28 marzo 2017
Aggiornato 10:00
Legge consente di far causa all'Arabia Saudita per 11/9

L'ultimo schiaffo a Obama: il Congresso boccia il veto per difendere l'Arabia Saudita

I difficili rapporti tra il Congresso e Obama (che lo hanno tormentato per tutto il suo mandato) si concludono con il superamento di un veto presidenziale su una legge che farà infuriare Riad

Il presidente Usa Barack Obama. (© Drop of Light | Shutterstock.com)

NEW YORK - Siamo quasi agli sgoccioli della presidenza Obama, e un nuovo fallimento giunge ad appesantire la sua già controversa eredità politica. Il senato degli Stati Uniti, per la prima volta dall'inizio del suo mandato, è infatti riuscito a scavalcare un veto posto dal Presidente sulla legge che permette alle famiglie delle vittime degli attentati dell'11 settembre di fare causa a governi stranieri per un loro coinvolgimento diretto. E in cima alla lista di questi governi, c'è uno dei più influenti alleati mediorientali degli Stati Uniti: l'Arabia Saudita.

Le 28 pagine desecretate
La questione ha tenuto banco per mesi, mettendo Obama al centro delle polemiche. Perché lui, quella legge, proprio non la voleva far passare. Nonostante, peraltro, la pubblicazione di 28 pagine «di fuoco» precedentemente secretate, tratte dall'inchiesta del Congresso sull'11 settembre. Quei documenti attesterebbero, tra le altre cose, il ruolo avuto da alcuni ufficiali dell'intelligence saudita negli attentati, e i pagamenti effettuati da un membro della Famiglia Reale sul conto di Osama Bassnan, considerato uno dei finanziatori dell’attentato. 

La realpolitik di Obama
«Prove» alle quali, intendiamoci, non tutti credono. Ve ne abbiamo già parlato: c'è chi ad esempio è convinto che la pubblicazione di quelle pagine sia solo un tentativo di insabbiare la verità sull'11 settembre. Ma oggi, ciò che più ci interessa approfondire sono le conseguenze dell'approvazione di questa legge, che Obama ha tentato di bloccare con tutte le sue forze. Per ragioni, come si dice, di realpolitik nuda e cruda: perché l'Arabia Saudita è uno dei principali clienti dell'industria bellica americana, ed è anche uno dei primi alleati strategici in teatri di guerra mediorientali come la Siria (anche Riad si oppone a Bashar al Assad) e lo Yemen, teatro di una guerra dimenticata che sta mietendo centinaia di migliaia di vittime nel silenzio della comunità internazionale.

Rapporti con Riad a rischio
In questo quadro, il veto posto da Obama non poteva essere più impopolare di così: perché dà adito ai suoi contestatori di accusarlo del peggior cinismo, visto che il Presidente sarebbe stato disposto a sacrificare il diritto dei familiari di vittime americane ad ottenere giustizia, pur di non compromettere i rapporti già scricchiolanti con l'alleato saudita. Rapporti che si erano già notevolmente raffreddati sotto la presidenza Obama, a causa dell'accordo sul programma nucleare stretto con Teheran, il principale nemico di Riad nella regione. Non solo: l'Arabia non ha mai apprezzato la ritrosia di Obama ad intervenire direttamente in Siria contro Bashar al Assad, altro nemico acerrimo dei sauditi.

Un'alleanza turbolenta
Non a caso, la visita di Obama in Arabia Saudita dello scorso aprile è stata accolta con freddezza dal Regno degli al-Saud, nonostante i tentativi presidenziali di tranquillizzare il proprio partner. Lo strappo vero e proprio, però, non si è mai consumato: Riad e Washigton non possono che essere alleati scomodi nelle tormentate terre mediorientali, pur in un contesto in cui gli Stati Uniti hanno relazioni sempre più complicate con i partner tradizionali (oltre all’Arabia Saudita, anche con Turchia, Israele, Egitto), e i sauditi fanno argine con gli stati sunniti contro l’Iran.

Quelle armi a Riad
Eppure, Obama è stato anche il Presidente che ha battuto ogni record nella vendita di armi all'Arabia Saudita: gli accordi economici che, in questo campo, hanno legato le due potenze durante i suoi mandati hanno un valore superiore a 115 miliardi di dollari. Mai così tanto in 71 anni. Il tutto, nonostante il controverso ruolo di Riad in Yemen, dove sta palesemente prendendo di mira civili, tra cui bambini. La vicenda del veto, dunque, va forse osservata anche in questa prospettiva. Tanto più che i sauditi, nei mesi scorsi, hanno subito minacciato Washington di vendere centinaia di migliaia di dollari in titoli e altri beni finanziari che l'Arabia possiede negli Usa, in caso di approvazione della legge.

Un voto storico
Ma oltre alle possibili ripercussioni diplomatiche, di questa vicenda va messo in evidenza un altro punto, a cui abbiamo già accennato. Il fatto che il Congresso abbia fermato il veto di Obama è qualcosa di storico, perché è la prima volta che accade durante la sua presidenza, e perché l'impresa non riusciva a Capitol Hill da quando, nel luglio 2008, Camera e Senato bloccarono un veto di George W. Bush su una questione legata alla sanità. 

Obama: un grave errore funzionale alla campagna elettorale
In questo caso, quasi tutti i democratici hanno votato contro Obama. Il quale ha dichiarato di comprendere bene la ragione di questa decisione, che ha definito «un grave errore». A suo avviso, il superamento di un simile veto potrebbe infatti essere «funzionale in campagna elettorale». Ad ogni modo, ciò che è utile sottolineare è il dato politico: ancora una volta, il Congresso è riuscito a opporsi e a schernire il presidente degli Stati Uniti.

Il rapporto complicato tra Obama e il Congresso
Perché questa vicenda è in realtà solo l'epilogo di una lunga e complicata relazione tra Barack Obama e il Congresso, largamente a suo sfavore. In questo caso, i senatori hanno votato in 97 contro il veto, mentre solo uno si è espresso a favore. E se è la prima volta che un veto di Obama non passa (le 12 precedenti erano andate a buon fine), il rapporto tra l'inquilino della Casa Bianca e il Congresso è sempre stato decisamente turbolento. Uno dei temi su cui lo scontro è stato più agguerrito, ad esempio, è stata la stretta sulle armi che Obama avrebbe voluto imporre durante la sua presidenza. Ma proprio a causa dell'opposizione del Congresso (a maggioranza repubblicana), i risultati ottenuti sono stati decisamente modesti: nessuna nuova legge in merito (per la quale sarebbe servito il via libera del Congresso), ma qualche regola più restrittiva imposta dalla Casa Bianca. Oggi, con questo voto le relazioni tra il Presidente e il principale organo legislativo del Governo federale toccano forse il loro punto più basso. E mettono impietosamente in risalto, una volta di più, quel tallone d'Achille che ha tormentato Obama durante tutto il suo mandato.