25 settembre 2016
Aggiornato 07:00
'Troppe divisione nell'Ue'

Juncker ammira l'Italia sui migranti ma la bacchetta sulla stabilità

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker è tornato a parlare della grave crisi che sta vivendo l'Ue, che in gran parte deriva, dice, dal fenomeno migratorio

Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker. (© Drop of Light | Shutterstock.com)

BRUXELLES - Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, intervenendo alla plenaria del Comitato economico e sociale oggi a Bruxelles, è tornato a parlare della grave crisi che sta vivendo l'Ue. "Un anno fa dicevo che non c'era abbastanza Unione e dopo un anno non posso che ripeterlo. Le rotture e le fessure sono numerose e sono pericolose». Per Juncker, «c'è ancora troppa disoccupazione, anche se l'Europa ha creato 8 milioni di posti di lavoro» ed «il tasso di occupazione è vicino a quello degli Usa» quando alcuni anni fa era «più basso di 5 punti».

Ammirazione per l'Italia
Ma le questioni sul tavolo sono tante, e fondamentali: la Brexit, i conflitti mediorientali, in particolare quello siriano, la mancata ratifica degli accordi sul clima di Parigi, la crisi dei rifugiati. E su quest'ultimo tema, in particolare, il presidente della Commissione europea si è lungamente espresso, dichiarando di «ammirare molto l'Italia per quello che fa con i rifugiati» e insistendo sulla necessità di attuare pienamente la ripartizione obbligatoria («relocation» o ricollocamenti) negli altri Stati membri di 160.000 richiedenti asilo giunti in Italia e Grecia negli ultimi due anni, a cui continuano a opporsi diversi paesi dell'Est (e in particolare l'Ungheria).

Nodo relocation
Juncker, ribadendo i punti principali del suo discorso «sullo stato dell'Unione», pronunciato il 14 settembre davanti all'Europarlamento a Strasburgo, ha anche ricordato una delle novità previste dalla proposta di riforma del «sistema di Dublino», ancora in discussione all'Europarlamento e al Consiglio Ue. Rendendo permanenti le «relocation» con un sistema automatico di ripartizione dei richiedenti asilo fra gli Stati membri, la proposta darebbe ai Paesi che lo richiedessero una deroga temporanee dall'obbligo di accogliere la propria quota di rifugiati, in cambio di finanziamenti aggiuntivi per le politiche Ue dell'immigrazione e la protezione delle frontiere esterne.

Non lasciamo solo il Sud Europa
«La vicenda dei rifugiati spiega in gran parte la 'policrisi' (o crisi multipla, ndr) in cui si trova l'Ue», ha spiegato Juncker. Augurandosi che non vengano dimenticate le proposte della Commissione: «non si può pensare di lasciare solo all'Italia, alla Grecia, a Malta e a qualche altro paese la lotta sacrosanta contro l'immigrazione illegale. Bisognerà insistere, mentre l'Italia e gli altri paesi 'prima linea' continuano i loro sforzi», ha detto Juncker.

Ammirazione per l'Italia
Il presidente della Commissione ha poi aggiunto: «Ammiro molto l'Italia, anche la Grecia, ma soprattutto l'Italia, che fa ancora di più per i rifugiati perché salva migliaia di vite, ogni giorno, col risultato che tutte le navi degli altri paesi Ue, salvo il Lussemburgo che non ha navi, prendono i rifugiati e li sbarcano in Sicilia».

Paesi che collaborano, e Paesi che non lo fanno
«Insomma - ha continuato Juncker - si lascia all'Italia il compito di nutrire e accogliere i rifugiati, e lo stesso succedeva e succede anche con la Grecia». Ecco perché, ad avviso di Juncker, la ripartizione dei rifugiati fra gli Stati membri dovrebbe farsi in modo solidale; ma, ha aggiunto, «ci sono dei Paesi che lo fanno e altri no, perché dicono che sono paesi cattolici e che non c'è posto da loro per i musulmani. Trovo questo ragionamento inaccettabile: gli uomini vengono prima delle religioni»

Accogliere tutti
«Bisogna riuscire ad accogliere sul nostro territorio - ha concluso il presidente della Commissione - tutti coloro che fuggono da guerre, torture, violenze e stupri. E se certi paesi non possono farlo, bisognerà che partecipino più degli altri alla protezione delle frontiere esterne». Proprio oggi, la Commissione europea ha riferito che finora sono stati «ricollocati» in altri Stati membri solo 4.140 rifugiati dalla Grecia e 1.156 dall'Italia.

La difesa del patto di stabilità
Juncker ha anche difeso il patto di stabilità, che a suo avviso "non è stupido, come diceva un mio predecessore» perché «le cifre lo dimostrano» e perché «abbiamo inserito gli elementi di flessibilità». Il Presidente ha ricordato che «nel 2009 il deficit medio era del 6,3%, ora la media è dell'1,9%». «E' la prova che il consolidamento progredisce», ha concluso: un messaggio per Renzi dopo le recenti polemiche?

(Con fonte Askanews)