4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
Gli interessi della Germania prima di tutto

Cosa voterebbe Angela Merkel al referendum? Probabilmente «No»

Le riforme di cui "gode" la Germania, e che affossano l'Europa, non sono una grande opera di Angela Merkel. Arrivano dal suo predecessore di sinistra, Gerhard Schroeder

La cancelliera tedesca Angela Merkel (© Shutterstock.com)

BERLINO - Se fossimo cittadini tedeschi sarebbe uan buona idea votare per Angela Merkel (usando moltissima realpolitik, s'intende). Ma siamo italiani, e l’unica cosa che possiamo sperare è che la Cancelliera tedesca non trionfi troppo. Vincerà, anzi stravincerà, perché il suo operato ha trasformato radicalmente la Germania, portandola ad essere l’unico paese del mondo industrializzato ad avvantaggiarsi della crisi economica globale.

Le riforme economiche di Schroeder
La filosofia tedesca fu riassunta magistralmente da Luciano Gallino, solo pochi mesi prima di morire: «Noi lavoriamo sodo, sappiamo fare il nostro mestiere e amministriamo con cura il denaro pubblico e privato; quasi tutti gli altri, nella Ue, lavorano poco, sono degli incapaci e vivono al di sopra dei loro mezzi». Non esistono parole più tetragone che spieghino cosa pensano i tedeschi di se stessi e degli altri. Le riforme di cui «beneficia» la Germania non sono però opera di Angela Merkel, bensì del suo predecessore Gerhard Schroeder. Segretario del Spd, ovvero i socialisti di estrazione marxista, pianificò ed attuò quella che viene conosciuta come «Agenda 2010».

La tanto famigerata "Agenda 2010"
Operò su tre linee: la smobilitazione del welfare state, in particolare nel settore sanitario, la svalutazione del costo del lavoro, e la rimodulazione fiscale. Il piano Hartz, modulato in quattro parti, creava un sistema tipicamente neo liberale e poneva la Germania in una posizione di vantaggio. Il cuore delle riforme fu la creazione di una normativa giuslavorista centrata sui minijobs (lavoretti), e la decontribuzione sui profitti e sul lavoro. Le risorse vennero recuperate dal taglio delle risorse per il settore sanitario e in generale sul sistema previdenziale. Il passaggio non fu indolore e costò la carriera politica al duo Schroeder-Fischer, pensionati con largo anticipo rispetto i loro desideri.

L'approccio di "sinistra" al neoliberismo
I due, in fondo, avevano portato avanti uno schema che Tony Blair aveva già eseguito in patria, e ancor prima Bill Clinton negli Usa: l’approccio da sinistra di una ideologia neo liberista. La Germania di Schroeder giunse per prima alla svalutazione del costo del lavoro, ponendosi in una posizione di vantaggio rispetto la concorrenza. I «lavoretti», sgravati di costi fiscali, sono pagati circa 450 euro al mese, oggi corrispondono ad un quinto della forza lavoro tedesca, ovvero otto milioni di posti. Tutto ciò ha portato agli enormi surplus della bilancia dei pagamenti della Germania nei confronti dei paesi periferici, ed ha sostenuto la domanda interna. Da un punto di vista sociale non è chiaro quanto queste «riforme» abbiano creato un sistema sociale armonioso. Perché, come da manuale, il sistema neoliberale ha portato ad un polarizzazione della ricchezza senza precedenti, mitigata da un impianto di welfare che resiste agli urti del "cambiamento". 

Angela Merkel, la ragioniera del cambiamento
Frau Merkel ha ereditato il lavoro sporco che i suoi avversari politici hanno compiuto al posto suo. Il suo principale compito è stato mantenere alta la pressione sui concorrenti europei grazie al dominio del suo settore bancario, che ha messo sotto pressione gli Stati più indebitati. Si pensi al brutale defenestramento inflitto a Silvio Berlusconi, nonché all'umiliazione planetaria impartita al rivoluzionario greco Alexis Tsipras. Belligerante, sorridente, è giunta a fare la voce grossa perfino con la superpotenza russa.

Il rischio per la Merkel: concorrenzialità al ribasso verso l'industria tedesca
Un lavoro più centrato sulla distruzione delle nazioni concorrenti, viste come potenziali nemici della leadership tedesca in Europa. Il suo compito però potrebbe complicarsi nei prossimi anni. Le riforme che lei chiede a gran voce all’Italia, ma in generale lo fa con tutta l’Europa, potrebbero causare una forte concorrenzialità al ribasso nei confronti dell’industria tedesca, con esiti non prevedibili. Già oggi l’Italia con il Jobs Act tenta di competere sul piano della svalutazione del costo del lavoro: una ulteriore flessibilizzazione/precarizzazione del sistema potrebbe attrarre capitali in uscita dalla Germania. Ovviamente, è una considerazione lapalissiana questa, perché tale dinamica non può che portare al collasso del sistema economico e sociale. E’ il tutti contro tutti dell’ideologia neoliberale. Anche perché, ulteriori dosi di flessibilità in Germania non sarebbero accettate, se non dai migranti.

Esercito di riserva pronto all'uso
Oggi la socialdemocrazia tedesca non esiste più, e chi critica la dottrina Merkel lo fa per la politica sui migranti. La Germania accoglie coloro che fuggono dalle guerre, per altro fomentate o create dai paesi occidentali, ma soprattutto crea un esercito di riserva pronto per una eventuale implementazione del piano Hartz. La parabola statunitense anticipa questo processo: i modelli neoliberali più tendono alla purezza più divengono autodistruttivi, perché contengono intrinsecamente il principio della selezione naturale darwiniana. I prossimi anni della Cancelliera dipendono quindi da molti fattori esterni, in primis dal referendum italiano del prossimo 4 dicembre. Anche se invoca a gran voce le riforme, Angela Merkel in cuor suo preferisce che l’Italia non divenga concorrenziale con lo stesso schema distruttivo che hanno pianificato i suoi predecessori e lei esegue. E’ un contesto evidentemente psicotico, volto all’autodistruzione.