4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
Intervista del presidente degli Usa a La Repubblica

Obama: Ue uno dei più grandi successi politici ed economici dei tempi moderni

Nel giorno della cena di Stato del premier Matteo Renzi alla Casa Bianca, il presidente ormai uscente degli Usa Barack Obama concede una lunga intervista a Repubblica

Il presidente Usa Barack Obama. (© Frederic Legrand - COMEO / Shutterstock.com)

NEW YORK - Nel giorno della cena di Stato del premier Matteo Renzi alla Casa Bianca, il presidente ormai uscente degli Usa Barack Obama concede una lunga intervista a Repubblica. In cui parla di rapporti con l'Italia, immigrazione, ed esprime le sue valutazioni sul governo Renzi. Valutazioni, inutile specificarlo, in larga parte positive. Per gli Usa, ha ricordato Obama, «l'Italia è da lungo tempo uno degli alleati più forti e vicini dell'America", e l'Italia dell'ex sindaco di Firenze marcia nella giusta direzione.

Visione e riforme ambiziose
Del premier italiano il presidente americano apprezza apertamente la «visione e le riforme ambiziose», in particolare il fatto che «lui sa bene che Paesi come l'Italia devono proseguire il loro percorso di riforme per aumentare la produttività, stimolare gli investimenti privati e scatenare l'innovazione» e inoltre riconosce che hanno bisogno di spazio per «effettuare gli investimenti necessari a sostenere la crescita e l'occupazione e ampliare opportunità».

Economia italiana in crescita
Obama ne è certo: l'economia italiana ha ricominciato a crescere. Più italiani stanno lavorando. «Matteo sa bene che il progresso deve essere ancora più veloce, e un tema centrale delle nostre discussioni sarà come i nostri Paesi possano continuare a lavorare insieme per creare più crescita e occupazione su entrambe le sponde dell'Atlantico», dice Obama. Questo, mentre altri Paesi hanno adottato un approccio diverso. Ma per il presidente Usa le politiche di austerità hanno contribuito al rallentamento della crescita in Europa. «In certi paesi, abbiamo visto anni di stagnazione, che ha alimentato le frustrazioni economiche e le ansie che vediamo in tutto il continente, soprattutto tra i giovani che hanno più probabilità di essere disoccupati».

Produttività e investimenti
Proprio per questo, per Obama la visione e le riforme ambiziose che il primo ministro Renzi sta perseguendo sono così importanti. «Lui sa bene che Paesi come l'Italia devono proseguire il loro percorso di riforme per aumentare la produttività, stimolare gli investimenti privati e scatenare l'innovazione», afferma Obama.

Italia leader nella crisi migratoria
Inoltre, il presidente Usa sottolinea come l'Italia sia in prima linea e leader nell'affrontare la crisi dei migranti, ma «poche nazioni in prima linea non possono sopportare da solo questo peso enorme». Obama apprezza la "risposta compassionevole" di Renzi alla crisi, che peraltro mette in evidenza la necessità di dare assistenza ai Paesi africani «dai cui tanti di questi migranti provengono». E sottolinea: «Molti italiani hanno dimostrato la loro generosità accogliendo i rifugiati nelle loro comunità. Ma come ho detto al vertice dei rifugiati che ho convocato alle Nazioni Unite il mese scorso, poche nazioni in prima linea non possono sopportare da solo questo peso enorme».

Test alla nostra umanità
Per Obama, la risposta alla crisi è un test alla «nostra comune umanità». «Le immagini di tanti migranti disperati, uomini, donne e bambini - che affollano piccolo imbarcazioni e annegano nel Mediterraneo, sono più che strazianti». Nel soccorrerli, l'Italia continua a svolgere un ruolo di leadership, salvando la vita di centinaia di migliaia di migranti. Ed è proprio per questo che la Nato ha accettato questa estate di aumentare il nostro supporto alle operazioni navali dell'Unione Europea nel Mediterraneo. «È il motivo per cui gli Stati Uniti ritengono che l'accordo tra l'Unione Europea e la Turchia sia importante per condividere i costi di questa crisi e garantire un approccio coordinato che rispetti i diritti umani dei migranti e garantisca una politica migratoria ordinata e umana». Ed è anche il motivo - aggiunge - per cui «gli Stati Uniti continueranno ad essere il più grande donatore di aiuti umanitari in tutto il mondo. Lo saranno anche nei confronti dei rifugiati con il nostro nuovo impegno di accogliere e reinsediare 110.000 profughi nel corso dei prossimi dodici mesi».

Fare di più
Ma per Obama tutto ciò non è sufficiente: data l'enormità della crisi, tutto il mondo deve fare di più.  A suo avviso, il vertice dei rifugiati del mese scorso è stato un importante passo avanti. «Quest'anno più di 50 nazioni e organizzazioni hanno aumentato di circa 4,5 miliardi di dollari i loro contributi all'Onu e alle Ong. Collettivamente le nostre nazioni stanno raddoppiando il numero di rifugiati accolti nei nostri Paesi, arrivando quest'anno a più di 360.000». Ma, secondo il Presidente, occorre che ancora più nazioni diano assistenza e accettino più rifugiati.

Populismi
L'analisi di Obama passa poi ai populismi. A suo avviso, la globalizzazione che ha sconvolto le regole del commercio e favorito l'immigrazione alimenta anche «movimenti populisti, sia a sinistra che a destra», ma la vera sfida «è quella di fare in modo che i benefici dell'integrazione siano condivisi più ampiamente» e bisogna «rifiutare una politica di "noi" contro "loro" che cerca di fare di immigrati e minoranze un capro espiatorio». Per il presidente Usa è evidente che nei nostri Paesi, le stesse forze della globalizzazione che hanno portato tanto progresso economico e umano nel corso dei decenni pongano anche sfide politiche, economiche e culturali. «Molte persone ritengono di essere svantaggiate dal commercio e l'immigrazione. Lo abbiamo visto con il voto nel Regno Unito per lasciare l'Unione Europea. Lo vediamo nella crescita dei movimenti populisti, sia a sinistra che a destra. In tutto il continente, vediamo mettere in discussione il concetto stesso di integrazione europea, insinuando che i Paesi starebbero meglio fuori dall'Unione».

I vantaggi dell'integrazione
Ma, per Obama, è proprio in momenti come questi che è importante ricordare «quanto i nostri Paesi e le nostre vite quotidiane traggono vantaggio dalle forze di integrazione». Questo, argomenta Obama, perchè la nostra economia globale integrata, incluso il commercio, ha contribuito a rendere la vita migliore per miliardi di persone in tutto il mondo. Secondo Obama, la povertà estrema è stata drasticamente ridotta. «Grazie alle collaborazioni internazionali nel campo della scienza, della salute e della tecnologia, le persone vivono più a lungo e hanno più opportunità rispetto al passato».

L'importanza dell'Ue
E malgrado i dubbi, malgrado il dietro-front britannico e la fase di crisi che attraversa il disegno comune europeo, per Obama «l'Unione Europea rimane uno dei più grandi successi politici ed economici dei tempi moderni». Quindi la sfida è quella di fare in modo che i benefici dell'integrazione siano condivisi più ampiamente e che eventuali problemi economici, politici o culturali, siano affrontati correttamente. «Ciò richiede politiche economiche inclusive, che investano fortemente nei nostri cittadini dando loro istruzione, competenze e la formazione necessaria per aumentare gli stipendi e ridurre le disuguaglianze». Richiede anche, per Obama, un sistema di scambi commerciali che protegga i lavoratori e l'ambiente. 

Terrorismo
Quanto al terrorismo islamico, i jihadisti dell'Isis sono «sulla difensiva» e Barack Obama resta «fiducioso» del fatto che la battaglia contro il gruppo dello Stato islamico alla fine sarà vinta: «anche se questa continuerà ad essere una lotta molto difficile», ha avvertito il presidente degli Stati uniti in un'intervista al quotidiano la Repubblica. «La nostra coalizione continua ad essere implacabile contro l'Isis su tutti i fronti. I raid aerei della coalizione continuano a martellare obiettivi dell'Isis. Continuiamo ad eliminare alti dirigenti e comandanti Isis in modo da impedire loro di minacciarci di nuovo», ha commentato il presidente. «Continuiamo a colpire le loro infrastrutture petrolifere e reti finanziarie, privandoli del denaro per finanziare il loro terrorismo».

A che punto è la lotta all'Isis
Sul terreno in Iraq, l'Isis ha «perso oltre la metà del territorio popolato che controllava una volta», e le forze irachene hanno iniziato le operazioni per liberare Mosul. «È da più di un anno» che l'Isis «non riesce a portare avanti una grande operazione di successo in Iraq o in Siria». "Insomma, l'Isis rimane sulla difensiva, la nostra coalizione è sull'offensiva, e anche se questa continuerà ad essere una lotta molto difficile, io ho fiducia che vinceremo e l'Isis perderà», ha insistito Obama.

Italia partner essenziale
Quanto all'Italia, «è un partner essenziale della nostra coalizione», ha precisato. L'Italia, dice Obama, dà uno dei più grossi contributi in formatori e consulenti sul terreno in Iraq. I carabinieri italiani stanno addestrando migliaia di poliziotti iracheni che contribuiranno a stabilizzare le città irachene una volta liberate dall'Isis. Inoltre, l'Italia è un partner indispensabile per quanto riguarda la Libia. La diplomazia italiana ha avuto «un ruolo importante» nel processo che sta portando alla creazione del Libyan Government of National Accord. «Gli Stati Uniti e l'Italia stanno lavorando per aiutare il governo libico a rafforzare la sua capacità di respingere le forze dell'Isis e riprendere possesso del suo Paese», ha spiegato Obama.

Isis sfida ancora importante per l'Occidente
"Detto questo", prosegue Obama, «anche se l'Isis continua a perdere terreno in Iraq, Siria e Libia, ha ancora la capacità di condurre o ispirare attentati, come abbiamo visto nel Medio Oriente, Nord Africa, negli Stati Uniti e in Europa». Prevenire gli individui solitari e le piccole cellule di terroristi che progettano di uccidere persone innocenti nei nostri Paesi «rimane una delle nostre sfide più difficili», è il pensiero del presidente Usa. «Anche se all'interno di ognuno dei nostri Paesi si lavora per sventare possibili attentati, dobbiamo fare di più insieme: condividere informazioni e intelligence, prevenire gli spostamenti dei terroristi stranieri e rafforzare la sicurezza alle frontiere».

(Con fonte Askanews)