28 marzo 2017
Aggiornato 21:30
Un risultato che non stupisce

MH17, la procura accusa i filorussi. Ma il verdetto è di parte?

Il verdetto è arrivato. L'aereo della Malaysia Airlines MH17 abbattutosi sull'Ucraina nel 2014 sarebbe stato colpito da un missile trasportato dal territorio russo. Ma i punti oscuri sono ancora molti, e Mosca continua a negare

Un pezzo dell'ala del volo MH17 abbattutosi sull'Ucraina nel luglio 2014. (© BULENT KILIC / AFP)

AMSTERDAM - Il verdetto è arrivato, e non si può dire che non fosse atteso, o che i risultati abbiano destato particolare sorpresa. L'aereo della Malaysia Airlines MH17 abbattuto sull'Ucraina nel 2014 sarebbe stato colpito da un missile che fu portato in Ucraina dal territorio russo. E' questa la conclusione a cui sono giunti gli inquirenti olandesi che hanno indagato sulla scomparsa del velivolo, convinti che il missile era sotto il controllo dei separatisti filorussi. Un epilogo che ha suscitato reazioni opposte a Kiev e Mosca. La prima ha rafforzato la propria convinzione di un «coinvolgimento diretto» della Russia; la seconda ha negato con decisione ogni implicazione nella strage.

La conclusione dell'inchiesta olandese
«In base all'inchiesta penale, abbiamo concluso che il volo MH17 è stato abbattuto da un missile BUK della serie 9M83, che è arrivato dal territorio della Federazione russa», ha detto il capo dell'indagine della polizia olandese, Wilbert Paulissen, aggiungendo che il sistema di lancio è «stato poi riportato in Russia». Cento persone sono state indagate per avere avuto «un ruolo attivo» e, per la prima volta, gli inquirenti hanno anche rivelato i nomi di due individui - che parlano russo - sui quali è in corso una ricerca di informazioni supplementari.

In verità, nessuna prova
Secondo quanto riferito, si tratta di due persone che utilizzano i soprannomi «Orion» e «Delfino», identificate rispettivamente come Andrey Ivanovich e Nikolay Fiodorovich. Il team di indagine ha reso pubbliche cinque conversazioni telefoniche fra i due uomini, sottolineando tuttavia «di non avere prove del fatto che queste chiamate siano direttamente legate allo schianto del MH17». Nella traduzione in inglese di queste conversazioni in russo, i due uomini evocano «un convoglio» diretto all'aeroporto attraverso la città di Sabivka.

La reazione di Kiev
L'inchiesta sullo schianto del volo MH17 sopra i cieli dell'est dell'Ucraina, zona controllata dai ribelli, «porta ancora una volta al coinvolgimento diretto dello stato-aggressore nell'abbattimento dell'aereo», è stata l'immediata reazione del governo di Kiev. Da parte loro, i ribelli prorussi dell'Ucraina orientale hanno negato di avere lanciato un missile BUK contro il volo della Malaysia Airlines sostenendo di non disporre di tali armi. «Le nostre forze non hanno potuto sparare contro l'aereo con un sistema BUK perché non abbiamo in dotazione tali armi», ha dichiarato Eduard Bassurin, un responsabile militare della «Repubblica popolare» autoproclamata di Donetsk (Dnr).

La Difesa russa nega
E anche il ministero della Difesa russo ha respinto ogni accusa. «Nessun sistema missilistico», tanto meno il sistema Buk, ha attraversato il confine russo ucraino in coincidenza con l'abbattimento del volo malese MH16: le prove usate dalla procura olandese vengono tutte o «da Internet o da fonte Ucraina», ha detto il generale maggiore Igor Konashenkov.

Mosca: conclusioni di parte, confezionate appositamente
Le conclusioni dei procuratori olandesi sono «di parte», secondo il ministero degli Esteri russo, che ha puntato il dito anche su quella stretta collaborazione di Kiev nelle indagini, che avrebbe dato agli ucraini «l'opportunità di forgiare prove e confezionarne a loro favore». «La Russia è delusa dalla situazione che circonda l'inchiesta sul disastro: i risultati hanno confermato che l'indagine è stata parziale e politicamente motivata. Nominare colpevoli e inventare risultati desiderati diventa la norma per i nostri colleghi occidentali. Mi chiedo: ma come si fa?» ha spiegato in un commento la rappresentante ufficiale del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Confermando la completa collaborazione di Mosca all'indagine sul crollo, il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha aggiunto che Mosca prende atto con rammarico che non tutti i Paesi hanno fornito le informazioni adeguate. «I dati radar non vengono presentati», ha precisato.

Rapporto olandese contraddittorio
Il portavoce del presidente russo, Dmitri Peskov, ha descritto come «contraddittorio» il rapporto olandese sul caso MH17, dicendo che non contiene prove. «Dobbiamo riconoscere che sono risultati preliminari», ha detto Peskov in un'intervista con l'emittente britannica BBC. Il rappresentante del Cremlino ha suggerito di «attendere il verdetto finale» su questa ricerca, che proseguirà fino al 2018. «Abbiamo ancora molte cose da chiarire e molte contraddizioni che dobbiamo risolvere insieme», ha detto in merito all'inchiesta olandese sull'abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines.

La versione russa
Le perplessità del Cremlino su quanto accaduto quel 17 luglio 2014 sono note. Perché, a fronte della versione che pure sembra dominante, e cioè che la Russia avrebbe fornito ai separatisti quel particolare missile terra-aria, ne esiste almeno un’altra, esattamente speculare: e cioè che«questi presunti frammenti  del proiettile trovati sul luogo della tragedia sono stati probabilmente prodotti per indirizzare l’inchiesta». Queste sono state le parole pronunciate già mesi fa dal vice-capo dell’Ente russo dell’aviazione civile Oleg Storchevoy, che ha ricordato come sui frammenti del Boeing 777 non esista nessun segno che indichi l’uso di quel missile per abbattere l’aereo.

La contro-indagine
Non solo: lo scorso ottobre, la società russa che fabbrica armi Almaz-Antey ha presentato i risultati della sua indagine sull’abbattimento del Boeing. Secondo l’amministratore delegato della compagnia Yan Novikov, i loro risultati «smentiscono totalmente» le conclusioni della Commissione olandese: non si sarebbe trattato, come ipotizzato dalla controparte, di un missile terra-aria Buk, prodotto proprio dalla Almaz-Antey, e la postazione del lancio risulterebbe in un punto controllato dalle forze regolari ucraine e non dai separatisti filorussi. Secondo tali indagini, il volo sarebbe stato colpito da un missile 9M38M del sistema Buk-M1, arma da diverso tempo non più utilizzata dall’esercito russo. Un esperimento che, ha accusato Mosca, la commissione olandese ha rifiutato di considerare.

Dubbi sui dettagli tecnici e logistici
Altri dubbi esistono sui dettagli tecnici e logistici del disastro. Innanzitutto, l’MH17, quel giorno, non ha seguito la rotta dei precedenti 10: una circostanza poco chiara, considerando che su quell’area gravava un pericolo oggettivo. Lo stesso rapporto olandese, d’altronde, ha sottolineato come Kiev avrebbe potuto«evitare» il disastro, visto che esistevano «ragioni sufficienti per chiudere lo spazio aereo sulla zona orientale dell'Ucraina come precauzione». Quella precauzione, però, non fu mai presa, visto che soltanto lo spazio aereo inferiore era stato sottoposto a restrizioni.  Non solo: la Easa, agenzia europea per la sicurezza dei voli civili, solo il 18 luglio ha diramato un bollettino che chiudeva quella rotta sopra i territori di guerra in Ucraina. Perché un così colpevole ritardo? Rimane senza risposta, tra le altre cose, anche la domanda su come un missile Buk possa non essere stato intercettato dai satelliti spia, droni e radar di molte potenze presenti in quell’area, e come nessuno – pilota compreso – si sia accorto di nulla. Senza contare che lo stesso processo di indagine, come già abbiamo avuto modo di rilevare, desta perlomeno qualche perplessità per l'innegabile mancanza di trasparenza dimostrata.

(Con fonte Askanews)