30 aprile 2017
Aggiornato 01:00
Dopo l'elezione di Trump

La stampa occidentale ne è certa: Putin nel Baltico scatenerà la Terza Guerra Mondiale

Dopo l'elezione di Donald Trump, le Repubbliche baltiche tornano a sventolare con forza la minaccia di un'aggressione russa. Minaccia prontamente diffusa dalla stampa occidentale

Il murales di Vilnius che rappresenta il bacio tra Vladimir Putin e Donald Trimp. (© ArtursD / Shutterstock.com)

MOSCA - Dopo aver trascorso tutto il suo ultimo viaggio in Europa nelle vesti di rassicuratore post-«ciclone Trump», il presidente uscente Barack Obama si è lasciato sfuggire almeno un'espressione preoccupata. Quando, in particolare, ha auspicato, al cospetto della cancelliera tedesca Angela Merkel, che il Presidente eletto Donald Trump tenga testa alla Russia di Vladimir Putin «quando Mosca devia dai valori e dalle norme internazionali».  «Non mi aspetto che il Presidente segua esattamente il nostro approccio», ha aggiunto Obama, augurandosi che Trump «non si limiti a fare affari con la Russia", che possano creare problemi a lungo termine. Tra gli Usa e la Russia, l'approccio è stato «realistico» in questi anni, secondo il Presidente, perchè ci sono «alcune differenze significative su come percepiamo il mondo».

L'Occidente in allarme
E' ancora troppo presto per sapere se Trump manterrà la sua promessa elettorale di migliorare i rapporti con Mosca, anche se qualche flebile segnale depone a favore di questa tesi (come le sue dichiarazioni sul dossier siriano, il contenuto della telefonata con Vladimir Putin e la scelta di Michael Flynn - odiato in epoca obamiana perché considerato vicino a Mosca - a consigliere per la sicurezza nazionale). Di certo, però, i quotidiani americani e occidentali in generale sono già in allarme. Specialmente per il destino di quelle Repubbliche baltiche in direzione delle quali, negli ultimi tempi, il baricentro dell'Alleanza atlantica è slittato sempre più, e che non hanno mai fatto mistero di considerare l'orso russo una minaccia per la propria sicurezza. Giustificando, così, l'attivismo in Europa centrorientale della Nato.

Leggi anche «Come la 'Nato dell'Est' sta minacciando la sicurezza dell'Europa»

L'allarme del ministro degli Esteri lituano
Ed è proprio dal Baltico che giungono gli allarmi, prontamente raccolti e diffusi dalla stampa occidentale. La BBC ha ripreso le dichiarazioni del ministro degli Esteri lituano Linas Linkevicius, che ha dichiarato di essere spaventato per il destino delle repubbliche baltiche, oltre che per quello della città siriana di Aleppo. Ed è proprio la transizione verso la presidenza di Donald Trump ad essere osservata da vicino e con preoccupazione da quella regione, la cui ossessione russofoba, con il nuovo inquilino della Casa Bianca, potrebbe addirittura aumentare.

Il murales di Vilnius
Un'ossessione, quella della Lituania, che ha radici storiche e geografiche, visto che, un tempo parte dell'Unione sovietica e oggi membro agguerritissimo della Nato, condivide con l'enclave russa di Kaliningrad un confine proprio sul mar Baltico. E l'ormai famoso murales che ritrae Vladimir Putin e Donald Trump allacciati in un bacio appassionato fa bella mostra di sé proprio nella capitale Vilnius. Un’immagine che lascia trapelare la visione del Governo lituano: Putin e Trump sono pericolosamente troppo vicini.

«Mosca non è una superpotenza, è un superproblema»
Il timore è soprattutto che la nuova amministrazione Usa guardi a Mosca come a un potenziale partner, e si mostri riluttante a condividere la visione dell’Europa orientale che vede nella Russia una minaccia alla propria sicurezza. Il ministro degli Esteri di Vilnius l’ha riassunta così: «Mosca non è una superpotenza, è un superproblema».

Le paure dell'Estonia
Ma la Lituania è in buona compagnia. Il New York Times si dedica invece all’Estonia, citando addirittura le parole, scritte in un tema, da un 12enne sicuro che, «se la Terza Guerra Mondiale scoppierà, saremo i primi a saperlo». Il quotidiano della Grande Mela mette a confronto il sollievo e l'euforia per l’elezione di Trump delle comunità russofone locali e l’allarme generalizzato che si è diffuso tra l’elite politica estone della capitale, Tallinn, dove il presidente Putin è visto come una minaccia. A preoccupare, in particolare, le dichiarazioni di Trump sulla Nato, definita «obsoleta», e la sua promessa che gli Stati Uniti potranno rifiutare di difendere gli alleati se questi non contribuiranno opportunamente al bilancio dell’organizzazione. Ad aumentare l’allarmismo, la vittoria dei candidati filorussi in occasione delle elezioni in Bulgaria e Moldova.

Foreign Policy predice la Terza Guerra Mondiale
E poi c’è Foreign Policy, famoso think-tank americano, che giura che la Terza Guerra Mondiale scoppierà in Lettonia. L’autore del pezzo, Paul Miller, che si vanta di aver «predetto l’invasione dell’Ucraina», oggi è convinto che saranno gli Stati baltici a porre una grande sfida al presidente Donald Trump. Per Miller, la strategia di Putin non è pienamente razionale. Egli rifiuta le tesi degli analisti convinti che Mosca veda nell’espansionismo Nato entro al sua sfera di influenza una minaccia. Piuttosto, dice Miller, attraverso la lente del nazionalismo e della religione la Russia vede l’Occidente una minaccia per il suo globalismo.

La strategia di Putin per Paul Miller
Di qui – sostiene Miller – la strategia di Putin: rompere la Nato, rendendo insignificante l’articolo 5, cioè quello che garantisce l’obbligo per gli alleati di correre in soccorso di un membro aggredito. Ecco perché, mentre i primi due «target» del presidente russo – l’Ucraina e la Georgia – non erano membri dell’Alleanza, il terzo vi farà parte. Scenario favorito, oltretutto, da un contesto internazionale vantaggioso, con una Ue sull’orlo della disgregazione e con un Presidente americano apparentemente conciliante verso Mosca.

L'ombra di guerre civili e mondiali
Secondo Miller, Putin non invierà propri soldati nelle Repubbliche baltiche. Piuttosto, «istigherà ambigue crisi militarizzate», sfruttando la base russofona di quei Paesi. Il giornalista immagina già un «Fronte Popolare di Liberazione delle Repubbliche baltiche», ventilando addirittura possibili assassinii e una guerra civile. E se la Nato, guidata da un Presidente Usa riluttante, non invocherà l’articolo V, sarà lì che l’Alleanza atlantica verrà portata sull’orlo della disintegrazione. Se invece l’articolo verrà invocato – conclude Miller – scoppierà la Terza Guerra Mondiale.

L'estremo allarmismo di Foreign Policy
La profezia di Foreign Policy rappresenta l’esempio più estremo dell’allarmismo della stampa occidentale. Che, dopo aver attaccato Trump in campagna elettorale per la sua presunta amicizia con Mosca,  oggi ventila addirittura «invasioni» e guerre mondiali all'orizzonte. L'esatto contrario di chi, in Trump, vede l'occasione per l'Occidente di deporre l'ascia di guerra con la Russia.