finanziamenti sarebbero stati più che triplicati, passando a 129 milioni di euro, e sarebbero divenuti 174 milioni nel 2015, quando la notizia della candidatura della Clinton è stata ufficializzata.

Gli scandali rimangono, i fondi crollano
Sembra insomma che dopo la sconfitta elettorale della Clinton, la sua Fondazione sia divenuta molto meno appetibile tra i «generosi» donatori internazionali. Così, l’esito delle elezioni pare non aver compromesso soltanto la carriera politica dell’ex segretario di Stato, ma anche i bilanci della Fondazione di famiglia.