25 settembre 2016
Aggiornato 22:30
Tensione alle stelle

Siria, Washington accusa Mosca dell'attacco al convoglio Onu. La Russia smentisce

Gli Stati Uniti hanno accusato la Russia di essere direttamente responsabile dei raid che hanno colpito il convoglio umanitario Onu. Ma per Mosca le cose non sono andate affatto così

Il convoglio umanitario dell'Onu attaccato - secondo gli Stati Uniti - da raid aerei russi. (© OMAR HAJ KADOUR / AFP)

NEW YORK - Sono giornate costellate di brutte notizie in merito al travagliato conflitto siriano. Perché non solo la tregua è definitivamente fallita (GUARDA IL VIDEO sull'attacco al convoglio umanitario), ma l'accordo che sembrava preludere a una cooperazione tra Mosca e Washington in funzione anti-terrorismo pare ormai carta straccia (LEGGI ANCHE: "Siria, breve riassunto di un caos voluto: la «complessità» di una guerra Frankestein"). Gli Stati Uniti hanno infatti accusato esplicitamente la Russia di essere direttamente responsabile dell'attacco a un convoglio di aiuti umanitari Onu avvenuto lunedì ad Aleppo, che ha ucciso 20 persone, causando «un'enorme tragedia umanitaria».

Raid aereo
«Tutte le informazioni indicano chiaramente che si è trattato di un raid aereo», ha dichiarato Ben Rhodes, consigliere del presidente Barack Obama, sottolineando che solo i russi e il regime siriano potevano esserne la causa. «Date le circostanze, consideriamo il governo russo responsabile dei raid aerei in questa zona». E la Difesa Usa ha rincarato: due fonti citate dai media di tutto il mondo hanno sostenuto che l'attacco è stato realizzato da aerei russi.

La replica russa
Tutti i principali media occidentali hanno raccolto e divulgato le accuse di Washington, sottolineando come - a quanto sostengono gli Usa - due Su24 stavano sorvolando l'area poco prima dell'attacco. La replica russa, immediata, è arrivata da New York, attraverso la portavoce della diplomazia russa Maria Zakharova. La rappresentante del ministero degli Esteri  ha affermato che «non ci sono prove» di quello che dice Obama. «Noi non c'entriamo nulla» ha replicato Zakharova. «Nessuna relazione».

Il video presentato da Mosca 
Il ministero della Difesa russo, a sua volta, ha negato con forza qualsiasi coinvolgimento nell'attacco, scagionando anche l'areonautica dell'alleato siriano. In particolare, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavorv ha spiegato che neppure l'aeronautica di Damasco avrebbe potuto compiere un simile attacco, perché non può condurre operazioni nelle ore notturne, dal momento che non ne avrebbe la capacità. Poco dopo, il portavoce del ministero della Difesa Igor Konashenkov ha affermato che, secondo le immagini dal drone che sorvegliava la colonna (pubblicate da Sputnik), nel suo passaggio sul territorio controllato dai ribelli, si stava spostando un pick-up con un mortaio di grosso calibro. Ieri, il generale aveva dichiarato che a un primo esame delle immagini, del convoglio colpito, mancavano le voragini a cono provocate in genere dai raid.

La posizione dell'Onu
L'Onu ha fatto sapere ieri di non essere «nella posizione di determinare se si sia trattato di radi aerei». Su 31 autocarri, 18 sono andati distrutti e venti civili sono stati uccisi, tra cui il capo della Mezzaluna rossa siriana. Dopo l'attacco, l'Onu ha sospeso l'invio di tutti gli aiuti in Siria. Il presidente della Croce rossa internazionale Peter Maurer lo ha denunciato come «una flagrante violazione delle leggi umanitarie internazionali» e ha aggiunto che potrebbe configurarsi come crimine di guerra.

L'errore Usa
Qualche ora prima dell'attacco al convoglio, gli Stati Uniti hanno sferrato un attacco aereo contro l'esercito siriano, giustificandolo come un «errore». La circostanza ha suscitato l'ira di Mosca, che ha accusato Washington di voler far fallire di proposito la tregua.

Speranze per la tregua?
Ma a New York i diplomatici nutrono ancora qualche speranza di salvare la tregua, dichiarata conclusa dall'esercito siriano e anche dalle opposizioni poche ore prima dell'attacco di lunedì. Il segretario di Stato John Kerry, parlando a fianco del collega russo Sergei Lavrov, ha detto che la tregua «non è morta», a seguito di un incontro con i delegati del Gruppo di sostegno per la Siria. Un nuovo incontro è atteso per venerdì, mentre oggi è in programma una riunione ad alto livello del Consiglio di sicurezza dell'Onu sul tema.

Tensione alle stelle
Di certo, la tensione rimane alle stelle. Una tensione tangibile tra Usa e Russia, che faticosamente avevano raggiunto un accordo, ben fotografata dalla stampa occidentale: oltre alle accuse dirette a Washington rimbalzate sui principali quotidiani dell'Occidente, a testimoniarlo anche il pezzo uscito in queste ore sul New York Times che accusa, tra le altre cose, la Russia di Vladimir Putin (definita peraltro «fascista») di inquinare il processo elettorale americano. Altro segno dei tempi, l'insolitamente aspro e esplicito intervento del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon (l'ultimo, peraltro, del suo mandato), che ha accusato i sostenitori delle opposte fazioni in Siria di avere le mani «sporche di sangue» e il regime di Damasco di continuare a «bombardare con barili bomba i quartieri e a torturare sistematicamente centinaia di prigionieri».