28 aprile 2017
Aggiornato 08:00
Scandalo Petrobras

Atto finale nel processo di impeachment contro Dilma Rousseff

La presidente, sospesa dal 12 maggio dall’incarico, ha incontrato i suoi sostenitori, ribadendo la propria innocenza. Rousseff, ancora una volta, ha definito il procedimento giuridico un vero e proprio colpo di Stato: «Resisterò fino alla fine».

BRASILIA - E' scampata alla tortura, quando da guerrigliera si oppose alla dittatura militare in Brasile. Diventata presidente del Paese, Dilma Rousseff rischia di uscire dalla scena politica per il processo di impeachment nei suoi confronti che inizia oggi.
L'ultima volta che Dilma ha fronteggiato i giudici è immortalata in una fotografia in bianco e nero. Ventidue anni, appare con uno sguardo di sfida di fronte a un tribunale militare, accusata di appartenere a un'organizzazione clandestina marxista.
Pochi avrebbero scommesso in quei giorni degli anni Settanta che quella giovane ribelle nella fotografia sarebbe diventata il primo presidente donna nella storia del Brasile. Ancora meno avrebbero previsto che a meno di metà del suo secondo mandato sarebbe tornata sotto processo, stavolta di fronte al Senato.

«Resisterò fino alla fine»
La 68enne 'Lady di Ferro' del Brasile è accusata di artifici contabili illegali, con cui il suo governo ha incamerato prestiti non autorizzati per coprire buchi di bilancio durante la sua corsa alla rielezione nel 2014. Memore del suo passato da combattente, Dilma non ha esitato a definire il suo impeachment un colpo di stato. Dopo che il Senato ha votato a maggio l'autorizzazione a procedere, ha promesso di «resistere fino alla fine».
«Ho affrontato situazioni di enorme difficoltà nella mia vita, compresi attacchi che mi hanno portato al limite a livello fisico», ha affermato, «Niente mi ha fatto abbandonare il mio cammino».

Famosa per la sua maniacale attenzione ai dettagli
Dilma ha conquistato il potere nelle elezioni del 2010, dopo essere stata scelta dal Partito dei Lavoratori (Partido dos Trabalhadores, Pt) per succedere al popolare Luiz Inacio Lula da Silva, fondatore del partito politico della sinistra.
Sia come capo di gabinetto sia come ministro dell'Energia di Lula, l'economista Dilma si è guadagnata un'importante reputazione per la sua maniacale attenzione ai dettagli, una qualità che ha portato nei vertici del consiglio dei ministri. I critici le contestano comunque di non essere una politica 'pura': le sue maniere brusche le hanno impedito di portare avanti negoziati a Brasilia come aveva fatto il suo predecessore Lula. I suoi sostenitori, però, reputano ingiusto questo ritratto.
«La gente dice sempre, parlando delle donne di potere, che sono dure, manageriali. Dilma però è una persona con grande senso dell'umorismo, divertente, estremamente attenta e generosa», ha dichiarato Ieda Akselrud de Seixas, in carcere con Dilma negli anni Settanta.

Grande appassionata di biciclette
Su suggerimento di Lula durante la campagna per la rielezione, si è aperta maggiormente in pubblico. Come quella volta in cui ha raccontato di aver lasciato il palazzo presidenziale in sella a un Harley-Davidson guidata da un amico e si è messa a girare per le strade di Brasilia in incognito. E' una grande appassionata di biciclette ed è stata frequentemente fotografata mentre fa ginnastica, anche all'apice dell'attuale crisi. Ha inoltre palesato una certa ossessione per la chirurgia estetica, sbiancandosi i denti, sistemandosi l'acconciatura e tirandosi le rughe dal viso.
Un look fresco in contrasto con il visibile tributo pagato nella lotta contro un tumore linfatico che le è stato diagnosticato nel 2009. A un certo punto, ha indossato una parrucca per celare la perdita di capelli che le provocavano i cicli di chemioterapia. Da allora si è completamente ripresa, hanno assicurato i medici. Sposata due volte, Dilma ha una figlia - Paula - nata dalla trentennale relazione con l'ex marito, il militante di sinistra Carlos de Araujo.

E' stata al timone della più grande azienda del paese
Nata il 14 dicembre 1947 da madre brasiliana e padre (imprenditore) bulgaro, Dilma è cresciuta in una famiglia del ceto medio a Belo Horizonte, nel sud del Paese. Nel 1970, all'epoca della militanza marxista, le è stata inflitta una pena detentiva per l'appartenenza a un gruppo responsabile di omici e rapine in banca. Il giudice che l'ha giudicata colpevole l'ha ribattezzata la sacerdotessa della sovversione, come ha scritto il giornalista Ricardo Amaral in una biografia. Ha passato tre anni dietro le sbarre, durante i quali è stata ripetutamente torturata, anche con scariche elettriche. E' stata rilasciata alla fine del 1972.
Come presidente del colosso petrolifero Petrobras dal 2003 al 2010, è stata al timone della più grande azienda del Paese, un ruolo che ha finito per ritorcerglisi contro. I tribunali stanno indagando su un sistema di appropriazione indebita di massa nell'azienda, che ha coinvolto Lula e molti altri membri del Pt, come del resto oppositori. Dilma è a sua volta indagata per intralcio alla giustizia.