4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
Dopo la Brexit, verso le presidenziali austriache

Juncker si appella ai leader europei: non è «saggio» indire referendum sull'Ue, i popoli voterebbero per uscire

Tempi duri per l'Ue. Jean-Claude Juncker ne è consapevole, e si augura che i leader europei non indicano più referendum sull'appartenenza all'Europa perché teme che i cittadini sceglierebbero l'«exit»

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. (© 360b / Shutterstock.com)

BRUXELLES - L'uragano l'ha scatenato la Brexit, lo scorso 23 giugno, quando a sorpresa gli inglesi hanno votato per dire addio a Bruxelles. Ora, il prossimo 4 dicembre, sarà la volta dell'Italia, il cui referendum, sebbene non riguardi strettamente l'appartenenza di Roma nell'Unione, è guardato con attenzione e preoccupazione dalle istituzioni europee, che da un eventuale «No» non potrebbero non avvertire un altro brutto colpo alla traballante impalcatura dell'Ue. Lo stesso 4 dicembre si terranno anche le elezioni presidenziali austriache, dove a correre per conquistare il titolo del primo presidente di estrema destra di uno Stato europeo c'è Norbert Hofer. Il quale, non molti giorni fa, ha ventilato la possibilità di indire anche in Austria un referendum sul divorzio da Bruxelles: una nuova «exit» compare insomma all'orizzonte?

L'appello di Juncker: niente più referendum sull'Ue
Deve aver subodorato il pericolo Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, che in questo periodo ha certamente più di una preoccupazione. Anche perché la temuta avanzata delle destre e dei movimenti cosiddetti populisti ed euroscettici - per cui l'Europarlamento ha appena incolpato la propaganda di Mosca con una risoluzione al vetriolo - può ricevere un bell'impulso dal nuovo presidente Usa Donald Trump, che non ha fatto mistero di considerare Bruxelles un «buco infernale». Ad ogni modo, il numero uno della Commissione ha rivolto un accorato appello a tutti i leader europei, esortandoli a non seguire l'esempio di Londra indicendo referendum per l'uscita dei rispettivi Paesi dall'Ue.

Juncker: poco saggio dare la parola ai cittadini sull'Ue
Lo riporta il Daily Mail, che sottolinea come Juncker nutra il timore che, se interpellati sulla possibilità di abbandonare l'Ue, gli elettori di molti Paesi si esprimerebbero favorevolmente a questa opzione. Juncker ha definito «poco saggio» dare quindi ai cittadini l'opportunità di votare sulla questione, perché replicherebbe quasi certamente lo scenario della Brexit anche altrove. Interpellato a proposito del candidato austriaco Hofer, Juncker ha dichiarato: «Non possiamo negare il diritto dei cittadini d'Europa di esprimere le proprie opinioni». Ma riguardo ai referendum, ha aggiunto: «Penso non sia saggio organizzare simili occasioni di dibattito, e non solo perché sono preoccupato per l'esito finale, ma anche perché questo potrebbe aggiungere ulteriori controversie alla già grande quantità già presente nel cuore dell'Europa».

Per Juncker il problema è una «mancanza di amore tra i popoli»
Tuttavia, Juncker si è mostrato piuttosto ottimista sulle azioni concrete che Hofer, se eletto presidente, metterà in campo: «Ho imparato a distinguere tra promesse elettorali e politiche concrete», ha dichiarato. E ha ribadito che l'esistenza dell'Ue non è affatto in dubbio. Juncker si è detto convinto che i problemi dell'Europa siano riconducibili a una «mancanza di amore», piuttosto che a reali responsabilità da parte di Bruxelles. Una mancanza di reciproca conoscenza tra i popoli, insomma, sarebbe per Juncker il cuore della questione. E non le politiche, economiche e non solo, lontane anni luce dalle esigenze dei cittadini che tanto spesso sono state imputate, da più parti, all'Ue. Qualcosa su cui il presidente della Commissione non sembra disposto a fare autocritica.