28 aprile 2017
Aggiornato 17:30
Abe è il primo leader mondiale a incontrare Trump

Trump riceve il leader giapponese Abe, perché tanta fretta?

Shinzo Abe è il primo leader mondiale a incontrare il nuovo presidente Donald Trump, con il quale ha molto di cui discutere. Ecco il perché di tanta sollecitudine

Il premier giapponese Shinzo Abe. (© Kazuhiro Nogi / AFP)

NEW YORK - Il premier giapponese Shinzo Abe è il primo leader mondiale ad incontrare il neo-eletto presidente americano Donald Trump. Prima di partire per il suo viaggio, Abe, oggi in visita a New York sulla strada per il vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec) in Perù, ha dichiarato di voler «costruire una relazione di fiducia» con la nuova amministrazione americana e di voler «continuare a lavorare insieme per la prosperità e la pace mondiale».

I timori di Abe su Trump
Abe ha avuto reazioni più composte rispetto a quelle dei colleghi europei alla elezione di Trump, ma il leader giapponese, in realtà, ha qualche legittimo motivo di preoccupazione, che giustificherebbe la fretta di incontrare il nuovo inquilino della Casa Bianca. Perché in campagna elettorale, The Donald ha affermato che il Giappone in futuro dovrà pagare di più per contribuire al mantenimento delle truppe americane sull'Arcipelago, ha ventilato un maggiore disimpegno americano nello scacchiere del Pacifico e ha addirittura suggerito che l'arcipelago nipponico dovrebbe dotarsi dell'arma nucleare in risposta alle provocazioni della Corea del Nord. Un tema storicamente molto delicato, in un Paese che ha subito proprio per mano americana due devastanti bombardamenti atomici.

La minaccia di Trump
Quanto alla presenza americana sull'Arcipelago, si tratta di circa 50mila militari in 85 basi, per i quali Tokyo paga 1,8 miliardi di dollari l'anno, proporzionalmente più della Corea del Sud. Ma Trump ha suggerito che, se Tokyo non dovesse contribuire maggiormente, sarebbe meglio lasciare che il Giappone si difenda da solo, magari proprio acquisendo l'arma nucleare (idem per quanto riguarda Seul).

Abe vorrebbe un esercito giapponese, ma senza rinunciare all'apporto Usa
Parole che hanno allarmato non poco la cancelleria nipponica (e non solo), per quanto Abe sarebbe ben felice di ritagliare al Giappone maggiore spazio sulla scena globale. Non a caso, suo obiettivo è quello di abolire l’articolo 9 della Costituzione che proibisce al Giappone di dotarsi di un esercito. Articolo che pure, nei fatti, è già aggirato con il robusto riarmo delle «Forze di autodifesa giapponesi». L’abolizione definitiva era stata approvata già nel 2014 dalla Camera Bassa, ma il procedimento si era arenato: alla Camera Alta mancava la maggioranza qualificata richiesta per approvare modifiche costituzionali senza passare dal referendum confermativo. Ad agosto di quest’anno, però, la vittoria alle elezioni per la Camera Alta aveva dato ai liberaldemocratici i numeri sufficienti per attuare il progetto, che oggi nel Paese è tornato d'attualità. Da questo punto di vista, dunque, il premier giapponese sarebbe assolutamente disposto ad assumersi maggiore responsabilità a livello internazionale; d'altro canto, però, Tokyo considera anche l'appoggio degli Usa irrinunciabile per la propria sicurezza.

Tpp in dubbio
Altro tema sul piatto, l'accordo sul Partenariato trans-Pacifico (Tpp), l'accordo di libero scambio raggiunto tra 13 Paesi (tra i quali Usa e Giappone) dopo anni di negoziati, che deve essere ancora ratificato dal Congresso Usa. Abe spera di farlo approvare dalla Dieta nipponica a breve, ma l'elezione di Trump apre uno scenario imprevedibile: perché il nuovo Presidente si è più volte detto contrario agli accordi di libero mercato come il Tpp, il Ttip e il Nafta, ed intenzionato a ridiscuterli o addirittura annullarli durante la sua presidenza.

La conversazione telefonica
All'indomani dell'elezione di Trump, i due leader hanno parlato al telefono per 20 minuti, e il premier giapponese ha definito l'alleanza tra Usa e Giappone «incrollabile». Durante la conversazione, inoltre, i due hanno «parlato dell'importanza delle relazioni bilaterali e dell'alleanza Giappone-Usa». Trump ha auspicato che i rapporti si approfondiscano ulteriormente, ha lodato la politica economica di Abe, la cosiddetta Abenomics, e si è augurato che possano lavorare ulteriormente insieme.

La politica monetaria espansiva di Abe
Ad agosto, il primo ministro giapponese ha annunciato un piano di immissione monetaria d’urto: 241 miliardi di euro da lanciare nell’economia reale, dopo che nel 2013 aveva portato a termine un’operazione simile di implementazione massiccia della base monetaria, con 750 miliardi di euro di nuova moneta circolante. A fine estate, però, la Banca centrale giapponese ha preso tempo, bloccando momentaneamente l'operazione e rimandandola a settembre, per timore degli eventuali contraccolpi della Brexit. Tali politiche monetarie fortemente espansive, tuttavia, non hanno modificato di fatto lo stato della domanda interna, una delle problematiche che più affligge l'economia giapponese, che resta molto debole. 

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Perché il Tpp è importante per Abe
E il Tpp è fortemente sostenuto da Abe proprio allo scopo di mettere perlomeno una pezza sulle falle dell'economia giapponese, rappresentate da eccessivo debito, scarsa crescita della domanda interna e debolezza dell’inflazione. Il rafforzamento degli scambi commerciali nell'area transpacifica e della partnership con gli Usa incoraggerebbero la domanda estera, al momento l'unica leva che pare in grado di far crescere l'economia giapponese. Ecco perché, probabilmente, Abe è stato tanto sollecito a voler incontrare il nuovo presidente americano Donald Trump.

La svolta con la Russia
Il quale, d'altra parte, potrebbe imprimere un positivo cambio di rotta nelle complicate relazioni tra Russia e Giappone, incancrenitesi ulteriormente nell'era di Obama. Relazioni rese più difficili dalla storica disputa territoriale sulle isole Curili, territorio russo rivendicato da Tokyo, e dal fatto che, tra le due potenze, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale non vige un trattato di pace, ma soltanto un armistizio. La nuova (verosimilmente) positiva disposizione degli Usa verso Mosca, con Trump presidente, potrebbe determinare un cambio di passo. Putin arriverà infatti in Giappone a metà dicembre per firmare accordi economici, da cui Tokyo spera si possano fondare le premesse per una soluzione del contenzioso territoriale. Scenario a cui Trump concederà probabilmente il proprio beneplacito.