4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
L'ultimo summit si è tenuto a Goa, in India

La miopia dell'Occidente di fronte ai BRICS. Russia e Cina in primis

L'Occidente sembra sottovalutare, dimostrando un approccio piuttosto miope, il progetto politico ed economico dei BRICS. Ma ecco perché sta sbagliando

GOA - Mentre l'Occidente era in altre faccende affaccendato, concentrato sul disastro siriano, sulle imminenti elezioni americane e, soprattutto, sullo scontro sempre più palese con la Russia di Vladimir Putin, il leader del Cremlino volava a Goa, in India, per l'ultimo summit dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). Un'iniziativa che l'Occidente ha spesso sottovalutato. Ma alla quale, invece, farebbe bene a volgere il suo sguardo con un lucido interesse.

Tante sfide
Perché è vero, l'organizzazione dei BRICS è ancora giovane, e ha davanti a sé tante sfide decisive da affrontare. Non da ultima, quella di scegliere la direzione da seguire da qui ai prossimi decenni: perché non tutti i Paesi condividono la stessa visione dell'assetto che i BRICS dovrebbero assumere, e degli obiettivi che dovranno animarne le istanze. Il Brasile, ad esempio, non appoggia più con convinzione questo formato così come in passato; il Sudafrica attraversa un periodo di tensione e instabilità politica e l'India non è del tutto favorevole al rafforzamento della posizione cinese all'interno dell'organizzazione.

Comunanza di intenti tra Russia e Cina
Sul fatto che i BRICS siano ancora acerbi per competere con il blocco di potere occidentale non c'è dubbio. A dividerli, oltretutto, vi sono anche visioni differenti su quale dovrebbe essere il mandato dell'organizzazione. Una visione che vede Russia e Cina giocare a due, nel tentativo di rendere il gruppo una struttura sempre più infuente nel contesto di un mondo multipolare, che vada nella direzione di creare una valida alternativa all'influenza occidentale. Nuova Delhi, ad esempio, non condivide tale approccio, perché considera come ancora strategica la collaborazione con gli Stati Uniti.

Tanti problemi, tante visioni di sviluppo
Ma nonostante tutti questi elementi - che certamente hanno un proprio peso -, la sensazione è che l'Occidente, ancora una volta, stia cercando di trincerarsi dietro una visione rassicurante, e nello stesso tempo miope, del processo. Perché, se gli ostacoli ci sono, non manca però il tentativo di superarli e, soprattutto, la progettualità. Lo ha fatto notare lo stesso Putin in conferenza stampa, parlando del desiderio di «alcuni partner» della Russia di «evidenziare sempre i problemi, indipendentemente da ciò che viene fatto». I problemi ci sono, ha ammesso il leader del Cremlino, ma al tempo stesso sono tante le opzioni di sviluppo dei BRICS.

Integrazione economica
I progetti del gruppo riguardano due filoni: quello dell'integrazione economica e quello dell'integrazione politica. Quanto al primo, secondo gli esperti c'è ancora molto da fare. Ma le basi sono state poste: da un lato, la creazione della Nuova Banca di Sviluppo, con l'intento di creare un vero e proprio pool valutario alternativo rispetto al Fondo Monetario Internazionale, distruggendo, nei fatti, l'egemonia economica e finanziaria statunitense. Dall'altro lato, una sempre maggiore cooperazione economica tra le potenze. Non solo: il vertice ha concordato di fondare il più presto possibile una vera agenzia di rating, oltre a un Centro per la ricerca agricola e di accelerare la costruzione di una rete ferroviaria gestita dai BRICS.

Il più grande mercato al mondo
Saranno, per ora, prevalentemente intenzioni; ma non bisogna dimenticarsi che potenzialmente quello dei Brics è il mercato più grande al mondo, dove vive il 40% della popolazione del pianeta. Questi Paesi possiedono enormi risorse naturali, vantano una base industriale ben preparata e quadri altamente professionali, forniscono quasi il 30% del Pil mondiale. E nonostante l'enormità delle sfide da affrontare, rimane in certo modo inspiegabile il sostanziale disinteresse ostentato dall'Occidente per una iniziativa che va nella direzione di affossare una volta per tutte un ordine mondiale ed economico unipolare e americanocentrico.

Integrazione politica
Senza contare che l'intento fondativo dei BRICS è più politico che economico: quello, cioè, di creare un contrappeso (geo)politico ai Paesi del G7 e all’Occidente in generale. Non a caso, la dichiarazione finale del summit di Goa contiene delle prese di posizioni interessanti, e per nulla estranee ai dibattiti che animano l’Occidente in questo periodo. Si parla, ad esempio, di lotta al terrorismo, dopo che Vladimir Putin ha spiegato agli altri Paesi la posizione di Mosca in Siria e la valutazione russa della politica americana nel Paese.

Tra Putin e Cina una cooperazione sempre più strategica
Non solo: il summit di Goa è stata l’occasione per un nuovo incontro tra Vladimir Putin e il leader cinese Xi Jinping, che negli ultimi mesi hanno decisamente rafforzato la cooperazione tra le due potenze, tenendo, ad esempio, un’esercitazione congiunta nel Mar Cinese Meridionale (LEGGI ANCHE «Perché l'esercitazione sino-russa nel Mar Cinese turba i sonni di Washington»). Un’area ad alta tensione geopolitica, visto che è oggetto delle rivendicazioni di numerosi soggetti e che gli Stati Uniti sono apertamente schierati contro Pechino. Entrambi, oltretutto, hanno condannato i piani americani di schierare uno scudo missilistico in Corea del Sud. Per completezza, bisogna ricordare che, ad agosto, la Russia è diventata il principale fornitore di petrolio della Cina.

Un'amicizia dai risvolti da tenere d'occhio
L’incontro tra Putin e Xi Jinping a margine del summit di Goa è stato il quarto in un solo anno, e il 19esimo da quando il Presidente cinese è salito al potere nel 2012. Incontri molto più che semplicemente amichevoli, come ha fatto scherzosamente intendere Putin parlando, alla Tv di Stato cinese, dei festeggiamenti del suo compleanno nel 2013 in compagnia di Xi, trascorsi a bere vodka «come due studenti del college». E invece - è evidente - c'è decisamente di più di questo.

Convergenza nella politica internazionale
Anche sulla politica internazionale le posizioni delle due potenze appaiono sempre più convergenti. Non solo nel Mar Cinese Meridionale: la Cina ha infatti sostenuto al risoluzione sulla Siria proposta da Mosca e rifiutata dall’Occidente presso le Nazioni Unite, mentre si è astenuta su quella francese che chiedeva la sospensione dei bombardamenti ad Aleppo. Durante la visita di Putin a Pechino, i due leader hanno firmato una dichiarazione congiunta che parlava del reciproco impegno nel rafforzare la «stabilità strategica globale».

Una sfida all'Occidente
Gli scenari futuri sono ancora difficili da ipotizzare. Resta da vedere se la Cina fornirà alla Russia un supporto maggiore in aree dove possiede relativamente pochi interessi, come la Siria e l’Ucraina, rischiando di irritare i suoi partner commerciali occidentali. Ad ogni modo, non c’è dubbio che la cooperazione tra le due potenze, all’interno del panorama dei BRICS, pone una sfida politica che l’Occidente farebbe meglio a non sottovalutare.