27 settembre 2016
Aggiornato 20:30
Novità emerse dal diario del terrorista

Bombe negli Usa, Rahami voleva il martirio. Accusato per armi di distruzione di massa

Gli inquirenti stanno facendo affidamento su un quaderno di appunti e sulla coniuge attualmente negli Emirati Arabi per ricostruire la figura di Ahmad Khan Rahami

NEW YORK - Un quaderno pieno di appunti ma intriso di sangue e la coniuge attualmente negli Emirati Arabi Uniti. Sono questi gli elementi su cui gli inquirenti stanno facendo affidamento per ricostruire i fatti che hanno portato Ahmad Khan Rahami a seminare la paura tra New York e New Jersey, dove lunedì 19 settembre è stato arrestato per avere seminato bombe durante il precedente fine settimana. E così l'America torna di nuovo a fare i conti con lupi solitari che agiscono ispirandosi al terrorismo internazionale. O almeno così sembra, visto che nessuna organizzazione terrorista ha ancora rivendicato l'accaduto.

Preferiva morire come martire piuttosto che essere catturato
Tra le altre cose, dalle sue confessioni private emerge che Rahami preferiva morire «come martire» piuttosto di essere catturato, ma scriveva anche che «il rumore delle bombe sarà sentito nelle strade. Colpi per la vostra polizia. Morte per la vostra oppressione». Nel testo Rahami ha parole di apprezzamento anche per il fondatore di Al Qaeda, Osama Bin Laden.

Armi di distruzione di massa
Mentre si cerca di capire se qualcuno lo abbia aiutato nel costruire le bombe o fosse anche solo a conoscenza del suo piano, sul 28enne nato in Afghanistan ma diventato cittadino americano, ieri sono arrivate accuse pesanti dalla procura di New York, inclusa quella legata all'uso di armi di distruzione di massa. Una mossa simile è attesa in New Jersey. Esse vanno ad aggiungersi a quelle già annunciate e legate allo scontro con gli agenti al momento dell'arresto (tentato omicidio di un poliziotto e porto d'armi illegale). L'annuncio del dipartimento di Giustizia è arrivato nel giorno in cui è emerso che il padre del ragazzo già nel 2014 aveva segnalato il figlio come «terrorista» all'Fbi, che aveva «condotto analisi dei propri database interni, controlli tra agenzie e vari interrogatori» senza però avere trovato alcun legame con il terrorismo.

Ispirazioni
Il quaderno che portava con sé quando è stato catturato fa pensare che Rahami - ancora in un ospedale di Newark, in NJ - trovasse ispirazione in terroristi in Usa e all'estero. Probabilmente il suo scopo era rivendicare quella considerata come una guerra americana contro i musulmani. Quelle pagine sono in gran parte illeggibili ma mostrano come il ragazzo stesse «cercando indicazioni» da persone come il clerico radicale jihadista Anwar al-Awlaki; ciò dimostra che cinque anni dopo la sua uccisione in un attacco voluto in Yemen dal presidente Barack Obama con un drone, al-Awlaki sia ancora fonte di ispirazione soprattutto nell'Occidente anglofono.

Uccidere i non credenti
Tra quelle pagine ormai ricoperte del suo sangue Rahami parlava di «uccidere i non credenti» e diceva di ammirare due delle figure che nell'ultimo anno hanno riportato il terrore in Usa: Syed Rizwan Farook, uno dei due responsabili della sparatoria avvenuta il 2 dicembre 2015 in un centro per disabili di San Bernardino (California) nella quale sono morte 14 persone, e Omar Mateen, il ragazzo che ha trasformato una notte dello scorso giugno in un nightclub di Orlando (Florida) in una tragedia in cui in 49 hanno perso la vita. Rahami citava anche Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev, i due fratelli che con pentole a pressione hanno provocato una forte esplosione vicino al traguardo della maratona di Boston del 2013; in quel caso a morire furono in tre ma i feriti (anche gravissimi) durono 264.

Ha agito da solo?
Gli inquirenti stanno ricostruendo i suoi numeri viaggi fuori dagli Usa e intanto interrogano la moglie Asia Bibi Rahami, che aveva lasciato la nazione al momento delle esplosioni. Gli Emirati Arabi Uniti hanno comunicato che la donna era in transito nel Paese e che è stata fermata per essere interrogata. Dopo avere parlato all'Fbi, ora può tornare negli Usa dove è attesa in settimana e dove verrà nuovamente messa sotto torchio. Ancora si continua a credere che il 28enne abbia agito da solo ma - vista anche la serie di suo arresti all'attivo - gli investigatori vogliono sentire chiunque conosca il ragazzo. A partire da colei con cui convolò a nozze nel luglio 2011 in Pakistan.

Segnalato dal padre all'Fbi
Ahmad Khan Rahami era stato segnalato all'Fbi due anni fa dal padre, che lo aveva definito un terrorista. Seguì una analisi da parte degli agenti federali. Lo scrive il New York Times, citando due funzionari Usa. Un'altra fonte spiega che quando ieri è stato catturato, il ragazzo afgano diventato cittadino americano aveva con se un quaderno contenente scritte che dimostrano come sia un simpatizzante delle cause jihadiste. La segnalazione del signor Rahami sul figlio fu fatta alla polizia del New Jersey due anni fa, quando l'allora 26enne fu arrestato dopo una lite casalinga e fu accusato di avere pugnalato il fratello. A quel punto il caso arrivò sul tavolo della Joint Terrorism Task Force dell'Fbi di Newark.

Lo sfogo del padre
Mohammad Rahami, padre del ragazzo, ha detto al New York Times: «Due anni fa sono andato dall'Fbi perché mio figlio si comportava male, ok? Ma hanno controllato per quasi due mesi e poi hanno detto: 'È ok, è pulito, non è un terrorista'. Ho detto: 'Ok'». Poi ha aggiunto: «Ora dicono che è un terrorista. Ok».

(Con fonte Askanews)