26 maggio 2017
Aggiornato 22:30
Ci ha perso più l'Italia della Russia

Eutanasia economica: le sanzioni alla Russia ci costano come la flessibilità sui conti che chiediamo all’Europa

L'effetto delle sanzioni alla Russia sull'economia italiana già in crisi è stato quello di un'eutanasia economica. Una perdita che ammonta quasi alla flessibilità sui conti supplicata da Renzi all'Ue

Il presidente russo Vladimir Putin con il premier italiano Matteo Renzi. (© Marco Aprile / Shutterstock.com)

MOSCA - Esplodono i magazzini dove sono ammassati prodotti agricoli che dal Veneto dovrebbero raggiungere il mercato russo. Il problema non è infatti ancora stato risolto e potrebbe aggravarsi in futuro. La vicenda è nota: contro Putin e contro la Russia sono vigenti delle misure commerciali punitive a cui il Cremlino ha risposto con il decreto 778 del 7 agosto 2014 («Adozione di determinate misure economiche speciali per garantire la sicurezza della Federazione Russa»), con cui venivano sigillate le frontiere a frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia e Australia.

Quanto è costato all'Italia il braccio di ferro con Mosca
Tale braccio di ferro sono costate al made in Italy 3,6 miliardi di euro fino al 2015. L'export italiano verso la Federazione russa, infatti, è passato dai 10,7 miliardi del 2013 ai 7,1 miliardi di euro del 2015 (-34%). A denunciarlo è la Cgia di Mestre, secondo la quale la Lombardia è la regione che più ci ha rimesso, perdendo 1,18 miliardi del proprio export. A seguire Emilia Romagna (-771 milioni) e Veneto (-688,2 milioni). Dei 3,6 miliardi di minori esportazioni, 3,5 sono ascrivibili al comparto manifatturiero. I macchinari (-648,3 milioni di euro), l'abbigliamento (-539,2), gli autoveicoli (-399,1), le calzature/articoli in pelle (-369,4), i prodotti in metallo (-259,8), i mobili (-230,2) e le apparecchiature elettriche (-195,7) sono stati i settori dove i volumi di affari hanno registrato le contrazioni più importanti.

Poco meno della flessibilità che chiediamo all'Europa
Nel dettaglio: 2,8 milioni di chili di parmigiano reggiano e grana padano, 85 mila prosciutti di Parma e San Daniele, 39,4 milioni di chili di mele, 29,5 milioni di chili di uva da tavola, 29,9 milioni di chili di kiwi (solo per limitarsi ai dati più rilevanti). Tali stime evidenziano quanto siano rilevanti i danni subiti dal settore, che pare soffrire per l’embargo assai più degli altri. Se tale situazione è proseguita anche nel 2016, come è probabile che sia avvenuto, la perdita per l’export italiano ammonterebbe ad almeno 7,5 miliardi di euro. Poco meno della flessibilità sui conti supplicata da Renzi e Padoan in questi giorni. Questo a fronte di un crescita delle esportazioni agricoli italiane, verso la Russia, del 112% tra il 2009 e il 2014. Per l’Italia un’eutanasia economica in un momento di grave difficoltà.

Effetto boomerang
Dopo due anni di embargo si può dire che abbia nuociuto più all’Italia, e in generale ai Paesi esportatori, che alla Russia. E men che meno a Vladimir Putin. L’economia russa si è stabilizzata anche grazie alla nascita di una nuova produzione che ha sostituito i prodotti finiti sotto embargo. Si tratta certamente di falsi, che però hanno preso un posizione dominante nel mercato russo, molto difficile da insidiare anche quando l’embargo sarà revocato. Di fatto, le mosse che dovevano indebolire Putin hanno rafforzato il capo del Cremlino, il quale ha deciso di prolungare l’embargo sui beni alimentari fino al 31 dicembre del 2017, offrendo a questa nuova economia di sostituzione la chance di crescere ed espandersi ulteriormente. Quanto non si riesce a produrre in Russia giunge invece dai Paesi che non sono finiti sotto embargo, in primis Svizzera (prodotti caseari e agricoli) Argentina e Brasile.

Il riavvicinamento con la Turchia
Senza dimenticare che il riavvicinamento fra Putin e Erdogan ha dato la possibilità alla Turchia di poter riprendere le esportazioni verso la Russia, mentre frotte di turisti russi si sono riversati a Istanbul. Ma soprattutto sono ripresi gli scambi, ben più pesanti, legati al gas e al petrolio.

Il futuro
Molto dipenderà dalle prossime elezioni statunitensi. L’elezione di Hillary Clinton acuirebbe le tensioni tra Usa e Russia. Notoriamente la candidata democratica ha posizioni oltranziste nei confronti di Putin, in cui vede una riedizione dell’impero del male sovietico. Strategia, sostengono alcuni analisti politici, che crea un buon contesto retorico, notoriamente conosciuto dal cittadino medio americano che ha vissuto la Guerra fredda e, in cuor suo, pensa che la Russia si la riedizione dell’Urss. Hillary Clinton non esita quindi ad accusare la Russia di ogni tipo di nefandezza, compreso l’hackeraggio di migliaia di mail compromettenti. I due, Clinton e Putin, si sono sempre detestati, con la prima che è riuscita ad accostare il Presidente russo perfino a Hitler. L’Italia, in questo contesto, si accoda al volere statunitense, e in particolare a quello della Clinton, candidata di bandiera sostenuta dal Governo per voce di Matteo Renzi.