27 settembre 2016
Aggiornato 08:30
5 Paesi sarebbero ormai contrari

Sanzioni alla Russia, l'Ue pronta a ribellarsi agli Usa?

Il vicecancelliere tedesco Gabriel in Russia, e il vicepresidente Usa Biden che parla delle incertezze europee sulle sanzioni: segnali di un cambiamento nell'aria?

Il presidente russo Vladimir Putin. (© Frederic Legrand - COMEO / Shutterstock.com)

MOSCA - Mentre sul fronte siriano si consuma l'irreparabile rottura tra Mosca e Washington, qualcosa, in Europa, sembra lentamente muoversi in direzione opposta. Lo dimostra la recente visita del vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel in Russia, per promuovere un riavvicinamento politico ed economico tra Berlino e Mosca. Non è, tra l'altro, la prima trasferta russa per Gabriel, motivo per cui, peraltro, mesi fa era stato investito dalle critiche. Perché la linea ortodossa, si sa, è quella dettata da Washington, che a Putin guarda come al suo acerrimo nemico.

Rianimare lo scambio Russia-Germania
Ad ogni modo, il viaggio di Gabriel sembra attentare al grande «dogma" su cui si reggono attualmente i rapporti tra Ue e Russia: le sanzioni. Infatti, il vicecancelliere, che è anche ministro dell’Economia, si é recato in Russia con una delegazione di imprenditori. Con l'intenzione di rianimare gli scambi economici fra i due Paesi, decisamente in difficoltà per le sanzioni. Sulle quali, peraltro, Gabriel si è sempre mostrato moderatamente contrario.

Sanzioni controproducenti
Putin, dal canto suo, ha manifestato apertura: «Basandoci su questo potenziale positivo, penso che possiamo trovare soluzioni per tutte le questioni complicate. Piu’ si fa in fretta e meglio è. I nostri amici rimangono amici», ha dichiarato. E Matthias Schepp, direttore della Camera di commercio russo tedesca (AHK) a Mosca, ha affermato: «le sanzioni sono controproducenti nel lungo periodo».

I danni per l'economia tedesca... e i nuovi accordi
D'altra parte, non è un mistero che la stessa Germania abbia subito grossi danni a causa delle sanzioni.  L’export tedesco in Russia si è dimezzato dal 2012, precipitando da 38 a meno di 21 miliardi di euro. Il numero di aziende tedesche con una presenza in Russia è diminuito da circa 6000 a meno di 5500. In questo quadro, l'iniziativa di Gabriel potrebbe preannunciare un cambio di rotta? Presto per dirlo: come prima cosa, bisogna aspettare il risultato delle elezioni tedesche del 2017 (oltre a quelle americane). Ma oltre agli accordi economici siglati, potrebbe esserci in discussione il progetto di costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità tra Mosca e Kazan, del valore di non meno di due miliardi di euro.

L'avvertimento di Biden a Kiev
In realtà, la questione non riguarda solo la Germania. Perché ha fatto molto discutere l'avvertimento del vicepresidente Usa Joe Biden e diretto a Kiev, in merito al rischio di cancellazione delle sanzioni UE contro la Russia. Il braccio destro di Obama ha infatti invitato l'Ucraina a mantenere le sue promesse di riforme, facendo notare che non tutti i Paesi europei sono disposti a continuare a difenderne la posizione. Parole entusiasticamente riprese dai media russi. Dal canto suo, il rappresentante ufficiale del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha commentato la notizia su Facebook, proponendo quella che è a suo avviso la corretta esegesi dell'avvertimento di Biden: «Tradotto, si legge: Fratelli ucraini! Dobbiamo ancora sforzarci. Dimenticate il significato, non pensate alle conseguenze. Il vostro obiettivo è l'estensione delle sanzioni anti-russe! Ripetere questa operazione tre volte al giorno, e la felicità dei nostri figli sarà la consolazione dei vostri».

Cinque Paesi «dissidenti»
Ad ogni modo, il cuore della questione non cambia. Perché Biden ha in effetti affermato che in diversi Paesi Ue le autorità sono pronte alla revoca delle sanzioni imposte dalla Russia per l'annessione della Crimea. Il braccio destro di Obama ha parlato, in particolare, di «almeno cinque Paesi». Per questo, il presidente ucraino Petro Poroshenko è stato avvertito che bisogna convincere l'Europa a sostere Kiev. In passato, Biden ha detto che gli Stati Uniti stavano esercitando una «forte pressione su tutta l'Europa, in particolare, sulla Merkel (cancelliere tedesco Angela Merkel) e Hollande (presidente francese Francois Hollande) per ostacolarne l'uscita (dal processo di Minsk)».

Il duo Poroshenko-Clinton
Peraltro Poroshenko proprio in questi giorni a New York ha incontrato la candidata presidenziale del partito democratico, Hillary Clinton, con la quale ha discusso della situazione nella regione Donbas. «Questo incontro è molto importante per me. Sono grato per la vostra posizione definitiva a sostegno della sovranità dell'Ucraina, l'integrità territoriale, l'indipendenza e le riforme degli ultimi due anni», ha detto Poroshenko alla Clinton. Le riforme, in realtà, sono il punto dolente, che ancora oggi lasciano un interrogativo sugli accordi di Minsk raggiunti in formato normanno (Russia, Ucraina, Francia e Germania). Secondo Interfax, Clinton ha risposto a Poroshenko che vorrebbe conoscere le riforme compiute dall'Ucraina, i progressi e le trasformazioni in evoluzione, «sullo sfondo dell'aggressione russa all'Ucraina».

Quanto ci perde l'Italia
Intanto, la rappresentanza diplomatica russa a Roma ha segnalato scambi italiani a picco con la Russia e il sorpasso degli Usa tra gli esportatori. Il nostro Paese sta perdendo quote di mercato importanti nell'export verso Mosca: se fino allo scorso anno era saldamente il nostro (l'Italia), il quarto Paese fornitore ora è il quinto, scavalcato proprio dagli Stati Uniti. Quanto all'interscambio, dopo il -36,2% del 2015, i primi 5 mesi registrano un'ulteriore perdita degli scambi, a -48,8%. Dato che fa scendere la Russia dall'ottavo al tredicesimo posto tra i Paesi fornitori dell'Italia. Dati che fanno comprendere quanto la fine delle sanzioni sarebbe fondamentale anche per il Belpaese.