26 settembre 2016
Aggiornato 07:00
Dopo l'uccisione di un afroamericano da parte della polizia

Usa, cosa sta succedendo a Charlotte

Il governatore dello Stato americano della North Carolina ha decretato lo stato d'emergenza a seguito delle violenze che hanno caratterizzato la seconda notte di manifestazioni a Charlotte

Nuove tensioni sul fronte razziale negli Usa. (© )

CHARLOTTE - Seconda notte di violenze e stato d'emergenza in North Carolina, dove l'ennesima uccisione di un afroamericano ha fatto scattare proteste e disordini a Charlotte, sfociate ieri sera in un incidente che minaccia di aggravare ulteriormente la situazione: un manifestante è stato ferito e versa in condizioni critiche, tenuto in vita con la respirazione artificiale dopo essere stato inizialmente dato per morto. Un quadro che ha spinto il governatore dello Stato, Pat McCrory, a decretare l'emergenza e a «prendere l'iniziativa di dispiegare la Guardia Nazionale e la polizia stradale per aiutare la polizia locale a Charlotte», come ha comunicato via Twitter. «Non possiamo tollerare la violenza, non possiamo tollerare la distruzione di proprietà e non tollereremo gli attacchi contro i nostri poliziotti che si stanno verificando», ha poi commentato il governatore alla Cnn.

La seconda notte di violenze
Per la seconda notte di fila, centinaia di manifestanti, infuriati si sono lanciati in violenze diffuse, mettendo in seria difficoltà la polizia. Le tensioni razziali negli Usa sono da due anni tornate in tutta la loro drammaticità sullo sfondo di una raffica di 'errori' e abusi da parte della polizia nei confronti di persone di colore, spesso non armate.

Cos'è accaduto
Le manifestazioni a Charlotte sono scattate dopo l'uccisione di Keith Lamont Scott, un afroamericano di 43 anni, omicidio su cui le versioni della polizia e dei familiari, oltre che di alcuni testimoni, divergono pesantemente. Secondo le forze dell'ordine, Keith Lamont è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco in un parcheggio da poliziotti che stavano cercando un'altra persona e che hanno sparato perchè l'uomo si rifiutava di consegnare un'arma che aveva in pugno. Secondo parenti e amici, in realtà Lamont teneva in mano un libro. «L'arma è una menzogna», ha dichiarato Taheshia Williams, un residente del quartiere dove è avvenuto il fatto, "hanno tolto il libro e l'hanno rimpiazzato con un'arma. Quest'uomo era tutti i giorni lì, seduto, aspettando che il figlio scendesse dall'autobus" di ritorno dalla scuola. Brentley Vinson, l'agente che ha sparato, anche lui un afroamericano, è stato sospeso in attesa dell'esito di una inchiesta amministrativa.

Proteste
Le proteste degli abitanti sono iniziate già martedì sera e sono degenerate in violenze, con sedici poliziotti feriti nella prima notte di proteste e quattro ieri, secondo la polizia, come pure un numero imprecisato di manifestanti, secondo i media che seguono da due giorni la vicenda.

Uomo ferito
Durante la seconda serata di proteste, un uomo è rimasto ferito gravemente, secondo le autorità da un "civile" e non da un agente, ma l'episodio ha ulteriormente alzato la tensione. L'uomo, non ancora identificato, è stato portato in un hotel vicino al luogo dove è stato colpito, rimanendo a terra in un bagno di sangue. Per disperdere la folla che lanciava oggetti e colpiva automobili e vetrine, qualsiasi cosa capitasse a tiro, la polizia ha sparato gas lacrimogeni. Sono stati riportati casi di saccheggio di negozi. «Tentiamo di riportare la pace e la calma nella nostra città», ha detto la sindaca Jennifer Roberts, esortando gli abitanti a evitare eccessi e promettendo «un'inchiesta completa». La prima cittadina ha avvertito che potrebbe essere imposto il coprifuoco se gli scontri continueranno. «Dite a tutti che la violenza non è la risposta giusta», ha insistito. 

Armi rubate 
Tra le 300.000 e le 600.000 armi detenute dai cittadini statunitensi vengono rubate ogni anno, secondo un rapporto dei ricercatori di Harvard e della Northeastern University, su cui si basa un reportage del Guardian. Nella peggiore delle ipotesi, quindi, più di 1.600 armi verrebbero rubate ogni giorno, ovvero più di una al minuto. Secondo i dati in possesso dei dipartimenti di polizia di 25 grandi città statunitensi, è in aumento il numero di armi rubate dalle auto, anche perché è aumentato il numero di Stati dove è possibile portare armi in pubblico e in macchina. Intervistati per il rapporto, molti proprietari di armi hanno dichiarato di portare con sé un'arma quando viaggiano e, per dimenticanza o perché sottovalutano il pericolo, di lasciarla in macchina quando scendono per andare a lavorare, fare shopping o praticare sport. Nel 2015, i 25 dipartimenti interpellati hanno ricevuto circa 4.800 denunce di furti di armi in auto.

Iron Pipeline
Quando un'arma viene rubata, non sparisce, ma alimenta la Iron Pipeline, ovvero la rotta usata dai trafficanti per portare le armi nelle città del Nordest dagli Stati del Sud, dove le leggi per il possesso di armi sono più permissive e, quindi, sono molte le armi in giro. Nel 2012, un rapporto del Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosive, l'agenzia federale che si occupa anche dei reati relativi alle armi, ha concluso che le armi perse e rubate rappresentano «una minaccia considerevole» alla sicurezza pubblica.

(Fonte Askanews)