4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
Dopo la morte di Fidel Castro

Russia, Cuba e Stati Uniti: il triangolo delle relazioni nelle mani di Trump

Le compagnie americane stanno già subodorando lucrosi affari, ma Donald Trump potrebbe stoppare i progetti di reset con Cuba del suo predecessore. Influenzando anche i rapporti tra L'Avana e Mosca.

Il presidente eletto Donald Trump. (© Jessica Kourkounis | Getty Images / AFP)

L'AVANA - Da quando Barack Obama, lo scorso marzo, ha annunciato ufficialmente uno storico reset con Cuba, che avrebbe messo fine a decenni di embargo, è iniziata un'interminabile processione di delegazioni commerciali americane sull'isola allo scopo di sondare il terreno per futuri lucrosi affari. In effetti, Obama, per il progetto a cui lavorava dal 2014, non aveva l'appoggio del Congresso, ma dalla sua vantava il sostegno di potenti lobby agricole e del mondo del business. Non a caso, proprio questo mese la Camera di Commercio Usa ha portato sull'isola la General Electric e l'American Airlines, mentre proprio in queste ore quest'ultima compagnia e la Jet Blue hanno realizzato il loro primo volo regolarmente programmato da New York a L'Avana.

Il tweet al vetriolo di Trump
Così, deve essere stato accolto con particolare preoccupazione il tweet al vetriolo con cui Donald Trump, a soli tre giorni dalla morte di Fidel Castro, ha minacciato di mettere fine ai negoziati con Cuba qualora quest'ultima non avesse fatto maggiori concessioni agli Usa. Un tweet in parte preannunciato dal commento tutt'altro che diplomatico alla morte del Lìder Maximo, che il tycoon ha definito un «dittatore brutale», promettendo ai cubani il suo impegno per assicurare loro la libertà.

Un ritorno alla Guerra Fredda?
Del resto, il progetto di Obama che Trump minaccia di distruggere è già a buon punto: oggi gli Stati Uniti hanno un'ambasciata a Cuba, hanno stabilito i primi voli commerciali a collegamento con l'isola e compagnie americane sono pronte a gestirne gli hotel. Naturale che un brusco ritorno alla Guerra fredda, come riferisce al Financial Times il Ceo di Kellogg Carlos Gutierrez, sarebbe un tantino destabilizzante.

Un mercato potenziale da 2 miliardi di dollari, che fa gola alle compagnie americane
Secondo David Salmonsen, Senior Director delle relazioni con il Congresso presso il Farm Bureau, il più grande gruppo di lobby agricola degli Stati Uniti, gli agricoltori statunitensi esportano solo 200 milioni di dollari ogni anno a Cuba sotto un’eccezione umanitaria prevista, quasi un decennio fa, dall’embargo. Cuba, però, rappresenta un mercato da 2 miliardi di dollari, le cui potenzialità sono sotto gli occhi di tutti.

Le relazioni tra Russia e Cuba
Ma gli Stati Uniti non sono l’unico Paese che, al momento, non sa cosa aspettarsi dai suoi rapporti con Cuba. Anche la Russia deve considerare molte variabili, tra cui le scelte dell’Avana in campo economico e, soprattutto, la direzione che prenderanno i rapporti tra Cuba e gli Stati Uniti.

Alti e bassi
Vladimir Putin avrebbe intenzione di recuperare con l’isola una cooperazione strategica: obiettivo tutt’altro che semplice, visto che pochissimo è rimasto della vicinanza tra i due ex alleati dei tempi dell’Unione sovietica, il cui crollo ha messo fine agli aiuti economici e politici russi all’Avana. Un lento riavvicinamento è stato impresso dallo stesso Putin, riavvicinamento che però ha visto, nella storia recente delle relazioni tra Russia e Cuba, alti e bassi. Ad esempio, il leader russo, nel tentativo (fallito) di abbassare la tensione con Washington, ha chiuso la storica base militare di epoca sovietica sull’isola; mentre Cuba, dal canto suo, non ha concesso il riconoscimento alle autoproclamatesi indipendenti Abkhazia e Ossezia del Sud.

Concessioni economiche, ma il commercio è ancora minimo
Dal punto di vista economico, la Russia è stata scalzata da messicani, spagnoli e canadesi: e se il commercio tra Mosca e l’America Latina dal 2000 cresce complessivamente di oltre il 900%, quello con L’Avana resta a livelli davvero modesti, pari un misero 0,004% del commercio globale della Federazione. I tentativi di riavvicinamento sono invece segnati dal taglio del 90% del debito che L’Avana aveva verso Mosca, con i restanti da reinvestire nel mercato cubano, e dall’approvazione di un prestito da oltre 1 miliardo di dollari per la costruzione di alcune centrali per energia termica e uno di 100 milioni per migliorare la produzione metallurgica dell’isola.

Sarà Trump a decidere
Il destino dei rapporti tra la Russia e Cuba dipenderà, in buona parte, dalle scelte dell’amministrazione Trump. La quale, se deciderà – come al momento è improbabile – di togliere l’embargo, potrebbe frapporte un grosso ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo di Putin. In caso contrario, potrebbe essere quest’ultimo a sfregarsi le mani, soprattutto qualora il tycoon non dovesse mostrarsi troppo solerte a favorire il reset con Mosca come promesso in campagna elettorale.